E' la seconda d'Italia, dopo quella di Brera, eppure l'Accademia di Belle Arti di Catania non ha una sede che possa definirsi tale. Si arrangia a Barriera, moltiplicando le tensostrutture trasformate in aule e laboratori, si adatta nel pianoterra di via Reclusorio del Lume, e sta, in modo provvisorio, nell'appartamento di via Vanasco, pagato, finora ma non oltre, dal ministero della Pubblica istruzione. E' il problema di sempre che si ripete uguale mentre tutto cambia. Gli allievi, in 13 anni, sono passati da 500 a 2031, 700 più che all'Accademia di Roma, 800 più di quella di Palermo. Ragazzi che arrivano da tutta la Sicilia, capoluogo compreso, ma anche da altre città d'Italia. E sono aumentati, in modo esponenziale anche i corsi, soprattutto quelli ad indirizzo tecnologico. Alle quattro scuole canoniche - pittura, scultura, decorazione e scenografia - sono stati aggiunti i corsi di grafica, progettazione d'arte, conservazione e tutela dei beni culturali, progettazione artistica d'impresa, fotografica, grafica d'arte e graphic design. Corsi raddoppiati per la laurea breve e per quella specialistica. E si sono moltiplicate in maniera esponenziale anche le materie, passando dalle originarie 31 alle attuali 240, mentre i docenti restano fermi a 54, e ne sarebbero necessari 200-220. Così si spendono 450.000 euro l'anno per i professori a contratto. Ma le strutture carenti e arrangiate non bloccano lo slancio creativo e il piacere della cultura. Enzo Indaco, che dell'Accademia è presidente, vuole qualificarne ulteriormente l'offerta didattica programmando la realizzazione di una scuola d'eccellenza a numero chiuso dedicata ai beni culturali, al graphic design, alla fotografica e alla progettazione artistica d'impresa. Una scuola aperta al Mediterraneo, nella consapevolezza che le accademie italiane sono le più ambite del mondo. Ovviamente c'è il problema della sede, ma il prof. Indaco non si scompone. «In qualche modo faremo. Non ci scoraggiano nemmeno le tende». E se non si scoraggiano, di certo si arrabbiano, e tanto. Soprattutto se si pensa alle altre Accademie d'Italia ospitate in sedi prestigiose dalle istituzioni locali. A Catania, invece, solo promesse e progetti disattesi, come quello - costato tempo e fatica - volto alla realizzazione del primo «Politecnico delle Arti d'Italia» per il quale, nel 2007 - ministro alla Cultura Mussi e sottosegretario Nando Dalla Chiesa - era stato sottoscritto un protocollo d'intesa firmato da ministero, Regione, Provincia, Comune di Catania, Teatro Massimo Bellinini, Teatro Stabile, Accademia di Belle Arti e Istituto musicale Vincenzo Bellini. Allora l'Accademia aveva individuato anche la sede - e pagato un acconto di 250.000 euro - nell'ala nuova della Manifattura Tabacchi e nel secondo piano dell'immobile che prospetta su piazza San Cristoforo. «Era un progetto illuminato di integrazione tra le arti e i saperi - ricorda il prof. Indaco - anche perché si poneva come occasione di crescita culturale del quartiere cui il progetto dedicava uno spazio di 1.500 metri quadrati che sarebbe stato al centro di molte iniziative e attività. Ed era un progetto sostenibile. L'Accademia ha quadri e opere d'arte da esporre, laboratori da realizzare, a partire da quello di restauro... ». Invece non se n'è fatto nulla perché la Manifattura Tabacchi è stata destinata ad ospitare il museo archeologico. Una soluzione, secondo Indaco, non incompatibile con il Politecnico delle Arti anche perché uno spazio così enorme necessita capitali importanti per la ristrutturazione e per la gestione. «I primi non ci sono, perché l'Unione europea finanzia soltanto i musei d'arte contemporanea, e per la seconda non è pensabile puntare sui proventi dei coffé shop. Chi lo sostiene non è mai stato in un museo». E così si torna al punto di partenza: all'insensibilità della classe politica, alla sua inadeguatezza e disinteresse ad occuparsi di cultura e di scelte strategiche. Ma l'Accademia non demorde. Ha idea di avviare, per l'anno prossimo, una scuola di restauro a tre indirizzi: pittorico, scultoreo e ceramico. I ministeri dei Beni culturali e della Pubblica Istruzione hanno sottoscritto un progetto per attivare le scuole di restauro all'interno delle accademie. Si tratta di un corso quinquennale che prevede esami finali al termine dei quali ci si potrà iscrivere all'albo professionale. Una scuola che presuppone un forte raccordo con l'Università soprattutto per quanto riguarda la diagnostica e, dunque, gli aspetti legati alla fisica e alla chimica. E, anche in questo caso, si porrà il problema della sede. E la politica resterà ancora a guardare? 13062012
SICILIA - Accademia di Belle Arti di Catania - E' seconda d'Italia dopo Brera ma continua a non avere sede
L'Accademia di Belle Arti di Catania non ha una sede stabile, ma si arrangia in diverse strutture trasformate in aule e laboratori. Gli allievi sono aumentati, soprattutto quelli provenienti dalla Sicilia, e i corsi sono stati raddoppiati, con l'aggiunta di nuovi indirizzi come la grafica, la progettazione artistica d'impresa e la fotografica. Tuttavia, i docenti restano fermi a 54, e ne sarebbero necessari 200-220. L'Accademia vuole qualificarne ulteriormente l'offerta didattica, programmando la realizzazione di una scuola d'eccellenza a numero chiuso dedicata ai beni culturali e al graphic design.
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