Ieri i lavoratori hanno protestato davanti a Montecitorio La comitiva passa sotto l'arco squadrato e la scritta grande: Cinecittà. Non è Hollywood, è meglio, perché qui la storia del cinema è più magica. Ma il giro turistico è roba spiccia, 10 euro a testa per vedere quel che resta dell'industria che negli anni Sessanta garantiva il 35 per cento del Pil regionale. L'anno scorso, con 335 milioni di euro spesi dal cinema italiano, Cinecittà ne ha fatturati solo 16. "E mica coi film, ormai facciamo tutta fiction e tivù" s'arrabbia Massimo Corridori, rappresentante sindacale di lavoratori sfiancati da progetti che poco hanno da condividere con un passato glorioso. Ieri la protesta è arrivata davanti a Montecitorio, striscioni e fischietti. "Chi non ama il cinema non può dirigere Cinecittà urlava Manuela Calandrini sventolando la bandiera Uil . Abete ha preso questa società nel 1997 per rilanciare il cinema, ma sta facendo lo spezzatino dei lavoratori e una bella speculazione edilizia. Altro che rilancio". La società gestrice degli studios romani ha piani grandiosi ma distanti dall'indole artistica e artigianale di chi ha passato la vita tra fondali e carrucole, geni della pellicola e star internazionali. Luigi Abete, manager e finanziere assai radicato nel sistema pubblico-privato italiano, presiede la Cinecittà Studios, cui partecipano l'Istituto Luce (per il 20 per cento) e una società per azioni (IEG) che raccoglie soci vip (come Diego Della Valle), costruttori, industriali del cinema (dai De Laurentiis agli Haggiag). Tutta gente molto in gamba che nel 2010 ha dato all'impresa una bella sterzata: separazione del lavoro classico di preparazione (scenografie, impianti, falegnameria) dalla produzione e postproduzione (registrazione di pellicole per il grande schermo, programmi televisivi, fiction, spot pubblicitari); nuovi progetti di opere edilizie all'interno del perimetro (fino a 400 mila metri cubi di cemento); e poi via al super parco divertimenti Cinecittà World per attrarre il grande pubblico fuori dalle sale, visto che dentro i teatri di posa il traffico è scarso. "Per forza, le strutture risalgono al 1937 risponde un macchinista . Andrebbero ammodernate, ma salvate, perché sono luoghi pregiatissimi. Si fa ancora tutto a mano, con passione vera, con amore per l'arte. Vengono i registi, i grandi scenografi e ci chiamano per nome, sanno chi sa fare cosa, arrivano fin qui solo perché vogliono il meglio. Non è per la beauty farm, ve lo dico io". Tutti ce l'hanno a morte con l'hotel di lusso che i gestori vogliono piazzare nell'area libera dalle strutture, un colosso da 200 camere con mega centro fitness e piscina panoramica. "Un importante investimento per attrarre le produzioni" spiega la società, ma la risposta dei lavoratori è preoccupata. "Chi può va negli hotel del centro, chi deve risparmiare s'arrangia dicono in gruppo . In realtà stanno ammazzando l'attività semplicemente smembrando il gruppo di lavoro: i 90 colleghi spostati nella Cdf, società di postproduzione, saranno affittati dalla multinazionale americana Deluxe. Che se un giorno si stufa e se ne va, lascia l'Italia in panne, ci giochiamo tutto così. Degli altri 125 stanno cercando di licenziarne una ventina, mentre 50 finirebbero a costruire scenografie per il parco divertimenti o i centri commerciali della società. Secondo loro, alla fine, dovremmo restare in 45, comprese guardie e amministrativi. Ma a fare che? È ridicolo". Il ministero della Cultura, che controlla la quota in mano all'Istituto Luce, finora non ha detto nulla. La società invece definisce "logica" la riorganizzazione del business e del tutto strampalato l'allarme speculazione. Peccato che anche i residenti di zona Eur mostrino gli stessi timori da quando s'è saputo che il Lunapark, chiuso da 4 anni, diventerà un giardino d'infanzia mentre le grandi attrazioni finiranno proprio a Cinecittà World: caso vuole che anche su questa operazione ci sia la mano di Abete, due delocalizzazioni di luoghi mitici per la città che aprono le porte a potenziali opere edili. Iniziative clamorose, utili per chi ha ventilato l'ipotesi di candidarsi a nuovo sindaco di Roma. "Non si capisce più se è tutto vero o se è una fiction conclude Corridori . La società dice che stanno facendo grandi produzioni come l'ultimo film di Woody Allen: ma quando mai, qui hanno solo tenuto l'amministrazione, due bolli e un giro d'Iva. Il Maestro e tutti i suoi attori li abbiamo visti al cinema, non a Cinecittà".
CIAK, SI SPECULA: FUTURO DI CEMENTO PER CINECITTÀ.
I lavoratori della Cinecittà Studios hanno protestato davanti a Montecitorio, criticando la gestione della società e le sue scelte commerciali. La società, che gestisce gli studios romani, ha separato il lavoro classico di preparazione dalla produzione e postproduzione, e ha iniziato a costruire nuovi progetti di opere edilizie all'interno del perimetro. I lavoratori sono preoccupati per il futuro della società e per il destino del cinema italiano, che secondo loro sta morendo. La società ha definito "logica" la riorganizzazione del business e ha affermato che stanno facendo grandi produzioni, ma i lavoratori sostengono che la società sta facendo speculazioni e smembrando il gruppo di lavoro.
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