Letojanni. Il «Pozzo Cacopardo» andrebbe ristrutturato e utilizzato a scopi turistici Il pozzo Cacopardo da tutelare e valorizzare Foto Alott Letojanni. Assomiglia tanto, anche nella sua semplicità architettonica, ad un'antica torre, componente indispensabile dei manieri d'un tempo, sopravvissuta, in modo egregio, all'azione distruttrice degli agenti atmosferici e non meno alle assurde e contraddittorie nefandezze, compiute, con una certa frequenza, dalla mano dell'uomo. Quello che sorge in contrada Vigna Vecchia, sulla sponda sinistra del torrente Leto, non è altro, invece, che un pozzo, annesso ad uno dei tanti piccoli latifondi esistenti, all'epoca, nel Contado di Taormina. Una caratteristica costruzione, realizzata, a cavallo tra 800 e 900, in pietra e mattoni, al cui interno erano riposti i meccanismi per l'estrazione dell'acqua d'irrigazione, di cui nell'ambito del territorio del Comune ne rimane un altro esemplare, anch'esso ben conservato, all'interno di un terreno privato alla confluenza tra le vie IV Novembre e Monte Bianco, per non parlare di quello sito nella limitrofa frazione taorminese di Mazzeo. Inteso come «Pozzo Cacopardo» dal nome degli ultimi proprietari, il manufatto in questione è stato, parecchi anni addietro, rilevato dall'Ente pubblico locale, per continuare a sfruttare la fonte sotterranea, ponendola a servizio del civico acquedotto. Nessuna attenzione, però, è stata, mai riposta all'elemento esterno, quello squisitamente architettonico, quale reperto di indubbio valore storico, tipico esempio dell'ormai andata, ma non da dimenticare, civiltà contadina. Andrebbe, pertanto, quel cilindro di pietre e malta, assieme al gemello del centro storico, debitamente tutelato, col vincolo della Sovrintendenza dei beni culturali, conservato e valorizzato, facendone, nel contempo, un'attrazione turistico-culturale. A. L. T. 12062012