Manca qualche mattone, scelto come discutibile souvenir dagli immancabili turisti del terremoto. Per il resto, sotto la trecentesca Torre dei Modenesi o Torre dell'Orologio, simbolo di Finale Emilia e di un sisma che continua a fare gli straordinari, lo scenario delle rovine provocato dalla scossa del 20 maggio scorso, che dimezzò il monumento, e poi da quella del 29, che gli diede il colpo di grazia, è rimasto inalterato: non una maceria, non una trave, sono state rimosse, per non parlare di ciò che resta delle tre auto schiacciate dal doppio crollo. Per carità, ci sono altre urgenze in questa terra, dove la gente vive in tenda e i posti di lavoro sono chiusi. «Però sono passate tre settimane e, se quelle macerie venissero spostate, saremmo in tanti a poter tornare nelle nostre case»: l'avvocato Dante Pola, 57 anni, una moglie e 4 figli, non forza i toni, non è certo il momento: vorrebbe solo far presente che la sua abitazione, come altre attorno ai resti della Torre, sarebbe perfettamente agibile. «Io sono fortunato, da qualche giorno riesco, anche se a fatica, ad entrare in casa, ma molti dei vicini o hanno l'ingresso ostruito o il cortile invaso dai mattoni e sono costretti a dormire lontano. Ci siamo rivolti al sindaco, ma ci ha detto che non può fare nulla...». Il primo cittadino, Fernando Ferioli, conferma: «Senza il via libera della Sovrintendenza ho le mani legate: se tocco uno di quei mattoni rischio una denuncia, figuriamoci, con tutti i guai che già ho...». Se è per questo, anche la sovrintendente ai Beni culturali dell'Emilia Romagna, Carla Di Francesco, ha le sue belle gatte da pelare. Non bastassero i 147 campanili danneggiati dal sisma e i 10 crollati, i tanti centri storici (con annesse opere di pregio) inagibili e un patrimonio artistico che richiederà un accurato monitoraggio, ci si è messa anche Italia Nostra a sparare contro la politica dei Beni culturali, accusati di assistere fin troppo passivamente «a demolizioni selvagge, una sorta di pulizia etnica dei campanili e di edifici di valore» come ha affermato l'ex sovrintendente Elio Garzillo. La sovrintendente Di Francesco sospira: «Una cosa per volta. Le macerie a Finale Emilia? Le priorità in questo momento sono altre, tipo mettere in sicurezza muri o tetti pericolanti e, a quanto mi risulta, nessuno ci ha segnalato il caso di Finale. Comunque, siamo pronti ad intervenire e contatteremo subito il sindaco: si tratta di materiali storici che andranno stoccati e che in parte potranno essere riutilizzati per un'eventuale ricostruzione». Poi il capitolo su Italia Nostra. E qui il tono cambia: «Vorrei capire dove sarebbero avvenute tutte queste demolizioni di cui parlano. Sono stati abbattuti, perché assolutamente irrecuperabili, due campanili nel Ferrarese. Uno a Buonacompra e l'altro a Poggio Renatico. Quest'ultimo, una struttura non di pregio del 1949 e non vincolata, è stato distrutto con modalità molto spettacolari e, a mio parere, che si potevano evitare. Ma sono stati gli unici. A Reno Centese, dove un campanile pericolante rappresentava una minaccia per le case del centro storico, dopo aver ipotizzato di smontarlo a blocchi per poi ricostruirlo, è stato invece deciso di effettuare interventi di consolidamento». La sovrintendente non si fa illusioni: «E un percorso lungo, che durerà anni. Occorreranno restauri e interventi di rafforzamento. La stima esatta dei danni ancora non l'abbiamo. Ma l'integrità del nostro patrimonio artistico sta a cuore a tutti, non ci sarà alcuna sottovalutazione».