Da un anno circa entrare in Prefettura è un piacere per gli occhi. Tappeti persiani, divani piccoli ma di classe, e soprattutto un paio di grandi quadri antichi. Tutto molto bello. Uno dei questi quadri, realizzato nella seconda metà del 18 secolo da un ignoto, raffigura un Santo Vescovo. Si tratta di un olio su tela le cui misure sono 310X213, la cui provenienza è chiaramente scritta su una targhetta posta a ridosso dell'opera: «Chiesa San Francesco di Sciacca». Fin qui nulla di particolare, a parte la meraviglia nel ritrovatsi in un luogo tanto elegante. Il «caso» è nato 48 ore fa quando Legambiente di Sciacca ha diffuso una nota stampa con la quale reclama l'immediata restituzione all'istituto statale d'arte «Giuseppe Bonachia» di alcune opere d'arte da parte della Sovrintendenza ai beni Culturali e allo Stato. Queste opere vennero trasferite un paio di mesi fa ad Agrigento, nell'ambito della quattordicesima edizione della Settimana della cultura promossa dal Ministero delle Attività culturali e dall'assessorato regionale ai Beni Culturali. In quella occasione vennero smistati nel capoluogo alcuni quadri della chiesa del Collegio: una «Madonna con San Cristoforo», un tondo con la Madonna del Carmine e, guarda caso, un «Santo Vescovo», tutte tele in precedenza patrimonio della chiesa di San Francesco di Paola, a Sciacca. Siccome di «Santo Vescovo» con provenienza dalla chiesa di San Francesco di Paola a Sciacca non ne risultano altri in giro per il mondo, c'è la netta sensazione che il quadro appeso a una parete della Prefettura, a fare bellissima mostra di se, sia proprio uno di quelli reclamati da Legambiente saccense. Da queste parti, un vecchio adagio recita: «Spoglia a chiesa, e vesti a sacristia», ma almeno quando si entra al palazzo del Governo l'occhio ne trae giovamento, al cospetto di tanta arte sistemata con gusto dal padrone di casa. Nella città delle Terme però, qualche tela la rivorrebbero indietro. 16062012