SE LO fosse stato davvero, oggi non saremmo al punto di partenza, con il Salone dei 500 pieno di ponteggi e Firenze imbozzolata in una concezione della cultura più mediatica che scientifica, inadatta a lasciare un segno, una memoria di sé. Insomma: di plastica. E intanto Ex3 chiude ma chi se ne importa. La ricerca di Seracini sul dipinto di Leonardo è iniziata nel segno dell'opacità, con quella macchina a fasci neutronici poi silenziosamente sostituita con un più pratico microtrapano ed è proseguita in modo irrituale, trascurando tutti i protocolli che nel mondo dello studio si devono obbligatoriamente seguire se si vuole che al proprio lavoro venga riconosciuta una valenza scientifica; tanto che l'Opificio delle Pietre Dure, ben titolato a dare un responso sui frammenti prelevati dall'intercapedine dietro la Battaglia di Scannagallo del Vasari, è ancora in attesa di uno straccio di prova su cui lavorare per costruire un'ipotesi. Per uscire dall'impasse, il sindaco Renzi, nel frattempo sconfessato dal neoassessore Givone, ha tirato per i capelli Ornaghi sperando che gli togliesse le castagne dal fuoco: continuare la ricerca o no? Ma Ornaghi ha deciso di non decidere, rilanciando la palla a Acidini che dunque, se è lei l'autorità competente, poteva esprimersi mesi fa invece di tacere. Domanda: questo gioco dell'oca a cosa doveva servire, al sapere o al potere?