Uno scontro simile, tra ministero centrale dei Beni culturali e Sovraintendenza comunale romana, non si rammenta a memoria d'uomo. Il 28 maggio scorso il sovraintendente capitolino Umberto Broccoli ha spedito una circolare a vari interlocutori coinvolti nella tutela archeologica: citando parte dell'ultimo decreto legislativo su Roma Capitale, il funzionario sosteneva che il testo attribuirebbe al suo ufficio «competenze specifiche in materia di scavi archeologici, da effettuarsi sul territorio comunale determinando definitivamente il ruolo di partecipazione alla verifica dell'interesse archeologico». Partecipazione che, secondo Broccoli, deriva dall'accordo Stato-Comune in materia di indagini archeologiche che diventerebbe obbligatorio. Persino la documentazione scientifica, nel caso di reperti, dovrebbe essere consegnata al Comune. Una vera inversione di rotta: scavi e ricerca nelle mani del Campidoglio. Ovviamente la reazione c'è stata, e già si sapeva che il ministero aveva chiarito la realtà dei fatti. Ma ora il testo di risposta del Capo dell'ufficio legislativo del ministro Lorenzo Ornaghi, il consigliere Paolo Carpentieri, svela appieno la durezza del contrasto e l'irritazione del dicastero: «Il ruolo di Roma Capitale in materia di verifica preventiva dell'interesse archeologico consiste unicamente nella partecipazione necessaria dell'ente territoriale, tramite la Sovraintendenza capitolina, agli accordi in argomento, ove anche l'Amministrazione municipale non si trovi a rivestire la posizione di amministrazione appaltante. Resta fermo che il Dominus dell'intera procedura di archeologia preventiva è il Soprintendente speciale per i beni archeologici di Roma, che gli accordi di cui si tratta hanno carattere facoltativo e non obbligatorio, che la determinazione in merito alla necessità o meno di stipulare l'accordo spetta al Direttore regionale, su proposta del Soprintendente... E da escludere qualsivoglia condivisione con l'ente territoriale delle funzioni di tutela archeologica esclusivamente riservate allo Stato, né le nuove disposizioni consentono di inferire un ruolo della Sovraintendenza comunale nella fase esecutiva degli scavi o la titolarità in capo allo stesso Ufficio della documentazione scientifica prodotta, ovvero il materiale degli scavi». Morale: la Sovrintendenza comunale deve limitarsi alla «condivisione delle scelte in materia di valorizzazione degli eventuali ritrovamenti» mentre «è escluso» ogni coinvolgimento comunale «sulla tutela». Dopo lo scontro sulle date del Festival del Cinema di Roma e dopo che il sindaco Gianni Alemanno non ha ottenuto fondi speciali per il restauro della Fontana di Trevi, sembra l'ultimo capitolo di un vero braccio di ferro. Resta da capire perché la Sovraintendenza comunale, con l'immenso lavoro che ha sul tavolo, abbia cercato di sottrarre terreno (non metaforico) alla Soprintendenza speciale archeologica dello Stato. Una simile, repentina e inutile battaglia di competenze non è nell'interesse di Roma Capitale. Né del ministero. Né di chiunque abbia davvero a cuore la tutela del nostro patrimonio cittadino.