Non si può che essere favorevoli alla eliminazione del nucleare attuale, alla drastica riduzione di carbone e petrolio. E quindi all'apporto dell'energia eolica, solare, geotermica e da biomasse, però con precisi paletti. Per l'eolico anzitutto. In Italia infatti, secondo la carta del Club Alpino Italiano, ci sono venti forti e costanti unicamente nel sud di Sardegna e Sicilia e lungo la Daunia. La ventosità media risulta da noi circa la metà di quella del Centro e Nord Europa. Quindi le oltre 4.000 pale esistenti producono poca energia rispetto al negativo impatto ambientale e paesaggistico. Esse non sono state installate - in base a piani regionali - dove sono più convenienti e meno impattanti, bensì dove i Comuni, indebitati, hanno ceduto alle lusinghe delle aziende per indennizzi miseri, e magari inquinati dalle mafie, rispetto ai danni procurati all'ecosistema. Le pale eoliche fanno ancora molto rumore, inducono turisti e titolari di seconde case a traslocare, provocano la morte degli insetti e quindi la fuga degli uccelli, danneggiano le colture. Bisognava pianificarle con cura nelle aree industriali, esistenti o dismesse: a Piombino, per esempio, e non a poche centinaia di metri dalla rocca di Scansano e dai vigneti del pregiato Morellino. Di sole ce n'è tanto, ma forti critiche riguardano i pannelli installati a pioggia su terreni agricoli a coltivo, laddove i proprietari si sono prestati a monetizzare quell'invasione. In tal modo si sono sottratte alla produzione zone agricole estese e si sono invasi paesaggi spesso belli. Non a caso il governo Monti ha deciso di negare gli incentivi a tali impianti sparsi disordinatamente nelle campagne, messi sotto accusa più volte da Carlo Petrini di Slow Food. Anche in questo caso bisognava e bisogna pianificare l'installazione dei pannelli: su tutta l'edilizia residenziale non storica, su quella commerciale e industriale, nei porti, ecc. Avendo il solare il vantaggio di poter evolvere ancora molto in flessibilità tecnologica e applicativa rispetto alle rigide pale eoliche. Da ultimo, le centrali a biomasse: compatibili con le maxi-aziende agrarie al cui interno si possono svolgere trasporti altrimenti da immettere nelle già "difficili" strade ordinarie. Incompatibili in zone di alto pregio agricolo (le campagne di Voghera) eo turistico come la laguna di Burano, sul Tirreno, nel Comune di Capalbio in Maremma.