Con o senza i francesi il progetto Pompei non si ferma. Il giorno dopo il passo indietro dell'Epadesa rispetto agli investimenti negli Scavi, il presidente degli imprenditori napoletani, Paolo Graziano, è a Pompei. «Subito al lavoro per non disperdere quanto fatto fino ad ora. A Pompei c'è un altro importantissimo attrattore di turisti che è il santuario mariano, in queste ore abbiamo discusso un protocollo d'intesa con monsignor Liberati proprio per discutere delle prospettive di sviluppo. Ho trovato nell'arcivescovo un vulcano di idee e proposte positive. Con la Chiesa si può far sistema. Stavolta senza lacci e freni burocratici». Gira che ti rigira il problema per gli Scavi di Pompei e le tante occasioni non colte sta, secondo gli imprenditori, nella lentezza dello Stato. «Abbiamo compiuto molti sforzi girando per il mondo - prosegue Graziano - abbiamo incontrato grandi gruppi asiatici che sono già pronti ma pongono sempre le stesse domande. C'è bisogno di un interlocutore unico e, al momento, non c'è. Ci vuole un impegno per la sicurezza dell'area, atti concreti e non semplici assunzioni di principio. Infine la burocrazia non può essere sempre un ostacolo insormontabile. Con Mario Resca, manager del ministero, abbiamo più volte affrontato questo tema. La norma per defiscalizzare gli interventi privati c'è ma non viene presa in esame. I passaggi sono stati fatti tutti ma si è perso l'attimo buono. E davvero triste che quello che si poteva chiudere in 30 giorni sia stato vanificato: la volontà dei francesi era chiara, il ministero non ha saputo cogliere l'occasione ed oggi ci troviamo a parlare dell'ennesima beffa». Nessuna colpa in Francia, troppa lentezza in Italia. «Assolvo i francesi ma non il ministero dei Beni Culturali che non ha voluto fare presto per approvare norme già discusse e condivise. L'esecutivo ha colpe evidenti. I soldi viaggiano veloci: è una regola del mercato». Il denaro per gli Scavi arriverà, quindi, solo dall'Ue. «Soldi delle Regioni - spiega il governatore Stefano Caldoro da Bruxelles - fondi per i quali c'è stato un lavoro serio e concreto della Campania. Il commissario europeo alle Politiche regionali Johannes Hahn sarà presente all'avvio dei lavori del progetto di restauro di Pompei. Hahn ci ha messo la faccia, si è voluto impegnare direttamente e ci tiene a partecipare e ad essere presente quando partiranno i primi lavori e si avvierà il cantiere a Pompei. Lo stesso premier Monti ha sottolineato che il grande progetto Pompei è realizzato con fondi europei». Compatibilmente con l'agenda del commissario, l'evento potrebbe tenersi alla fine della seconda o terza settimana di settembre. Il progetto comporterà l'investimento di 105 milioni di euro, a partire da fondi Ue e nazionali (suddivisi rispettivamente in 50 e 50). Ma la retromarcia francese è comunque il tema del giorno anche nei commenti del presidente della Regione: «Ho ricevuto l'ambasciatore francese che mi ha anticipato questa decisione. Colpa della crisi che ha costretto tanti privati a puntare al proprio core business e rinunciare al mecenatismo puro come richiesto dagli interventi intra moenia che danno solo prestigio e nessun ritorno economico. Quella di Epadesa è un'occasione persa? Certo che dopo la firma del protocollo a Parigi - riflette Caldoro - c'erano tutte le condizioni per chiudere positivamente la vicenda ma la legge utile per attrarre questi fondi non era pronta. Penso a crediti di imposta specifici o più semplicemente a fiscalità agevolata come è nel mondo anglossassone rispetto a questi temi. Un modello potrebbe essere proprio il credito di imposta che serve a finanziare la ricerca. Il ministero ha ampi poteri, sarebbe giusto intervenire con sensibilità e volontà di semplificare le procedure. I tempi certi sono fondamentali per chi investe e invece a Pompei, anche per interventi extra moenia, bisogna fare i conti con tantissimi strumenti e altrettanti interlocutori. Così i privati si scoraggiano». Sul banco degli accusati finiscono, quindi, il ministero e la lentezza dei suoi apparati. E i francesi? «Il loro dietrofront su Pompei è sconcertante. Bisogna fare una riflessione attenta sulle responsabilità. Evidentemente è stato fatto un lavoro parziale, non convincente, che ha messo in fuga chi, in un primo momento, voleva dare una mano per il recupero di un pezzo di patrimonio dell'umanità». In calce la firma di Luisa Bossa, deputata Pd, ex sindaco di Ercolano. E anche queste frasi suonano come una bacchettata al ministero dei Beni Culturali.