Le senatrici Magistrelli e Amati scrivono a Lorenzo Ornaghi. Perilli: "La scelta non compete alla politica". I vertici del Pd non hanno digerito la mossa della Regione in favore di Pesaro Una missiva al ministro Lorenzo Ornaghi affinchè i Bronzi di Cartoceto siano riportati ad Ancona pur nell'ambito dell'accordo del 2001 che prevede il pendolarismo delle statue dorate. Questo il contenuto della lettera che le senatrici Pd Marina Magistrelli e Silvana Amati hanno scritto al ministro per i Beni e le Attività culturali. Ma la questione è delicata e dopo la decisione dell'assemblea legislativa di lasciare il gruppo equestre dei Bronzi a Pergola, ad insorgere è il Pd del capoluogo dorico. "E' inopportuno il pronunciamento di una assemblea elettiva che non ha titolo per esprimere valutazioni di tipo tecnico e che dovrebbe esimersi dal concedere spazio a sterili polemiche politiche", afferma contrariato il segretario Stefano Perilli. Non è stata quindi digerita la mossa della Regione in favore di Pesaro con Ancona che viene posta in secondo piano nonostante la presenza sul suo territorio del Museo Archeologico Nazionale. Ad esprimersi sull'annosa vicenda è stato anche il Consiglio di Stato con la recente sentenza in cui ha confermato "l'annullamento dell'ordine dell'allora sottosegretario Sgarbi di depositarli a Pergola in dispregio dell'accordo firmato nel 2001 tra tutti gli enti interessati". Una pronuncia che impone agli enti coinvolti di trovare, entro il termine di 4 mesi dal deposito della sentenza, una collocazione al gruppo scultoreo, in coerenza con quanto stabilito dall'accordo del 2011, che prevedeva un "pendolarismo" biennale dell'opera tra Museo Nazionale di Ancona e Museo di Pergola. Così, le senatrici, hanno chiesto al ministro di ascoltare quanto prima le posizioni degli enti interessati e "ricercare un accordo o, in mancanza, comunque provvedere con decisioni autonome, in ottemperanza della pronuncia giurisdizionale". Il patrimonio culturale "non appartiene a Pergola, o ad altre città, ma all'intera nazione - commentano Magistrelli e Amati - e non è consentito, come accaduto già nel 1988, quando con la forza si impedì all'allora soprintendente di riportare, dopo un prestito di tre mesi, i Bronzi al Museo Nazionale di Ancona (dove erano dal 1948), infischiarsene delle leggi e delle sentenze". Pertanto la sollecitazione al ministero è di adoperarsi "in ogni modo perchè sia garantito il rispetto delle regole, assicurata la tutela dei Bronzi nel modo più coerente con le oggettive risultanze tecniche, che ciascuno avrà il dovere di rispettare". Duro sul voto dell'assemblea regionale sulla richiesta al ministero di lasciare i Bronzi a Pergola, il segretario Perilli che osserva come "la questione non possa essere oggetto di ridicole e campanilistiche liti da condominio". Aggiungendo che il complesso bronzeo "necessita di una collocazione adeguata all'importanza di un reperto che può considerarsi di assoluto interesse nazionale; per questo la scelta della collocazione dell'opera più idonea non può che attenersi alle valutazioni tecniche in capo al ministero, di recente pronunciatosi in maniera netta a favore del Museo Archeologico Nazionale mentre si ritiene inopportuno il pronunciamento di una assemblea elettiva che non ha titolo per esprimere valutazioni di tipo tecnico". Perilli infine ribadisce che il Pd di Ancona "non è affatto indifferente alla questione, ma ritiene che non competa alla politica locale decidere su un tema che riguarda altri livelli istituzionali ed amministrativi, soprattutto in tempi in cui la credibilità delle istituzioni è messa a dura prova e la politica è chiamata ad un comportamento più responsabile ed efficiente".