Bologna. Le demolizioni di questi giorni nei luoghi colpiti dal sisma sono azioni «contronatura», simili «a una pulizia etnica nell'edilizia». È la denuncia di Italia Nostra, l'associazione attiva nella salvaguardia del patrimonio culturale, su quanto sta accadendo nelle zone vittime del terremoto in Emilia. Secondo l'ex sovrintendente e direttore regionale dei beni culturali dell'Emilia-Romagna Elio Garzillo, infatti, «le strutture statali hanno dimostrato un'inedita disponibilità nell'autorizzare e nel tollerare le demolizioni», andando spesso contro la volontà delle popolazioni locali. Tanto che per Italia Nostra il rischio concreto è di una perdita di democrazia: «Succede sempre nei momenti di emergenza, la base diventa evanescente e inascoltata», è l'allarme della sismologa storica Emanuela Guidoboni. Simbolo di questa frattura sono proprio le demolizioni in atto da giorni nelle "zone rosse": «L'opinione pubblica si è convinta che possano essere la soluzione, anzi l'unica, ai problemi del momento. E persino la stampa ne celebra l'esecuzione», ha proseguito Garzillo, paragonandole a quelle di Messina del 1908-09. Insomma, prosegue Italia Nostra, è come se si fosse fatta una distinzione di valore della monumentalità, una divisione tra edifici sommersi e salvati: «Si sarebbe dovuto procedere con fasciature, incatenature e imperniature, come si era fatto nel 1996 a Reggio Emilia», ha spiegato ancora Garzillo che, insieme all'ex presidente dell'associazione Giovanni Losavio, ha puntato il dito contro le istituzioni. Quelli di questi giorni delle sovrintendenze, ha ricordato, «sono sopralluoghi utili ma inefficaci», perchè «di fatto si è trattato di organi con un solo fine di coordinamento e non decisionale, scavalcate e subordinate alla Protezione Civile». Ecco perchè Italia Nostra si è rivolta direttamente al presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, perchè «valorizzi l'Istituto di beni culturali (Ibc) per la tutela del patrimonio nella fase di ricostruzione». Anche per non farla diventare un business: «Piuttosto dirottiamo i finanziamenti delle grandi opere alla messa in sicurezza e al ripristino dei monumenti danneggiati», ha concluso l'architetto Pierluigi Cervellati. Non si ferma intanto lo sciame sismico in Emilia. Nelle ultime 24 ore sono una quarantina le scosse registrate, con una magnitudo compresa tra il 2.2 e il 3.1. Un «movimento a scatti», come lo definisce il presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Stefano Gresta, causato dalla placca africana che spinge verso Nord. Ieri è è toccato anche alla Toscana: in provincia di Arezzo, nella zona di Pratomagno, è stata registrata una scossa di 3.7, ma nessuno se n'è accorto. Il terremoto ha avuto una profondità di 68,9 chilometri ed è stato localizzato nel distretto del Pratomagno, vicino ai comuni di Castel San Niccolò, Ortignano Raggiolo, Poppi, Pratovecchio, Stia. Proprio la profondità ha impedito alla popolazione di avvertire il terremoto che invece è stato regolarmente registrato dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Ma la vera emergenza resta quella delle tendopoli e degli sfollati tra Emilia e Lombardia: a tre settimane dal primo sisma, sono ancora oltre 14.500 le persone senza casa. Ed è boom per le richieste d'affitto temporaneo, mentre tra demolizioni e polemiche sul decreto relativo ai primi interventi, fatica la ripresa economica. 12062012