IL TAM tam si rincorreva da giorni sul sito di Veronica Locatelli, la artista e ricercatrice fiorentina morta tragicamente a 37 anni, nella notte fra il 15 e il 16 luglio 2008, precipitando nel buio da un bastione del Forte Belvedere. Ieri doveva essere il giorno della sentenza. Il processo per omicidio colposo contro l'ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici e altre cinque persone, cominciato più di un anno fa, il 19 maggio 2011, doveva concludersi ieri. La madre, il fratello, gli amici di Veronica erano tutti in aula bunker. C'era anche la mamma di Luca Raso, lo studente romano di informatica morto a 20 anni, la notte del 3 settembre 2006, precipitando dal Forte quasi nell'identico punto di Veronica. C'erano tutti ma non c'è stata la sentenza. Il giudice Francesco Maradei lo stesso magistrato che presiede il collegio giudicante del processo per l'area di Castello e proprio in questi giorni è al centro di un caso, per aver incontrato più volte, prima dell'inizio del processo, nella commissione per l'introduzione delle migliori pratiche in tribunale l'ex assessore all'urbanistica Gianni Biagi, dirigente regionale e principale imputato di Castello si è ritirato in camera di consiglio, ci è rimasto circa due ore e alla fine non è uscito con una sentenza ma con la decisione di riaprire il processo. Come previsto dall'articolo 507 del codice di procedura penale, ha ritenuto «assolutamente necessaria» la assunzione di nuovi mezzi di prova. E perciò ha stabilito che lunedì prossimo, 18 giugno, alle 14,30 venga eseguito un sopralluogo al Forte del Belvedere (nel frattempo, peraltro, trasformato e messo in sicurezza con l'abbassamento dei terrapieni e il loro allontanamento dai parapetti). Poi ha fissato altre tre udienze il 20 giugno, 10 e 16 luglio, e una potenziale anche il 18 luglio, per sentire 18 testimoni, di cui 7 già ascoltati nel processo parallelo per la morte di Luca Raso, e cinque dei sei imputati, fra cui l'ex sindaco Domenici. «E' una tortura», ha commentato sgomenta la mamma di Veronica, Anna Maria Bettini. Secondo il pm Concetta Gintoli, sia Luca Raso che Veronica Locatelli sono morti perché il Forte del Belvedere era pieno di insidie e in particolare nell'area della cannoniera il terrapieno erboso e il parapetto, privo di protezioni, erano quasi alla stessa altezza e separati solo da uno stretto camminamento e l'illuminazione era insufficiente e tale da ingannare la vista, cosicché nella notte le chiome degli alberi del sottostante Giardino di Boboli potevano essere scambiate per un prato. Dopo la morte di Luca, sua madre, Angela Manni, aveva segnalato al sindaco Domenici la pericolosità del luogo e gli aveva chiesto di metterlo in sicurezza. Perciò il pm, ritenendo particolarmente grave la negligenza del sindaco, dell'allora direttore della Cultura Giuseppe Gherpelli e del tecnico della sicurezza Ulderigo Frusi, ne aveva chiesto la condanna a 4 anni. E aveva chiesto la condanna a tre anni di Susanna Bianchi, presidente della cooperativa Archeologia, che gestiva l'estate del Forte, mentre aveva sollecitato l'assoluzione per Daniele Gardenti e Monica Zanchi, incaricati dei controllo per conto della cooperativa. All'inizio del processo, il 19 maggio 2011, il pm aveva chiesto di ascoltare una serie di testimoni della morte di Luca Raso e di quelle, precedenti, di alcuni cani piombati nel vuoto dai bastioni del Forte. In quella udienza il giudice Maradei decimò la lista dei testimoni, affermando che le circostanze relative alla morte di Luca Raso fossero «del tutto estranee» al processo per la tragica caduta di Veronica Locatelli, e definendo «irrilevanti» le morti degli animali. Non volle ascoltare nessun teste sulla vicenda di Luca Raso, neppure la madre del giovane. Ora, a quanto pare, ha cambiato idea. Commenta uno dei legali di parte civile, l'avvocato Mario Taddeucci Sassolini: «Non ci si può che compiacere del fatto che un giudice compia un gesto di grande responsabilità, ritornando sui suoi passi e riconoscendo i propri errori. Mi pare che con questa decisione si sia riconosciuto che il processo Raso e il processo Locatelli siano un processo unico e che non si possa decidere sulla morte di Veronica senza una ricostruzione della morte di Luca ».