GROSSETO Ricordate la Chelliana? Sistemata "provvisoriamente" dal 1995 nei locali di via Bulgaria in attesa che la propria casa fosse ristrutturata? È notizia di questi giorni l'avvio di una segnalazione alla Corte dei conti da parte di Italia nostra, Wwf, coordinamento comitati e associazioni ambientaliste. Nel documento viene chiesto di verificare come siano stati spesi i denari pubblici utilizzati per cercare di recuperare, invano, la storica sede del centro culturale: palazzo Mensini. Tra i firmatari della missiva anche l'architetto Roberto Aureli, che nel 2007 fu incaricato dal Comune, targato Bonifazi primo, per dar vita a un progetto che poi è stato fermato e che probabilmente non vedrà mai la luce. La struttura che per quasi un secolo ha ospitato la Chelliana è un edificio risalente al 1896, vincolato dalla Soprintendenza per l'alto valore artistico e storico. Un'opera realizzata per volere dell'allora vescovo Giandomenico Mensini. L'edificio iniziò a dare i primi segni di cedimento già nel 1987, quando fu indispensabile tirare su un'impalcatura a protezione dei passanti e degli studenti del liceo classico, allora inserito all'interno del prestigioso palazzo. In seguito, le ditte cui furono assegnati i restauri, via via fallirono, altre fecero qualche lavoro ma comunque l'opera rimase incompiuta. Fu ristrutturata anche la facciata giunta Antichi - ma servì solo a dare un tocco di freschezza a un patrimonio che stava lentamente morendo. Alla fine dei conti si parla di un paio di milioni di euro che, secondo molti, sono stati gettati al vento. Senza considerare le centinaia di migliaia di euro per l'affitto dei locali di via Bulgaria: «Il Mensini spiega Michele Scola di Italia nostra non è stato tutelato dagli agenti esterni, non sono neppure state messe tapparelle. Così, a poco a poco, sono entrati addirittura numerosi piccioni e i ladri hanno portato via tutto quel che era possibile prendere. Ci rivolgemmo anche al Difensore civico, ma non andò bene. Questa volta confidiamo nella Corte dei conti». Da parte sua l'attuale Chelliana, oggi in attesa della realizzazione della nuova sede alla cittadella dello studente, è un concentrato di contraddizioni: basta pensare che ultimamente sono arrivati anche gli innovativi e-book, "libri" che possono essere letti tramite un supporto elettronico. Peccato che accedere ai locali della biblioteca, peraltro veramente poco attraenti, non sia possibile a tutti. I disabili infatti sono tagliati fuori visto che l'intero edificio è pieno di barriere architettoniche. Ma torniamo per un attimo ancora al Mensini: a nulla sono valse le duemila firme che lo scorso anno furono raccolte per chiedere di conservare qui la sede della biblioteca. Una volta dato vita al dietrofront, ovviamente, il Comune doveva però offrire un'altra soluzione per restituire dignità al palazzo, oggi pieno di infiltrazioni: «Lì sarà spostata la sede dell'università» aveva detto in un primo tempo il sindaco Bonifazi. Poi, visto che l'ateneo senese qualche problema ce l'ha e la fondazione Mps non può più elargire i fondi promessi, tutto è stato rivisto: «Lì nascerà il centro di documentazione della civiltà etrusca, non più tramite il Piuss, ma grazie a fondi Fas, finanziamenti con rendicontazione più lunga che possono anche essere coperti dalla Regione. Lasciando a carico del Comune la sola gestione» promette oggi il primo cittadino, che assicura: «La Fondazione Mps diede risorse per le strutture, denari usati per la sede dell'attuale polo universitario. E non per ripianare il buco di bilancio dell'università senese». E ora alla Chelliana qualcuno dovrà aggiornare il sito internet: si trova sì in una sede definita "provvisoria" come scritto, ma non in attesa del restauro del Mensini. Qui non tornerà più.