Parlo e scrivo come cittadino, che vuole cercare di capire che cosa sta accadendo nella propria città, cui guarda con sempre crescente angoscia, più forte dolore, più motivata indignazione. Parlo e scrivo, tuttavia, con sempre minore speranza che qualcuno che sa mi aiuti a capire, abbandonando ogni tentazione di tracotanza, incompatibile con la gestione della vita pubblica (e, invero, anche della privata). Da troppi anni, ahimè, lamento la grave, sempre più grave crisi che ha portato al collassamento istituzionale, sociale e morale la mia città. Di recente ho criticato la gestione regionale del Napoli Teatro Festival e dei Musei d'arte contemporanea, vere benemerenze delle amministrazioni Bassolino. Ancor più di recente ho denunciato e non sono pentito, tutt'altro la volgare mistificazione della cosiddetta Coppa America, con il contorno di ciò che le è stato messo intorno e l'ha seguito. In tutti questi casi, e altri che è inutile ricordare, nessuno ha dato risposte non a me ma ai cittadini, salvo qualche comica o minacciosa dichiarazione ai giornali. Eppure pare che viviamo in epoca di trasparenza, tanto più d'obbligo quando la miseria assedia sempre più ampi strati di cittadini e i giovani non hanno altro destino che l'abbandono. Nessuno ha detto, per far solo un esempio, quali sono stati i costi e la resa della cosiddetta Coppa America, dopo gli sbandieramenti della vigilia, supportati da un incredibile, mistificatore dossier sul "Sole 24 ore", che, primo e solo, ho criticato, incontrando dissensi e resistenze. Già, i dati. Ma sembra che questi non siano più di moda, tanto che non vengono resi noti neppure quelli dell'inquinamento atmosferico, forse anche perché, a quanto sembra, il 70 per cento dei rilevatori non funziona e nessuno se ne preoccupa. Ma non siamo governati da tenaci ambientalisti dei più vari colori, dal verde al giallo, i quali sembrano, ormai, preferire il bigio delle tenebre, quando "tutte le vacche sono nere"? Ho condannato la "politica dell'annuncio" e dei "grandi eventi", cui si affida, giulivi, il destino di Napoli. E ora la Regione annuncia che non ha un euro, tant'è che i mirabolanti annunci, spartiti con il Comune, di splendidi interventi eccezionali (l'inceneritore, il compostaggio dei rifiuti, lo "sviluppo" di "Bagnoli futura" solo di nome, il rifacimento delle strade) sono diventati poco meno di un menzognero spot pubblicitario, a cui non crede più nessuno. Ho sostenuto che ormai si è capaci di intaccare anche l'ultimo patrimonio utile di Napoli, il mondo della cultura. Ebbene, e mi dispiace assai costatarlo, a completare il quadro mefitico giunge la fine indegna del Forum delle culture. Invero non poteva essere diversamente: nato male, malissimo, finisce peggio del male, gestito, com'è stato da sempre, tra insipienza e tracotanza, in una città piena di studiosi insigni e autorevoli, attentamente tenuti al margine, perché non disturbassero. Del Forum abbiamo sentito parlare solo di nomine e di prebende assegnate ai "dirigenti" (ma che hanno diretto?) e abbiamo visto solo qualche banale manifesto pubblicitario, senza nessun programma neppure abbozzato e oggi si dice che non si sono trovati, certo perché sono custoditi gelosamente, chi sa dove e da chi. Ebbene, sembra che la responsabilità del fallimento sia ascrivibile al governo nazionale, che non vuole sganciare i soldi, che dovrebbero essere dati sulla fiducia, senza neppure una modesta, sommaria programmazione. Ma Napoli non doveva fare da sé, come esempio e maestra dell'intero Paese e del mondo intero in nome del suo nuovo (che è il terzo, il quarto, il quinto) "Rinascimento"? E lo si dice, minacciosi e senza vergogna, mentre il Paese vive una tragica crisi sociale, economica, culturale e il governo nazionale, con coraggiosa saggezza, ha detto no alle Olimpiadi, che pur sono una cosa un tantino diversa dalla cosiddetta Coppa America, dalla elitaria Coppa Davis. A proposito ma esiste, senza che io lo sappia, uno stadio per il tennis, dove ospitare dieciventimila persone e non le poche centinaia contenute nelle tribune di qualche circolo cittadino? D'altra parte, contemporaneamente, nelle stesse pagine dei giornali, si parla di bilancio comunale, che pare abbia conservato e incrementato, per oltre due milioni di euro, le prebende per consulenti e segretari di sindaci e assessori, in una amministrazione comunale che, già ai tempi del Comandante Lauro annoverava più dipendenti del Pentagono americano (e oggi quanti sono?). Ma fino a quando bisogna avere pazienza e abusare della pazienza dei cittadini? Fino a quando li si vuole offendere con atteggiamenti intollerabili da chi crede nel costume democratico? Fino a quando si crede di poter giocare la carta della politica mediatica, che è fatta dallo scambio del vero col falso? Ahimè non so rispondere e, dolorosamente, trovo conforto solo nella convinzione che siamo vicini al crollo, che nessuna illusoria e illusionistica autoreferenzialità di politici vecchi e nuovi può evitare. Ne è documento la costatazione che due fattori centrali, determinanti, piaccia o non piaccia (e a me non piace) del nostro Paese, la Chiesa e il Calcio, sono non solo in stato comatoso, ma non riescono neppur più a nascondere i loro peccati vergognosi. Napoli, Napoli che è stata definita "l'esagerazione dell'Italia", può fare eccezione? La fine è vicina: povera Napoli, povero Paese, quando non resta che raccomandarli e raccomandarci al "dio ignoto", continuando a compiere, tenacemente, disperatamente, il proprio dovere. Gli altri siano stramaledetti.