Contrordine, i francesi non salveranno Pompei. Almeno non per il momento. «Il periodo attuale non è il migliore per intraprendere azioni di mecenatismo» scrive la presidente dell'Epadesa Joelle Ceccaldi-Rynaud, l'ente che amministra il distretto finanziario La Defense a Parigi, che confermato ancora una volta l'impeaveva garantito finanziamenti di re- gno finanziario annunciato più volte stauri per 5-10 milioni l'anno negli all'indomani del crollo della Schola Scavi di Pompei, in una lettera al mini- Armaturarum, e promesso in una letstro Lorenzo Omaghi. La lettera è da- tera d'intenti firmata congiuntamentata 12 marzo 2012. Appena una deci- te dalla Ceccaldi e dal presidente dena di giorni prima la Ceccaldi, accom- gli industriali napoletani Paolo Grapagnata dall'imprenditrice Joelle ziano. I due gruppi di imprenditori Chauvin, presidente del gruppo inter- avrebbero dovuto muoversi di pari nazionale assicurativo Aviva, in una trasferta italiana che l'aveva portata a Roma, Napoli ed Ercolano, aveva incontrato tra gli altri il segretario generale del ministero dei Beni Culturali Antonia Pasqua Recchia e il governatore Caldoro. Incontri di «preparazione e scambio» erano stato definiti da chi vi aveva partecipato, nel corso dei quali la delegazione francese aveva passo: i francesi, favoriti dalle loro leggi sulla defiscalizzazione, avrebbero finanziato restauri all'interno del sito; i napoletani e gli italiani avrebbero portato avanti il loro piano di investimenti perla rinascita del territorio extra moenia. Un dietrofront clamoroso, dunque. «Da oggi noi siamo pronti a partire: in fase iniziale il nostro finanziamento sarà di 5-10 milioni l'anno senza limiti di tempo» per restauri all'interno del sito, aveva annunciato il 29 novembre a Parigi all'Istituto italiano di cultura, il ceo de l'Epadesa Philippe Chaix in occasione della firma della convenzione perla collaborazione su Pompei tra l'Unesco e Mibac. «Ci sembra giusto - spiegò in quell'occasione Chaix - che la Defense, la città della tecnologia contemporanea del XXI secolo, tenda la mano alla città antica in difficoltà», stesso concetto ribadito due giorni dopo dalla Ceccaldi in un'intervista al nostro giornale. Quattro mesi dopo lo scenario è completamente cambiato. «La nostra istituzione non ha il diritto, evidentemente, in quanto istituzione pubblica dello Stato, di partecipare a tali operazioni» scrive i112 marzo la presidente dell'Epadesa al ministro Ornaghi a proposito di una sponsorizzazione «dell'affascinante» progetto per Pompei. «L'Epa-desa - spiega - è una istituzione pubblica dello Stato francese che pianifica e sviluppa il quartiere d'affari della Difesa, il più importante quartiere d'affari d'Europa. Ma il suo decreto di costituzione - spiega la Ceccaldi - è molto ristretto sul proprio perimetro d'intervento che corrisponde all'operazione d'interesse nazionale della Difesa Seine Arche». «A questo titolo mi sembra opportuno - continua la presidente dell'Epadesa - non mettere avanti la nostra istituzione, e lasciare il tempo necessario alle imprese e agli investitori per riflettere a questo progetto presso le loro società che, sicuramente, hanno ciascuna la propria procedura di decisione e sono ugualmente molto sollecitate». «Inoltre, mi sembra che nel nostro paese, il periodo attuale non è il migliore per intraprendere degli interventi di sponsorizzazione. Penso alle scadenze politiche che è bene rispettare e alla crisi economica che ci colpisce» conclude madame Ceccaldi Raynaud, entrata in Parlamento come vicedeputato di Sarkozy: «Ma siate sicuri che continuerò ad operare discretamente in favore del progetto di Pompei».