Di restauri a singhiozzo non se ne può più. Decine e decine di cantieri che aprono e chiudono senza mai portare a termine il recupero degli edifici. Ci sono lavori sospesi nelle chiese Pinta, Tre Re, Aromatari, Lo Gurgo, Origlione, S. Euno, nell' ex Hotel Patria, nei palazzi Bonagia, Marchese, Costantino, di Napoli, Oneto, Guggino, La Rosa, Cesarò, Tassarello, villa Raffo. Sospeso da anni lo scavo di piazza Sett'Angeli. Insomma, un elenco interminabile. Il caso più eclatante è la chiesa dei Tre Re, le cui opere di ripristino sono iniziate nel 1993. Nel frattempo le parti restaurate hanno perso il beneficio degli interventi fatti e ne richiedono altri e il risultato è quello di avere buttato al vento denaro pubblico. La politica dei finanziamenti a pioggia è un vero disastro. Oggi c'è più buio che luce nel recupero. Della Pinta abbiamo raccontato nei giorni scorsi. Un restauro iniziato nel 2005 e non si sa quando la città e i turisti potranno godere dei capolavori interni di Giuseppe Serpotta. Continua la lunga e travagliata storia dal sapore pirandelliano dell'ex Hotel Patria, che dovrebbe diventare residenza universitaria per poco più di 120 studenti fuori sede e dare ossigeno ai commercianti di via Alloro. Anche qui all'orizzonte non si vede il traguardo. La struttura, di proprietà dell'Università di Palermo, ha un centinaio stanzette ed è affidata all'Ersu. Quasi cinque anni fa l'impresa Ati di Giovanni Agogliaro e Giuseppe Franzone consegnò l'edificio restaurato (quasi 2,5 milioni di euro) e l'Ersu si affrettò ad arredarlo. Nel frattempo i tecnici dell'Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario si accorsero che nell'edificio mancava una scala di sicurezza e che quella condominiale da dove giornalmente dovrebbero accedere gli studenti era in condizioni precarie, dunque di pericolo. E non finisce qui. Intanto una colonna del porticato interno cedeva spezzandosi in due e causando una lesione ad una parete laterale. Con le piogge invernali gli infissi in legno, "azzizzati" e camuffati dalla pittura, si rivelano un colabrodo. Da tutte le parti penetra acqua piovana andando ad allagare le stanzette e i lunghi corridoi. Una mazzata per l'Ersu. Oggi per rendere funzionale la struttura occorrono non meno di 500 mila euro. Le casse dell'Università piangono e il residence per gli studenti rimane sulla carta. Nel frattempo gli impianti elettrici e idraulici non usati subiscono danni. Anche qui denaro pubblico gettato al vento. V. P. 14062012