Accelerare le indagini sulle vittime del terremoto. Per questo il procuratore generale di Bologna, Emilio Ledonne, ha fissato per giovedì mattina un vertice con i pm di Modena e Ferrara, titolari dei fascicoli sulle morti causate dal crollo dei capannoni dopo le scosse del 20 e il 29 maggio. L'obiettivo: coordinare tutti gli accertamenti tecnici per individuare eventuali responsabili, sotto la direzione della procura generale. Due le strade ipotizzate: una superperizia per le strutture collassate durante entrambi i sismi oppure perizie distinte per permettere così alle aziende coinvolte di velocizzare l'iter dei dissequestri e quindi ripartire. A Ferrara sono 30 gli indagati accusati a vario titolo di omicidio colposo per gli operai deceduti nei crolli del 20 maggio. A Modena, invece, l'inchiesta si occupa dei 12 decessi del 29 maggio, cioè quelli per cui ci possono essere responsabilità di terzi. E proprio questa mattina sono in programma gli esami autoptici sui lavoratori uccisi dal crollo dei capannoni della Bassa. Ma la terra continua a tremare. Anche in Toscana. Ieri mattina alle 11.48 il terremoto ha fatto capolino in provincia di Arezzo: l'epicentro nel Casentino, nella zona di Pratomagno. La scossa - di magnitudo 3.7 - è avvenuta a quasi 70 chilometri nel sottosuolo: non ci sono stati danni a persone o cose. Il meccanismo, hanno spiegato dall'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, è lo stesso del sisma di Ravenna del 6 giugno: il movimento della placca Adriatica che si piega e scende sotto l'Appennino. Sempre ieri mattina la terra ha scalciato, lievemente, anche nel Modenese. Dove le popolazioni continuano a vivere nel dramma di non aver più un tetto sotto cui dormire. Secondo i dati diffusi dalla Protezione civile, sono oltre 16mila le persone sfollate, tra l'Emilia Romagna e il Mantovano (circa 2.000). La maggior parte è ospitata nelle tendopoli (34), il resto nelle strutture al coperto e negli alberghi della costa. Per tantissimi ritornare a casa o lavoro è un'utopia. I primi verdetti delle rilevazioni effettuate dai tecnici della Protezione civile parlano chiaro: solo il 38 degli edifici pubblici e privati è agibile. Tutte le altre strutture non sono sicure, seppur con diverse percentuali di criticità. Trai più martoriati ci sono i luoghi di culto. Tanto da spingere il vescovo di Carpi Francesco Cavina a un appello: «Nella nostra diocesi sono aperte solo tre chiese su cinquanta: le istituzioni devono subito intervenire». Di pari passo con gli accertamenti dei tecnici, proseguono anche le demolizioni di palazzi e monumenti pericolanti. «Una vera e propria pulizia etnica nell'edilizia», denuncia Italia Nostra, l'associazione attiva nella salvaguardia del patrimonio culturale. Secondo l'ex sovrintendente e direttore regionale dei beni culturali dell'Emilia-Romagna, Elio Garzillo, «le strutture statali hanno dimostrato un'inedita disponibilità nell'autorizzare e nel tollerare le demolizioni». Da qui l'appello al governatore Vasco Errani affinché «valorizzi l'Istituto di beni culturali (Ibc) per la tutela del patrimonio nella fase di ricostruzione senza alimentare il businnes».
TERREMOTO EMILIA - Terremoto ruspe selvagge sui monumenti
Il procuratore generale di Bologna, Emilio Ledonne, ha fissato un vertice con i pm di Modena e Ferrara per coordinare le indagini sulle vittime del terremoto del 20 e del 29 maggio. L'obiettivo è individuare eventuali responsabili e coordinare gli accertamenti tecnici. A Ferrara sono 30 gli indagati accusati di omicidio colposo per gli operai deceduti nei crolli del 20 maggio, mentre a Modena si occupa dell'inchiesta sui 12 decessi del 29 maggio. I lavoratori uccisi dal crollo dei capannoni della Bassa sono stati sottoposti agli esami autoptici.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo