Et voilà, ecco il decreto sullo sviluppo. Finalmente il governo tira fuori un maxi provvedimento per dare il via ad un rilancio dell'economia. Di positivo c'è abbastanza, di negativo c'è l'assenza di sostegno a comparti strategici e il rischio di non avere il tempo e la forza di far partire nulla a causa dell'accelerazione della crisi e del ritardo dei provvedimenti. Uno dei quattro capisaldi della nostra economia, l'edilizia dovrebbe, grazie al bonus fiscale aumentato di 14 punti, trovare parziale sollievo alla sua situazione disperata. Sono circa 1 milione le imprese del settore e la quasi totalità sono piccole ed hanno proprio nel civile l'unica fonte di lavoro: aver aumentato le agevolazioni rappresenta un punto di forza. SETTORI CHIAVE. Per gli altri tre grandi filoni, manifatturiero, agricoltura e turismo si è appena sfiorato il tema del sostegno alle piccole imprese produttive con la nascita degli sponsor, dei prestiti e la facilitazione dell'accesso al concordato preventivo, in sostituzione del fallimento. Nulla è stato ideato a favore dell'agricoltura e ancora meno è stato fatto per il turismo, i due unici filoni in grado di garantire sviluppo del nostro paese dei prossimi 1520 anni. Quali siano i motivi per i quali, ancora una volta, ed è così dagli anni '70, qualunque governo non faccia propria l'opportunità di rilanciare il turismo nostrano è incomprensibile. Alitalia, rigenerata dopo gli anni bui, rischia di ritrovarsi punto e capo perché il governo non ne difende le sorti a livello internazionale come invece fanno tedeschi e francesi per le loro compagnie di bandiera. Il possibile arrivo di milioni di turisti cinesi e coreani rappresenta un punto formidabile per immettere liquidità alle ormai esangui casse dell'intero ciclo economico commerciale, eppure, ancora una volta, non c'è una parola per un piano di attrattività turistica e altrettanto per il prodotto alimentare italiano. Parmalat è finita allegramente in mani transalpine e la cassaforte miliardaria, ricostruita grazie alle cause vinte dopo il default, si è già svuotata per oltre metà e il resto volerà via presto. IL TEMPO STRINGE. Si è preferito dare spazio all'agenzia digitale, pure importante per il futuro del paese, ma che non darà alcun frutto se non a lungo termine. Le scadenze sull'euro e il continuo peggioramento dei consumi e la caduta dell'occupazione impongono soluzioni rapide, non annunci. Solo il bonus sull'edilizia apre a prospettive di rimessa in circolo di liquidità, il resto purtroppo resta in gran misura un progetto che per essere realizzato avrebbe bisogno di una immediata traduzione in risultati e che viceversa tra pastoie della politica e burocrazia, perderà ulteriore smalto nel corso delle settimane. Il governo è ancora in tempo per inserire subito un piano di attrattività tale da far risorgere le potenzialità del nostro paese. Il provvedimento di venerdì ha messo 4 mesi a vedere la luce. Intanto lo spread è passato dai 330350 punti, agli attuali 450500 punti. La produzione è al minimo, la disoccupazione vola: guai a lasciare passare inutilmente altri 120 giorni, mentre 60 se ne andranno solo per approvare il decreto appena sfornato. Passera conosce come pochi il paese e nel suo precedente ruolo di banchiere, più volte, puntò sui "vari turismi" per ridare fiato all'economia nostrana. Sarebbe bene che, ripensandoci, ci provasse nuovamente.
Per rilanciare il paese c'è una sola soluzione: puntare sul turismo
Il governo ha emesso un decreto per dare un rilancio all'economia, con un bonus fiscale per l'edilizia di 14 punti. Questo dovrebbe aiutare le piccole imprese del settore, che hanno la quasi totalità il personale civile come fonte di lavoro. Tuttavia, gli altri tre grandi filoni, manifatturiero, agricoltura e turismo, non hanno ricevuto alcun sostegno. Il turismo, in particolare, è stato criticato per non aver ricevuto alcun piano di attrattività. Il governo ha anche deciso di non difendere le sorti di Alitalia a livello internazionale.
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