Sei ministri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, i rappresentanti delle Regioni e delle associazioni di categoria. E non si esclude neppure la presenza del premier Silvio Berlusconi, febbre permettendo. Tutti riuniti oggi alle 18 a Palazzo Chigi per curare il grande malato: il turismo. Le previsioni per il 2005 - elaborate in vista della Borsa del turismo che si aprirà sabato prossimo a Milano - non sono positive e parlano di un'ulteriore flessione a due cifre (il 10-12) nell'arrivo degli stranieri, dopo un 2004 già definito disastroso. A guadagnare sono Francia e Spagna, due concorrenti diretti dell'area mediterranea, che si stanno avvantaggiando della crisi di mete ritenute ormai troppo rischiose (come i Paesi arabi) oppure colpite dal disastro dello tsunami. Sulla cura, però, le ricette si dividono e oggi ciascun medico proporrà la sua terapia. Il ministro alle Attività produttive Antonio Marzano (sempre che non scelga di disertare il vertice, come gli è accaduto in più occasioni) punta su una riqualificazione dell'Enit, per il quale nella bozza del decreto competitività è prevista una iniezione di denaro fresco (25 milioni) e un allargamento dei consiglieri. Altri ministri (al tavolo sono previsti Pietro Lunardi per le Infrastrutture, Altero Matteoli per l'Ambiente, Domenico Siniscalco per l'Economia, Lucio Stanca per l'Innovazione e Giuliano Urbani per i beni culturali) puntano a una cabina di regia sul modello francese o svizzero, che veda insieme governo, rappresentanti delle forze imprenditoriali ed enti locali, uniti nell'obiettivo di promuovere il marchio Italia all'estero e di attrarre turisti lungo tutta la Penisola, compreso il Mezzogiorno, dove vi è un bassissimo tasso di occupazione delle strutture ricettive. Le Regioni, cui pure per Costituzione spettano i poteri in materia, hanno capito che la promozione in ordine sparso non è sufficiente e chiedono un'azione che le coinvolga come soggetti di primo piano, ma che sia nello stesso tempo centralizzata. Gli industriali del settore si sono specializzati nel portare gli italiani all'estero, ma non hanno posizioni di forza nella gestione dei flussi in entrata, per cui hanno bisogno di tornare a presidiare una fetta di mercato. Spetta al governo quindi tradurre le richieste d'intervento in un'azione coordinata. Il modello francese, vale a dire del Paese leader mondiale del turismo, prevede un impegno pubblico per l'ammodernamento delle infrastrutture (strade, aeroporti, impianti di risalita), che vengono però gestite dai privati. C'è poi una struttura, Maison de la France, che riunisce in modo paritetico Stato, enti locali, professionisti del settore e che ha come missione la promozione all'estero della destinazione Francia. Con risultati che appaiono eccellenti. Come si può verificare al sito www.franceguide.com.