Il Gar conclude la «trilogia» degli spazi negati con una due giorni di performance, mostre, documentari e dibattiti dedicati al mare. Dopo «C'era un volta piazza Europa» e «C'era una volta San Berillo» adesso tocca al mare che Catania aveva e viveva fino a quando, a metà dell'Ottocento, contro il volere della città, il nuovo governo unitario e la società Vittorio Emanuele imposero il tracciato della ferrovia lungo la costa, una cintura di ferro che ha allontanato e sottratto il mare ai cittadini. Ed è proprio per rivendicare il diritto al mare e alla possibilità di fruirne e di farne occasione di ricchezza e di bellezza che il Gar scende di nuovo in campo ricordando che in tutte le città europee il mare è elemento di sviluppo e che potrebbe e dovrebbe esserlo anche a Catania. Per questo le performance di quest'ultimo «atto» della «trilogia» partono dal presupposto dell'indipensabile eliminazione della rete ferroviaria lungo la costa e si sviluppano con la ferma richiesta di fermare «lo scempio urbanistico previsto dal raddoppio ferroviario». Si tratta del progetto di Rete Ferrovie Italiane (Rfi) che prevede che i binari dell'alta velocità Messina - Siracusa, attraverso un'enorme rampa che parte dal «Passiatore», salgano sugli Archi della Marina e poi s'interrino, raddoppiandosi, all'altezza di piazza Currò per proseguire in trincea lungo via San Calogero fino a piazza Federico di Svevia per arrivare, infine, alla stazione di Acquicella devastando, in questo percorso, palazzi settecenteschi, compreso l'ostello della gioventù, le mura di Carlo V e i resti archeologici di una zona ricchissima di storia. «Noi - dicono i militanti del Gar - non siamo contro l'innovazione e crediamo che nuove infrastrutture siano necessarie, ma per realizzarle bisogna trovare soluzioni adeguate e condivise. E questa del raddoppio ferroviario è osteggiata dai cittadini, dall'amministrazione comunale e dall'attuale sovrintendenza». «Sventrare la città storicizzata - sostiene uno di loro, l'arch. Cesare Malfa - sarebbe come tagliare un albero secolare. Entrambi sono «viventi», hanno un respiro, parlano e, soprattutto, raccontano». Ed è il respiro della Catania storica - rinata, splendida, dopo il terremoto del 1693 - che il Gar vuole salvare. E non solo. In una lettera aperta al ministro dello Sviluppo Passera, al sindaco, al presidente della Provincia e a quello della Camera di Commercio i militanti del Gar chiedono che come nuovo presidente dell'Autorità portuale sia scelta una persona che abbia le carte in regola per fare del porto una struttura aperta e integrata con la città anzicchè un mero centro di potere, chiedono che il porto diventi luogo di bellezza e di cultura, che si abbatta il muro di cinta che lo separa dal resto della città e i due «mostri» costruiti per farne alloggi militari e una nuova capitaneria. Chiedono che il piano regolatore del porto sia concordato con la città e a vantaggio di questa, che si impedisca una nuova colata di cemento, e chiedono che siano incentivati gli sport nautici e data risposta ai seri problemi dei pescatori. E, infine, chiedono che sia valorizzata la vocazione turistica del porto spostando il traffico commerciale su Agusta e questo significa anche bloccare la costruzione della nuova darsena commerciale i cui lavori sono appena cominicati con il dragaggio della sabbia nell'area antistante l'ingresso al porto di fronte al Faro Biscari. Questioni che saranno affrontate il 29 e il 30 giugno con una serie di iniziative che vanno dalla «parata dei 100 tamburi» lungo via Etnea fino a piazza Alcalà dove, per un sortilegio di artisti, per due giorni tornerà il mare mentre gli spazi delineati da due archi del viadotto saranno trasformati in galleria fotografica e in sala per la presentazione di documentari e pezzi teatrali sul mare negato ai cittadini e ai pescatori. P. L. 19062012
SICILIA C'era una volta... il mare Cittadini, riprendiamocelo
Il Gar conclude la sua trilogia degli spazi negati con un evento di due giorni, che include performance, mostre, documentari e dibattiti, dedicati al tema del mare e della sua importanza per la città di Catania. Il progetto è nato dalla necessità di rivendicare il diritto al mare e di fermare lo scempio urbanistico previsto dal raddoppio ferroviario, che prevede la demolizione di palazzi storici e la devastazione di zone ricche di storia. I militanti del Gar chiedono che il porto diventi un luogo di bellezza e di cultura, e che il piano regolatore del porto sia concordato con la città. Saranno affrontate anche le questioni relative alla valorizzazione della vocazione turistica del porto e alla risoluzione dei problemi dei pescatori.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo