La corsa contro il tempo nella città che vuole rinascere. Le scosse di maggio, la paura, lo sgomento. Il terremoto qui non ha causato vittime, ma ha gravemente danneggiato il patrimonio artistico. Come testimonia il nostro viaggio d'autore 5 Nastri di plastica e reti metalliche: dietro c'è soltanto desolazione di Fermo immagine dalla mia finestra un attimo prima delle nove di martedì 29 maggio: contro l'azzurro smagliante del cielo, la quinta rossa e ricurva del dorso della Rotonda sovrastata dal lato corto del Palazzo della Ragione e sbaffata, oltre la via Giustiziati, dal ciuffo verde dei tigli di piazza Sordello. Poi lo scossone, il fragore del crollo dei mattoni e dei comignoli infranti, un nuvolone di polvere che viene su dal Castello, un grido, tutti in strada terrorizzati a contarci. Stiamo tutti bene? E già un miracolo che non sia morto nessuno. Non intonerò un requiem per la mia città, che tuttavia pare morta: quasi nessuno per strada, caffè e negozi sloggiati, e dappertutto una grande mestizia. Ma il passo per andare a vedere dove è stata ferita, non sarà più come quello della settimana passata: quando l'allegra manifestazione «Mantova creativa» aveva riempito i giardini e i palazzi di concerti, danze, letture. Bisognerà, d'ora innanzi, fare i conti con il nastro bianco e rosso di carta plastificata. Attorcigliato su se stesso, spezzato, riannodato, appiccicaticcio che ti precederà ovunque: perché ovunque è il disastro. Orrendo filo di Arianna. Ossessione che sbarra non soltanto il passo, ma il cuore e il cervello. Sinistro avvertimento che non sei più libero di andare dove ti pare. Tassativo ammonimento che tutto quello che guardavi e toccavi non è più tuo: se l'è preso il terremoto, e non si sa quando lo restituirà. C'è il divieto di entrare in Palazzo Ducale. Non puoi più scendere in piazza Castello. Dall'alto di piazza Paccagnini, puoi vedere soltanto i detriti del lanternino crollato dal campanile di Santa Barbara: la chiesa Palatina costruita dal Bertani in modo che il sole battesse sull'inginocchiatoio di Ludovico Gonzaga mentre prendeva la Messa o ascoltava un concerto. Il magnifico duca Ludovico, il cui naso possente è arrivato a un palmo dalla crepa nella Camera degli Sposi, dove Mantegna lo ha messo a sedere insieme alla famiglia, la nana, il cavallo. Le crepe. Ce n'è dappertutto, con cadute di intonaci, stucchi, pietre, mattoni. Nel campanile di Santa Barbara, le più pericolose. Al Ducale: la sala di Troia e il Palazzo del Capitano. Al Te: la sala dei Cavalli. A Palazzo D'Arco: la Sala Verde, il Giardino d'Inverno, il museo naturalistico, la scala che porta alla sala del Falconetto. Nella ex chiesa della Madonna della Vittoria: il soffitto con gli affreschi mantegneschi dei Padri della Chiesa. All'Archivio Storico, 25 chilometri di testi rarissimi, con l'impagabile Archivio Gonzaga: la sala delle fotocopie, quella degli archivisti, le scale. Al Palazzo del Podestà, labirinto di stanze, vuoto da anni e oramai crollante, i lavori ripetutamente bloccati per disguidi, polemiche, penuria di denaro, progetti insensati. Gigante circondato dal maledetto nastro smorto e colloso. Balena morente ingabbiata nella rete metallica. Il lato che guarda su piazza Broletto pugnala il cuore. È da qui che comincia il nostro dolore profondo. Le pietre parlano, hanno sempre parlato. Ma ci hai mai pensato alle pietre che piangono? Piange, sicuramente piange, il bianco Virgilio in cattedra, con la sua lunga sottana e la bizzarra berretta, murato sulla facciata del Palazzo del Podestà. L'Arco dell'Arengario. Il Sottoporti-co dei Lattonai. Il passaggio fra la Rotonda di San Lorenzo e piazza Erbe. L'angolo della Casa del Mercante. La Torre dell'Orologio. «L'ho vista oscillare racconta smarrito l'editore Luciano Parenti . Ho pensato che fosse la fine di tutto». Le torri di Mantova. L'assessore ai Lavori pubblici Gian Paolo Bene-dini, professione architetto, dice che sono state salvate dalle loro mura possenti, «ma scodinzolando e ondeggiando durante le due violentissime scosse, hanno provocato gravi problemi agli edifici confinanti». Quella dell'Orologio ha violentato il lato destro del Palazzo della Ragione; una scossa forte come le tre precedenti potrebbe causarne il crollo travolgendo l'adiacente Rotonda, la chiesa più antica e misteriosa di Mantova. Quella dei Giambiulini ha crepato l'Archivio di Stato. Quella del Salaro ha minacciato la Casa del Mercante. «Un danno incalcolabile, ma non irrimediabile ribadisce Benedini . Mettendo in sicurezza tutto, e presto, eviteremmo di provocare ulteriori rovine. Il crollo più temuto, e non impossibile: quello del campanile di Santa Barbara su Palazzo Ducale». «Un disastro immenso, per metà provocato dalla mancata o malfatta manutenzione del nostro patrimonio storico», afferma il presidente degli «Amici di Palazzo Te», Italo Scaietta. Occorre molto denaro. Non c'è. Avessero una particina dell'orgoglio dell'Emilia, tanto per cominciare, i mantovani ricchi. Che sono tanti. Quelli del Festivaletteratura, per esempio, la testa non l'hanno piegata. «Non siamo sconsiderati dice Marzia Corraini, una dei suoi fondatori , ma il nostro programma procede come se niente fosse accaduto. I cambiamenti saranno decisi di volta in volta, dove e come sarà necessario».
MANTOVA - Quei tesori devastati dal sisma Anche le pietre piangono
La città di Mantova è stata colpita da un terremoto che ha causato gravi danni al patrimonio artistico e storico. La città è stata lasciata in stato di abbandono e molti edifici sono stati danneggiati o minacciati di crollo. L'assessore ai Lavori pubblici, Gian Paolo Bene-dini, ha affermato che molti edifici sono stati salvati dalle loro mura possenti, ma altri sono stati danneggiati e potrebbero crollare se non vengono messi in sicurezza. Il presidente degli Amici di Palazzo Te, Italo Scaietta, ha affermato che il terremoto è stato provocato in parte dalla mancata o malfatta manutenzione del patrimonio storico.
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