SIGILLI alla chiesa del Santissimo Crocifisso di Lucca, nel quartiere Capo. Ieri pomeriggio, i vigili del Nucleo Tutela patrimonio artistico su disposizione del neo-comandante Vincenzo Messina hanno sequestrato il complesso cinquecentesco, ormai sconsacrato, trasformato in moschea dalla comunità bengalese ed in parte, anche in deposito di frutta e verdura e negozio di indumenti usati. L'accusa scattata nei confronti di una coppia d'anziani Giuseppa R. e Ignazio S., rispettivamente di 86 e 88 anni attuali proprietari del "gioiello" architettonico, è di "violazione delle norme urbanistiche e del codice dei Beni culturali". I due anziani, che hanno ceduto l'immobile con regolare contratto d'affitto alla comunità di bengalesi, secondo il provvedimento di sequestro preventivo siglato dal gip Giangaspare Camerini, su richiesta del pm Daniele Paci, hanno alterato il prospetto danneggiando un bene del patrimonio artistico della città. Un primo sequestro, in via d'urgenza, era avvenuto lo scorso 18 maggio ma dopo un ricorso avanzato dall'avvocato difensore dei proprietari, Maria Saladino, ne era stato disposto il dissequestro. Ieri, dopo una "guerra" tra carte bollate e ordinanze, è arrivato il nuovo sequestro che obbliga i due anziani a ripristinare l'antico prospetto stravolto da finestre murate, saracinesche e tendaggi. «Già nel novembre 2004 spiega l'ispettore Giuseppe Crucitti, coordinatore del nucleo Tutela patrimonio artistico l'amministrazione comunale intervenne affinché si ponesse fine a questo scempio. Gli uffici del Centro storico, dietro al pagamento di 7 mila euro e il ripristino del prospetto, accordarono la richiesta di sanatoria. Da quel giorno sono trascorsi sette anni e mezzo sottolinea Crucitti ma l'abusivismo avanza come se nulla fosse. Oltretutto, abbiamo riscontrato che il campanile, non più visibile, è stato inglobato all'interno di un appartamento che dà sul cortile Ricottaro. Stiamo effettuando gli accertamenti per verificare chi ha commesso l'illecito e dunque, procedere con la denuncia alla Procura ». La chiesa del Santissimo Crocifisso, situata lungo via Sant'Agostino, è stata venduta dalla Curia con un'asta ai privati nel 1877. Oggi, non resta quasi più nulla della sua imponente bellezza storicoarchitettonica. Il civico 144 è stato trasformato in magazzino di ortofrutta, il 146 risulta sulle carte affittato all'associazione culturale "Al Shalah" ma di fatto è un luogo di culto ed infine, il 148, così come emerge dall'indagine della polizia municipale, è utilizzato dal figlio della coppia ottantenne come deposito per la vendita d'indumenti usati.