le norme: i passaggi-chiave Costi e incassi «La fruizione è un bene collettivo» Mario Barresi Catania. Il personale di custodia dei beni culturali in Sicilia? «È inferiore rispetto alle previsioni normative di oltre dieci anni fa e insufficiente a garantire la vigilanza e la fruizione dei siti». L'eccessivo impiego di personale per la vigilanza notturna? «I turni saranno necessari fin quando non saremo in grado di garantire la videosorveglianza di tutti i siti culturali regionali». Lo sbilanciamento fra costi di gestione e incassi dei "tesori" siciliani? «Non è di per sé comprovante l'inutilità della loro fruizione». Le risposte sono di Gesualdo Campo, dirigente generale del Dipartimento regionale dei Beni culturali e della identità siciliana. Le domande scaturiscono da un'inchiesta pubblicata su La Sicilia il 3 giugno scorso con la "mappa" dei custodi dei beni culturali in Sicilia (1.357 fra dipendenti regionali e personale della Beni Culturali Spa, azienda partecipata della stessa Regione) e sul rapporto sbilanciato fra costi e incassi negli stessi siti culturali. Campo mette alcuni punti fermi sull'argomento: «A oltre 13 anni dalla previsione normativa del 1999 di 1.651 unità di agenti tecnici custodi e a fronte di un fabbisogno al 2000 di 2.334, nonostante la successiva attivazione di quattro nuovi musei e 25 parchi archeologici, l'attuale dotazione di agenti tecnici custodi si attesta a 943 unità, di cui circa 450 soltanto sono di profilo C "assistenti tecnici custodi" a fronte di una previsione di legge di 1651, ovvero circa il 30 . Gli altri sono di profili B e C, utilizzabili per la fruizione e solo in modo ausiliario per tutela e vigilanza che sono mansioni specifiche del profilo C. A questi si devono aggiungere i 414 della Società Beni Culturali, di cui circa il 50 a tempo parziale, parimenti ausiliari. Il totale di 1.357 unità è insufficiente a garantire la vigilanza e la fruizione dei siti culturali. Tant'è - aggiunge Campo - che facciamo ricorso, ai sensi della legge regionale 191999, nei periodi di massimo afflusso, come quello primaverile di norma caratterizzato non, come quest'anno, da contingenti scadenze elettorali, secondo le malevoli illazioni di stampa, bensì dalle festività pasquali, dalla Settimana della cultura e dai ponti del 25 Aprile, del 1 Maggio e del 2 Giugno, alle associazioni di volontariato, sin quando l'apposito capitolo ci consente di rimborsare loro le spese sostenute nella misura forfettaria di legge del 14 delle retribuzioni orarie individuabili nelle Camere di Commercio». Un altro punto è il boom di turni straordinari per la vigilanza notturna, che hanno l'effetto di far lievitare le spese del personale. «I turni notturni - specifica il dirigente - saranno necessari sino a quando non saremo in grado di garantire la televigilanza di tutti i siti culturali regionali, in dipendenza delle possibilità di bilancio; due unità costituiscono il minimo obbligatorio, non potendo il lavoratore prestare servizio notturno da solo, e si ricorre a tre solo nei presidi di centrali operative che coprono più siti, come ad esempio al Teatro greco-romano di Catania in cui concorrono i sistemi di tutti i siti cittadini, uffici della Soprintendenza inclusi, con la conseguente frequente possibilità che un custode debba allontanarsi per consentire l'accesso delle forze dell'ordine al sito in cui sia eventualmente scattato l'allarme». E l'alto costo di gestione di alcuni musei e parchi regionali a fronte di incassi irrisori? «I siti culturali vanno ovviamente custoditi, mantenuti, messi in sicurezza e diserbati ai fini antincendio a prescindere dalla loro apertura al pubblico, sicché il confronto tra costi di gestione e incassi non è di per se comprovante l'inutilità della loro fruizione. Anche a voler prescindere dalla missione primaria dell'identità siciliana attribuita al Dipartimento che dirigo: dal punto di vista identitario non cambia molto, infatti, se la collettività, storicamente committente, è privata del "suo" patrimonio culturale dai tombaroli per riversarlo sul mercato clandestino o dall'incapacità dell'amministrazione titolare di offrirlo alla fruizione gratuita di scolaresche e anziani. La sottrazione comportando vuoti non solo fisici, ad esempio un altare senza più la pala dedicatoria, ma soprattutto psicologici e sociali tanto per i singoli che per la comunità insediata in un dato luogo, attorno alla propria chiesa, al proprio municipio, ai propri palazzi, al proprio piccolo o grande museo e alle proprie memorie archeologiche che contribuiscono in modo determinante a cementarne il sistema di relazioni e a renderla unita quanto unica». 12062012