Stasera sarà grande festa a Pisa. Quando il buio avolgerà case e persone e i contorni dei palazzi dei lungarni saranno resi visibili solo dai lumini che li incorniciano, uomini, donne e bambini si riverseranno per la strade in attesa dei fuochi d'artificio. Lo spettacolo sarà come sempre straordinario. Il brulicare della folla dentro l'immensa ombra della sera, che è spezzata dalle piccole danze delle candele appese sulle facciate e dal luccichio delle collane luminose vendute dagli ambulanti, fa da contrappunto all'Amo. E il fiume rispecchia questo gioco d'ombre, con quel suo fare placido che rivela come il suo lento scorrere sia un altro tempo, accondiscendente alla festa ma capace di dare la misura giusta al movimento della folla. E poi, dopo che il cielo sarà illuminato e assordato dagli ultimi fuochi e le famiglie saranno tornate a casa, la notte andrà in mano ai giovani che aspetteranno rumorosamente l'alba. E (mi auguro di no, ma così purtroppo è stato in passato) con il trascorrere delle ore, al festoso sciamare della folla in festa si sostituiranno birra, urla e risse, e il suono delle sirene accompagneranno l'avanzare della notte e il suo dissolversi nel lucore del 'indomani. Speriamo di no. La festa di S. Ranieri accoglie pisani e studenti e non solo. Verranno da tutte le parti. Lo spettacolo di questa città che si mostra al buio con le sagome dei suoi edifici che lasciano intuire le forme rendendo nulla così la pesantezza delle loro pietre, molti dei quali, potrebbero mostrare la loro impareggiabile bellezza anche alla luce del sole, denota un'eleganza che, come ogni vera eleganza, è data proprio dal vedere-non vedere, dal trionfo delle forme che sono il frutto di un misurato insieme storico, sociale e collettivo. La festa è un momento importante in cui una città si mostra agli altri e a se stessa. Proprio per questo e proprio in un momento in cui la città nel suo insieme festeggia se stessa e la sua storia, non si devono dimenticare le ferite. E la chiusura del palazzo della Sapienza è quella attualmente più grave. Non si vede la volontà cooperativa e solidale delle istituzioni interessate per affrontare il problema di questo edificio, simbolo di una città che purtroppo non è mai riuscita a intrecciare le diverse forze che la compongono. A volte penso che le università e la città di Pisa convivano come separate in casa. Eppure, è difficile immaginare una simbiosi più potente. Il suo futuro culturale, economico e civile non può che essere legato a tale intreccio che non è certo alternativo al turismo, ma anzi ne potrebbe rafforzare la qualità e la quantità. Alla Conferenza dei servizi sul problema della Sapienza non si sono visti né il ministro dei Beni Culturali, né il presidente della Regione, né il sindaco (c'era il presidente della Provincia). La prima preoccupazione politica che serpeggia in città è quella di affermare che le caserme e Santa Chiara sono già impegnate, a quanto sembra, per un'edilizia privata di lusso che oggi appare, vista la crisi che c'è e che verrà (ne è arrivata notizia?), addirittura surreale. Il Santa Chiara, che ha ospitato gli Spedali Riuniti, potrebbe diventare una città nella città, una sorta di downtown del sapere e della cultura, come è accaduto in molte città d'Europa. Il problema della Sapienza andrebbe visto, già nell'emergenza, in una visione più ampia. Temo che non sarà così. Stasera andiamo alla festa di San Ranieri. Il passato e il presente faranno tutt'uno e sarà bello. Ma il futuro, che è anch'esso tutt'uno con il nostro presente, chi lo deciderà? E come?