Un centro per artigianato e commercio secondo Corvino e Multari QUANDO gli uffici della vecchia fabbrica di carta per sigari e di figurine Panini, che si specchiavano nel fiume, sono venuti giù su committenza della srl emiliana Fergos, dall'argine di fronte la gente ha applaudito. Dal 1956 le palazzine ostruivano la vista sul Sarno invadendone una riva senza zona di rispetto. Eppure l'antica Pompei nacque anche in virtù della "forcella" Sarno-Bottaro, un fiume e il suo affluente. Il recupero di quella prospettiva è stato uno degli obiettivi primari dei progettisti della Cartiera che si inaugura oggi a Pompei, e domani mattina alle 9 per i visitatori: Corvino e Multari. Per gli architetti, di recente coinvolti anche in uno dei possibili progetti per il nuovo stadio del Napoli condiviso con Arup e commissionato da Marilù Faraone Mennella, quello che negli studi di architettura si chiama "concept", il senso cioè di un intervento a Pompei, è stato quello di creare un centro integrato per l'artigianato e il commercio, come chiedevano i committenti Coopsette e Fingiochi spa riuniti nella Fergos, ma di riflettere sulla necessità di fare anche un "edificio- paesaggio". Una costruzione su 90 mila metri quadri in via Macello, uscita A3 Pompei est-Scafati, con 110 negozi, dagli artigiani riuniti a colossi come Media World. Un complesso che tenesse conto del contesto e tendesse a recuperare il recuperabile dell'esistente, in questo caso, di un episodio di archeologia industriale non tutta salvabile. Vincenzo Corvino e Giovanni Multari si affermano nel 2002 con un intervento che li impone nel loro settore, il restauro del grattacielo Pirelli dopo che un aereo l'aveva trapassato, a pochi mesi dall'attacco alle Twin Towers. L'operazione valse al duo la Medaglia d'oro per l'architettura. Corvino e Multari avevano esposto l'idea della Cartiera di Pompei già nel video di Gianpaolo De Siena "Vesuvius", prodotto da Graus con la Regione, dove il loro lavoro, che include Palaponticelli, stazione di Castellammare e Centro europeo per le creatività emergenti, è interpretato dall'obiettivo di Mimmo Jodice. E dopo il restauro del Mercato coperto di Reggio Emilia, sempre per Coopsette, il progetto per un centro commerciale sui generis, che nega il concetto classico e reiterato di scatola chiusa e apre a nuove possibilità. Per esempio un parco pubblico di 8000 metri quadrati dove vengono salvati i vecchi pioppi, tipici delle cartiere come gli esemplari monumentali della Lefevre all'Isola Liri. La Cartiera è dichiarata "opera di interesse pubblico" da un protocollo di intesa della città di Pompei e del sindaco Claudio D'Alessio con il ministero del Lavoro, per il quale i 90 ex operai della fabbrica della carta saranno assorbiti nella nuova struttura. Corvino e Multari hanno tenuto conto delle grandi capriate che consentivano l'ingresso della carta per la lavorazione. Hanno pensato a grandi occhi di luce dall'alto (in collaborazione con lo studio di Londra Design International), come nelle antiche domus pompeiane, di cui hanno preso in prestito anche il rosso delle pitture. E hanno fatto "galleggiare" l'edificio, creando invece dei parcheggi sterminati che s'incontrano davanti ai centri commerciali 2000 posti auto sottoposti e perciò di assai minore impatto visivo. Un progetto che riavvicina Corvino e Multari a Napoli, la loro città, e al Vesuvio, che fa da sfondo al bello studio dei Ponti Rossi del duo di architetti. E che testimonia l'utilità e l'importanza di non creare fughe di cervelli quando si riesce a coniugare la conoscenza del territorio alle capacità.
CAMPANIA - Pompei, recuperata l'ex Cartiera
Un centro per artigianato e commercio è stato inaugurato a Pompei, grazie a un progetto di Corvino e Multari. Il complesso, chiamato Cartiera, si trova in via Macello e copre 90.000 metri quadrati. Ha 110 negozi, tra cui quelli di artigiani e grandi aziende come Media World. Il progetto è stato realizzato con l'aiuto della Fergos e ha avuto l'obiettivo di recuperare il paesaggio e creare un edificio- paesaggio. Corvino e Multari hanno tenuto conto del contesto e hanno cercato di salvare alcuni elementi dell'esistente, come le grandi capriate che consentivano l'ingresso della carta per la lavorazione.
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