I mantovani ne approfittano per riscoprire il loro Palazzo. E i turisti chiedono: perché non possiamo pagare il biglietto? Il turista si riconosce dalla sbrisolona confezionata che dondola dentro il sacchetto di plastica e dalla lunghezza dei pantaloni, appena sotto il ginocchio. L'espressione di meraviglia, però, è la stessa. Vela lo sguardo di chi arriva da lontano e quello dei mantovani che si riaffacciano nel Ducale convalescente, in cura dopo le botte del terremoto. O, magari, ci si affacciano per la prima volta L'apertura è parziale, il percorso breve, l'incanto largo. Visitare l'appartamento vedovile di Isabella d'Este, il giardino dei Semplici e il piano nobile dell'Estivale non è cosa di tutti i giorni. Così c'è chi ne approfitta, nel senso più lusinghiero del verbo. E un regalo per sé e una premura per il Palazzo. Alla fine della giornata il bilancio è di 840 ingressi che, sommati ai 540 di ieri, fanno 1.380 biglietti. Gratuiti. Vero, il Ducale era abituato ad altri numeri, ma la cifra è oltre le aspettative, «commovente» sussurrano guide e custodi. Roberto e Sabrina vengono da Torino, Mantova non era nemmeno nei loro piani, erano diretti a Gardaland per un weekend di svago totale. Sulla via del ritorno hanno deciso di fare una deviazione: giro in motonave, quattro passi in centro e una capatina al Ducale. «E una città molto intima, particolare» rispondono accavallando voci e impressioni. Barbara e Massimo sbuffano accaldati mentre fotografano il campanile mozzato di Santa Barbara. «Che dispiacere». Abitano a Gambarara ma al giardino dei Semplici non erano mai entrati. «È perché siamo ignoranti» ammette Massimo. Il problema è che quando la bellezza è un dato quotidiano l'occhio diventa pigro, si abitua finché non la vede più. Si passa davanti Palazzo Ducale tirando dritto, senza più stupirsi. Come se fosse scontato. Le scosse le hanno sentite anche Simona e Nicola, che vivono a Imola e sono capitati a Mantova per motivi di lavoro («la vostra città è una vera chicca»). Non sapevano della riapertura del Ducale, si sarebbero accontentati pure di un giro attorno al Palazzo. È stata una sorpresa. «Avremmo voluto contribuire con un'offerta oppure pagando un biglietto simbolico, e come noi altri visitatori. Ma ci è stato risposto che non è possibile». Adalberto Conica ha pedalato da Porto Mantovano e adesso ha il fiato corto, accelerato anche dallo spettacolo del Palazzo, che lui conosce bene. «Nella Camera degli Sposi sarò stato un centinaio di volte» racconta, ricordando delle incursioni con il prof Rodolfo Signorini, che si portava appresso i suoi studenti. Bei tempi, «adesso che il profilo galleggiante della città è scheggiato bisognerà aggiornare foto e cartoline» aggiunge sconsolato, puntando l'indice verso il campanile di Santa Barbara. «Anche se posticcia, la lanterna va rimessa» interviene Franco Cecchini di Castellucchio, rammaricato di non aver mai visitato la basilica. Ignari del terremoto, Robert, William e Sarah si aggirano colmi della meraviglia tipica degli americani in vacanza (from Philadelphia). Sono atterrati ad Alba («good wine») e si sono spinti fino a Mantova («good food»). Al bilancio di giornata vanno aggiunti anche i biglietti di Palazzo Te, che ieri ha aperto la mostra 4 Way Street: 250 ingressi. Avanti piano, l'importante è ripartire.
MANTOVA In fila per il Ducale 1.400 visitatori nella reggia ferita.
I turisti sono stati sorpresi dalla riapertura del Palazzo Ducale di Mantova, che ha registrato oltre 1.380 ingressi gratuiti. Il turismo è tornato a Mantova, città che si è rialzata dopo il terremoto. I visitatori hanno ammirato il Palazzo, il giardino dei Semplici e il piano nobile dell'Estivale. Alcuni turisti, come Roberto e Sabrina, sono arrivati da Torino e si sono fermati a Mantova per una deviazione. Altri, come Barbara e Massimo, sono arrivati da Gambarara e si sono meravigliati della bellezza della città. Il turismo è stato un'opportunità per i locali di ripartire e per il Palazzo di riprendersi. Il bilancio della giornata è di 1.
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