Caro presidente Berlusconi, scusami la sorpresa (e l'evidente eccezionalità) di una mia «lettera aperta» indirizzata proprio a Te, a mezzo d'i un giornale ospite. Ma ad imporcelo è un fatto abbastanza insolito, che costringe a questo tipo di doverosa pubblicità. Come avrai certamente visto, dal maestro Muti ci giunge ormai da qualche giorno, con cadenza pressoché quotidiana, un pressante grido d'allarme sulle future sorti della musica lirica nazionale, tale da richiedere risposte precise da parte di tutti i responsabili via via interessati. Da ciò che mi compete, lo faccio molto volentieri e con la franchezza di sempre. Una sola avvertenza, n maestro Muti sembra a volte estendere le sue preoccupazioni all'intero campo della cultura, musica compresa. Ma basta davvero poco per comprendere che il centro dei suoi allarmi riguarda quasi soltanto la musica. Se non altro, per una ragione evidente. Cioè, visti gli straordinari risultati storici che il nostro Paese ha potuto ottenere nel più generale campo della cultura durante questi ultimi tre anni. Dalle fondamentalissime innovazioni legislative (II Codice dei Beni Culturali) a quelle in campo finanziario (esempio: l'Arcus); dal piano di sviluppo, senza precedenti, di tutti i nostri grandi musei nazionali ai successi in Cìna. Tutto comprovato dall'affidamento da parte dell'Unesco all'Italia del ruolo di «Caschi blu della cultura. Cosa di più e di meglio? Certo, tagli non sono mancati nemmeno in questi campi. Ma sono stati sempre «rimediati» e non hanno comunque impedito all'Italia di raggiungere traguardi precedentemente impensati. Limitiamoci quindi all'allarme lanciato dal maestro Muti in materia di musica (anzi: per essere precisi e concreti, in materia di tagli alle fondazioni lirico-sinfoniche). Lo dico chiaramente: questi tagli non sono mai stati da me condivisi, perché li ritengo immeritati e non intelligenti, per di più li ritengo apertamente contraddittori con le stesse nostre politiche governative in materia di spettacolo. Vorrei spiegarne le ragioni. In questi ultimi tre anni, di fronte alla crisi delle fondazioni il governo (per il tramite del mio ministero) ha infatti concentrato gli sforzi soprattutto verso due obiettivi. Primo: abbiamo ricostruito o recuperato lo spettacolo di principali teatri nazionali che lo esigevano. La Fenice a Venezia, la Scala a Milano, il Petruzzelli a Bari, ora ìl Donizetti a Bergamo. Secondo: abbiamo poi cercato di togliere le fondazioni dall'annunciatissimo tracollo finanziario, verso il quale stavano scivolando per effetto di cattive leggi (iniquità dei compensi pagati, esiguità delle ore lavorate, clamorose eccedenze del personale amministrativo rispetto a quello artistico, evidenti sprechi nella programmazione, e così via, sempre ben al di fuori dì qualsiasi accettabile parametro internazionale). Oggi, dopo mesi e mesi dì oscuro lavoro, di «attenzione e interessamento» non superficiali, possiamo dire di aver avuto la grande soddisfazione (almeno per me) dì condividere ormai gran parte delle diagnosi e delle terapie con tutti ì presidenti - sindaci e con tutti i sovrintendenti teatrali. Non è davvero poco! Tutto ciò premesso, caro presidente, configura un governo che ricostpiisce i teatri e cerca di risanare i bilanci. Come una grande collaborazione dei principali protagonisti interessati. E allora, perché contraddire un'opera così difficile e strategica con tagli indiscriminati, intempestivi e miopi? Su questo condivìdo per intero l'allarme: e chiedo un rapido reintegro entro l'anno in corso dei finanziamenti pubblici relativi. Conosco benissimo le difficoltà di scegliere fra una spesa l'altra, fra il finanziamento di un'attività o di un'altra. Ma vorrei solo ricordare un aspetto, che per altro ben conosci. R finanziamento alla cultura e allo spettacolo non rappresenta una spesa «qualsiasi», ma costituisce invece un fondamentale «investimento» per l'economia del nostro Paese. Per almeno due motivi convergenti: perché attrae turismo culturale dall'estero; perché può rappresentare una sorta di bandiera nazionale per quel marchio-Italia presso tutti i grandi pubblici del mondo. In quest'ottica, la musica italiana non va soltanto salvaguardata, ma va addirittura promossa in grande stile. È proprio ciò che mi riprometto di fare nel corso dei prossimi mesi, nell'ambito e nei limiti delle mie competenze. Sono sicuro che tutti nel nostro, nel tuo governo vorranno e saprannofare la propria parte. Un abbraccio fiducioso. Ministro dei Beni culturali