«Un trionfo - esulta il soprintendente Nicola Spinosa - un successo che è andato ben oltre le nostre aspettative. Ne sono orgoglioso non per il mio ruolo, ma da cittadino: in uno dei suoi momenti più difficili, mentre le strade di periferia erano insanguinate dai delitti di camorra, Napoli ha saputo mostrare il suo volto migliore con la mostra di Caravaggio. Ed è su questa strada che bisogna andare avanti». La formula vincente della rassegna? «Un'organizzazione molto seria, innanzitutto. E un ottimo sistema di comunicazione. Conquistare pagine intere su giornali come il "New York Times" e "El Paìs" non è roba da poco. Ma la cosa che più mi ha colpito è stato l'altissimo livello di partecipazione da parte dei dipendenti del museo. Anche i custodi più "distratti" si sono appassionati all'evento, tutti hanno lavorato al meglio e nessuno si è tirato indietro quando c'è stato bisogno di prolungare l'orario di lavoro perché le sale erano troppo affollate». Un successo per l'arte in genere o per il museo di Capodimonte in particolare? «Capodimonte non è un sito facile da raggiungere con i mezzi pubblici. Peggio ancora con l'auto, perché mancano i parcheggi. L'evento-Caravaggio ci ha dato una mano: in previsione della grande affluenza, è stata messa in funzione una linea d'autobus su misura». Modello da replicare, insomma. «Purtroppo non possiamo contare soltanto sulle nostre forze e nemmeno su quelle del ministero, che non è in grado di sostenere iniziative di questa portata. Per organizzare le mostre utilizziamo i finanziamenti della Regione e i fondi europei. Il Comune fa quello che può, considerata la non brillante situazione finanziaria. Dalla Provincia mi sarei aspettato molto di più». E i privati? «Privati? E dove sono, a Napoli, gli imprenditori disposti a investire nell'arte? Ogni tanto ci dà una mano la Compagnia di San Paolo, che di recente ha contribuito al restauro delle opere del Pio Monte della Misericordia, ma si tratta sempre di un'eccezione alla regola». Prossimo appuntamento, Velàzquez. «Forse non sarà un boom come Caravaggio, ma già abbiamo tantissime richieste di prenotazioni per visitare la rassegna che si inaugura il 19 marzo. Verranno esposte opere in arrivo dai musei di tutto il mondo: Washington, Dallas, Boston, Madrid, Londra, Edimburgo, Dublino, Budapest, Roma, Firenze, Modena. Il pezzo forte sarà la "Venere allo specchio"», che abbiamo scelto come simbolo della mostra». E dopo? «A ottobre Domenico Morelli, nel maggio dell'anno prossimo Tiziano». Il suo obiettivo? «Non tanto mettere insieme 300mila persone per un solo evento, ma poter dire che, grazie a esperienze positive come quella di Caravaggio, siamo riusciti a portare verso Napoli qualche turista in più».
Spinosa: in giorni così difficili, Napoli ha dato il meglio di sé
Il soprintendente del museo di Capodimonte, Nicola Spinosa, esulta per il successo della mostra "Caravaggio" che ha superato le aspettative. La formula vincente della rassegna è stata un'organizzazione seria e un ottimo sistema di comunicazione. La mostra ha avuto un alto livello di partecipazione da parte dei dipendenti del museo e ha conquistato pagine intere su giornali internazionali. Il successo è stato possibile grazie anche alla creazione di una linea d'autobus per raggiungere il museo. Spinosa spera che questo evento possa portare più turisti a Napoli e che possa essere un modello da replicare per altre mostre. La mostra si è conclusa con un grande successo e il prossimo appuntamento sarà la mostra di Velàzquez.
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