MODENA. «Mi hanno chiesto più o meno 80mila euro per la messa in sicurezza del capannone. Prima del terremoto, con 100mila euro ne acquistavo uno nuovo. Mettiamo che adesso, con i criteri antisismici, debba spendere sui 120-130mila euro per una struttura nuova. Certo, se mi tocca anche comprare il terreno, il conto rischia di salire. Ma è chiaro che, in questi giorni, ci sto riflettendo. Non so se è il caso di abbattere o meno il mio vecchio stabile». Claudio Toselli, che con la sua officina F. B. Toselli (19 addetti) produce a Massa Finalese meccanica di precisione, non è certo l'unico imprenditore che, nelle aree industriali colpite dal sisma, sta vagliando costi e conseguenze del Piano A e del Piano B. Il Piano A consiste nell'intraprendere l'iter della agibilità temporanea, nel compiere gli interventi necessari per sistemare l'edificio, nell'ottenere entro un anno e mezzo l'agibilità definitiva. Il Piano B, invece, è più brutale: mettere una croce sopra la vecchia struttura lesionata, al limite abbatterla, comunque avviare i lavori per costruire un nuovo fabbricato per le linee manifatturiere, i nuovi magazzini e i nuovi uffici. Nelle telefonate fra colleghi, nelle richieste di consigli alle associazioni imprenditoriali, nelle conversazioni con i tecnici, sta sempre più prendendo corpo l'opzione incentrata sull'abbandono e sulla costruzione ex novo. «È verosimile e legittimo che qualcuno cominci a pensarlo», osserva Stefano Betti, presidente dell'Ance Modena e titolare della Costruzioni Generali Due. Prima di tutto c'è la convenienza economica. Poi c'è la complessità giuridica. «Per la fase di agibilità temporanea - chiarisce Betti - ogni valutazione dipende da capannone a capannone e dai ragionamenti dei singoli imprenditori. Per quella definitiva, il decreto fa riferimento alla normativa del 2008, indicando l'obiettivo di un adeguamento al 60 della sicurezza antisismica. Sono un ingegnere, ma non un ingegnere strutturalista: sabato sono stato a un convegno del nostro ordine professionale e tutti concordavano sulla necessità di una circolare che chiarisca che cosa significa 60 per cento. Per esempio, riguarda solo la struttura o anche il sottoterra?». Non a caso il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, che oggi sarà a Finale Emilia per un consiglio regionale straordinario di Confindustria Emilia Romagna con il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, il governatore Vasco Errani e Gaetano Maccaferri, ha detto ieri di sperare che si trovino dei correttivi al decreto del governo, dato che «gli imprenditori sono piuttosto contrariati dai meccanismi previsti».
TERREMOTO - Meglio abbattere e ricostruire
Il presidente dell'Ance Modena, Stefano Betti, sostiene che l'opzione di abbandonare e costruire ex novo è legittima per gli imprenditori colpiti dal sisma. La convenienza economica e la complessità giuridica sono fattori da considerare. Betti spiega che la fase di agibilità temporanea dipende da capannone a capannone, mentre la fase di agibilità definitiva si basa sulla normativa del 2008, che indica l'obiettivo di un adeguamento al 60% della sicurezza antisismica. Tuttavia, gli imprenditori sono contrariati dai meccanismi previsti dal decreto del governo. Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha espresso la speranza che si trovino dei correttivi al decreto.
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