L'ex direttore inviò un plico al ministro dopo il sequestro della Biblioteca IL GIORNO dopo il sequestro della Biblioteca dei Girolamini, l'ex direttore Massimo Marino De Caro inviò un plico al ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi. All'interno della busta, rileva il giudice Francesca Ferri, c'erano documenti «attestanti le competenze professionali in materia di libri antichi nonché il lavoro "meritorio" svolto presso la Biblioteca » da De Caro. «Questo dopo che lo stesso si era impossessato di più di duemila volumi», sottolinea il gip nell'ordinanza bis emessa nei confronti dell'ex direttore con l'accusa di associazione per delinquere. Fra le carte inviate a Ornaghi, che aveva peraltro confermato De Caro come consulente del dicastero nominato dal precedente ministro, «si rinveniva si legge anche un progetto di restauro del complesso monumentale dei Girolamini a firma dell'architetto Stefano Gizzi, soprintendente per i Beni architettonici di Napoli e provincia». Su questa circostanza, il 31 maggio, Gizzi è stato ascoltato come teste in Procura. Nell'ordinanza, il gip Ferri ricorda che il soprintendente, pochi giorni prima di essere sentito, aveva espresso in una lettera a Repubblica «pubbliche dichiarazioni sulle qualità morali dell'indagato Sandro Marsano (sacerdote ed ex conservatore della Biblioteca, perquisito durante l'inchiesta n.d.r.) come tali oggetto di pronta censura dei vertici ministeriali». Ai pm, Gizzi ha confermato che il progetto era stato «elaborato dal suo ufficio» e non era stato eseguito «per mancanza di finanziamenti». Quindi ha rimarcato che «a tale progetto nessun contributo aveva apportato De Caro, atteso che, al momento della sua nomina a direttore della Biblioteca, era già stato approvato». L'episodio del plico inviato al ministero viene citato dal giudice «per lumeggiare la persona di De Caro e la sua capacità di mistificazione della realtà». Il gip cita altre circostanze, come l'incontro chiesto via mail dall'ex direttore al professor Mauro Giancaspro, nominato custode giudiziario della Biblioteca e ora nuovo direttore, e la telefonata al docente universitario Tomaso Montanari all'indomani della sua denuncia pubblica sullo sfacelo dei Girolamini, come spie della «spregiudicatezza di De Caro, pronto a contattare e influenzare dichiarazioni di soggetti in grado di offrire un contributo alle investigazioni». L'inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio e coordinata dai pm Michele Fini e Antonella Serio con il procuratore aggiunto Giovanni Melillo va avanti. È caccia alla rete internazionale che De Caro avrebbe intrecciato. Interrogato in cella, l'indagato ha ammesso di aver venduto alcuni libri, ma ha sostenuto di averlo fatto «per sostenere la Biblioteca». Gli avvocati Ester Siracusa, Grazia Volo e Leo Mercurio hanno presentato istanza di Riesame. (d. d. p.)