Una storia di amicizia. Lunga. Consolidata. Interessata. Maturata negli anni del ministero dei Beni culturali. Diverse età, esperienze, contesto sociale. Ma un collante politico e strategico di grandissima tenuta: Gianni Letta. Sono Mario Ciaccia, Mario Torsello e Salvo Nastasi. Da loro sono passati, e passano, milioni e milioni di euro. A decine. Con il pallottoliere in mano è facile arrivare a centinaia. HANNO attraversato anni di politica con ruoli ministeriali di prim'ordine, hanno rapporti trasversali in Parlamento, gestito le relazioni con imprenditori di prima, seconda e discussa grandezza. Sono sopravvissuti alle urla e agli sputi del 12 novembre 2011, quando è caduto il governo Berlusconi. Ora sono alla base dell'esecutivo Monti. Ciaccia: è il viceministro allo Sviluppo economico e Infrastrutture, davanti a lui c'è solo Corrado Passera; Torsello è il capo gabinetto del medesimo dicastero; Nastasi è l'alter ego di Torsello al Mibac. Tutti e tre sono sono definiti i "Re" dei commissariamenti d'oro: dove c'è da gestire un'emergenza legata ad appalti, ristrutturazioni, costruzioni, eventi o quant'altro, ecco che intervengono loro. In prima linea. Così nel 2010 quando da Firenze salta fuori l'inchiesta sulla cricca e il G8, qualche strascico raggiunge anche la città di Bari e le assegnazioni per la rinascita del teatro Petruzzelli. Al centro delle due vicende c'è Angelo Balducci, subito arrestato. Il 64enne super dirigente statale era al tempo stesso presidente generale del Consiglio superiore dei Lavori pubblici e commissario per la ricostruzione dello stabile pugliese. Vuol dire avere in mano la gestione dei soldi, decidere chi e come lavora, con un conto finale di 50 milioni di euro rispetto ai 23 iniziali, tanto da far dire al sindaco Michele Emiliano: "Il Petruzzelli è come il Vesuvio, se erutta fa danni". E chi si fa le ossa in terra pugliese? Un giovane dirigente: Nastasi. È lui il sub-commissario al Petruzzelli, è lui a camminare fianco a fianco a Balducci, a conoscere personaggi quali Diego Anemone e Fabio De Santis, sempre gli stessi imprenditori legati allo scandalo della Maddalena. È ANCORA lui a entrare in un'intercettazione telefonica, registrata dai Ros, tra due imprenditori: "...te lo sai che Salvo Nastasi ...io c'ho i documenti in mano... Salvo Nastasi era il presidente di commissione... e ha rivinto la Sac... cioè nel teatro Petruzzelli di Bari c'era lo stesso presidente di commissione e ha rivinto la stessa impresa e io c'ho in mano i documenti". Imprecisione: il presidente della commissione giudicatrice era Silvio Albanesi, Nastasi era sub-commissario. Ma la questione è un'altra: a Bari entra in gioco un'impresa già protagonista della costruzione del teatro di Firenze, oggetto d'indagine della Procura del capoluogo fiorentino, nell'inchiesta sulla Protezione civile. Caso strano: il 10 settembre del 2005, Nastasi, è nominato commissario al Maggio Fiorentino. Non finisce qui. Nel 2010 gli viene assegnato il medesimo ruolo per il San Carlo di Napoli. Anche qui milioni di euro da gestire, un'indagine (poi archiviata) dei pm partenopei, e qualche polemica per un conflitto di interessi legato a sua moglie. La coniuge si chiama Giulia Minoli, figlia del celebre conduttore di Mixer e di Matilde Bernabei, nipote dell'ex direttore generale della Rai. Ebbene, ai vertici del Museo del Teatro San Carlo, il Memus, controllato dalla Fondazione San Carlo, c'è proprio Giulia Minoli con l'incarico di responsabile del "Coordinamento e progetti speciali". ARRIVIAMO a vicende più recenti. Il 13 marzo di quest'anno viene commissariato il Maxxi di Roma, museo nazionale delle arti del XXI secolo. Ufficialmente per questioni economiche, disavanzi, impossibilità ad andare avanti. A dirigerlo c'era Pio Baldi, definito dal professor Salvatore Settis, sulle pagine del Fa t t o , "come uno dei migliori funzionari italiani". I conti non marcavano il colore verde, dato assodato, ma neanche drammatici. Eppure, tutto è saltato. Coincidenza: a breve partiranno i carotaggi all'interno della struttura, il Mibac ha dato l'assenso per la realizzazione di un edificio per migliaia di metri cubi. Lì, Fendi realizzerà il suo museo della moda, collegato al Maxxi, con tanto di uffici amministrativi. Valore dell'opera: 25 milioni di euro, ai quali ne vanno aggiunti altrettanti per un affitto lungo quarant'anni. Un bel gruzzolo da gestire per il ministro Ornaghi e il suo capo di gabinetto Nastasi. Passano dieci giorni. Cambia il ministero non la modalità. La Fondazione Valore Italia, nata per promuovere il made in Italy, perde il suo presidente, Arlechino, anche lei Commissariata. In questo caso le motivazioni solo legate a presunti scontri irrisolvibili in seno al cda, nonostante la fondazione sia in iperattivo e giudicata "v i rtuosa" dal governo. Bene. La soluzione imposta dal dicastero diretto da Passera, nel quale operano sia Torsello che Ciaccia, è quella di assegnare a Carlo Malinconico il ruolo di commissario straordinario. Quest'ultimo è già stato sottosegretario del governo Monti, costretto alle dimissioni per le sue vacanze all'Argentario pagate migliaia di euro dal costruttore Piscicelli, lo stesso che la notte del terremoto de L'Aquila, al telefono, rideva soddisfatto per i possibili appalti nella ricostruzione del capoluogo abruzzese. Malinconico, ora, ha in mano un libretto d'assegni da circa 25 milioni di euro. Da gestire. Da assegnare. Adesso, in molti, si chiedono cosa accadrà al Palacinema di Venezia, dove si svolge la Biennale. Sul Lido è stata scoperta una "cl o a c a " di amianto. La bonifica è bloccata, come i 20 milioni di euro previsti per superare l'impasse. Chissà cosa accadrà?