Saranno sentiti oggi Ceriani e Roncoletta. L'inchiesta si ingarbuglia con intrecci politici. Ai pm negata la perquisizione di uno stabile a Roma: ai carabinieri fu detto che faceva capo al senatore del Pdl Saranno interrogati oggi Marco Ceriani e Federico Roncoletta dal giudice per le indagini preliminari Guido Taramelli. Un interrogatorio di garanzia chiesto per rogatoria sulla base dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Napoli Francesca Ferri. Ceriani e Roncoletta (assistiti dagli avvocati Adami e Libardi), accusati a vario titolo di far parte dell'associazione per delinquere che vede in Marino Massimo De Caro «l'ideatore» di quell'immenso ammanco del patrimonio librario della biblioteca napoletana dei Girolamini, oltre che del reato associativo (perchè per l'accusa anche loro hanno partecipato all'attività di individuazione, prelevamento e asporto dei libri, hanno eseguito le attività per far si che i volumi sottratti arrivassero a destinazione e infine hanno partecipato alla gestione della rete di relazioni commerciali) rispondono anche di peculato. Una vicenda nella quale entrano rapporti con politici che favorirono la nomina di De Caro a direttore della biblioteca e dopo il suo incarico i libri antichi «venivano trasferiti da Napoli a Verona per essere poi spostati in altre regioni d'Italia e all'estero» da una «vera e propria organizzazione criminale che ha in Marino Massimo De Caro il capo e promotore»: lo scrive il gip Francesca Ferri nell'ordinanza di custodia cautelare notificata sabato al direttore della storica biblioteca che ora risponde anche di associazione per delinquere. «La facilità con cui i libri uscivano dall'Italia per essere consegnati, ad esempio, a case d'asta straniere è tale», scrive ancora il giudice, «da consentire la qualificazione dell'associazione in argomento come transnazionale». Ma il gip ipotizza addirittura che il furto di migliaia di volumi - così consistente da poter essere definito «saccheggio» - sia stato pianificato. La nomina di De Caro a direttore (avvenuta «ad onta di ogni regola e grazie all'influenza politica correlata all'incarico fiduciario di consigliere dell'ex ministro per i Beni e le attività culturali Gianfranco Galan») per il giudice è «senza dubbio il primo e fondamentale passaggio di un programma in precedenza predisposto ed organizzato in tutte le sue fasi e non invece una semplice occasione per perpetrare occasionali sottrazioni». E il gip delinea lo scenario sostenendo che «risulta posta in essere una vera e propria attività di depistaggio attuata grazie a quella ramificata rete di conoscenze, anche politiche, in virtù delle quali De Caro si è garantito un'incredibile ascesa ai vertici del Ministero sino a divenire consigliere del ministro». Nell'ordinanza si legge anche della «impedita perquisizione dello stabile in via Crispi a Roma (di cui De Caro aveva le chiavi e dal quale chiamava oltre che risultare intestatario dei contratti delle utenze) che risultava essere la sede del circolo di Buongoverno, entità riferibile direttamente al senatore Marcello Dell'Utri». Il 24 aprile, prosegue l'ordinanza, veniva disposta la perquisizione con l'espressa indicazione di escludere i locali riferibili al senatore. Ma emerse che quei locali erano la sede della segreteria politica del senatore che vi si appoggiava se aveva necessità di fare qualche riunione a Roma. E per il rispetto dovuto alle prerogative parlamentari tutelate dalla Costituzione la perquisizione non avvenne. Restano le sottrazioni di volumi e a sostegno di questa tesi, il gip cita per esempio le dichiarazioni fatte durante l'interrogatorio di garanzia da Viktoriya Pavlovski, segretaria particolare e coindagata di De Caro: la donna ha infatti affermato di aver accompagnato De Caro a visitare la biblioteca già prima della sua nomina. Il teste Fallace, direttore generale per i beni librari del ministero, «riferisce delle insistenti pressioni ricevute affinchè rilasciasse il richiesto nulla osta della sua direzione generale alla nomina di De Caro, ciò che di fatto avvenne lo stesso giorno in cui pervenne la missiva del conservatore (don Sandro Marsano, indagato a piede libero, ndr)». Un altro indagato, Mirko Camuri, che spostò alcune centinaia di libri nel tentativo di non farli ritrovare dai carabinieri, ha infine ammesso «che sin dalla sua prima venuta a Napoli ebbero inizio i prelevamenti degli antichi volumi». Inoltre «le verifiche disposte dai pm hanno consentito di accertare che lo stesso Camuri ed il sodale Federico Roncoletta hanno alloggiato a Napoli dal 16 al 18 giugno 2011, dunque immediatamente dopo la nomina di De Caro». Queste circostanze, sottolinea il gip, inducono a concludere che «De Caro non per caso pretese la nomina a direttore della biblioteca, avendo avuto piena consapevolezza, in occasione della visita precedente alla nomina, dell'incommensurabile valore della stessa e dello stato di abbandono in cui versava. Si trattava evidentemente di uno stato di fatto che avrebbe contribuito a consentire l'indisturbato svuotamento della biblioteca».
FURTO LIBRI ANTICHI A NAPOLI. Girolamini, spunta Dell'Utri. Il gip: Saccheggio pianificato
Oggi, il giudice per le indagini preliminari Guido Taramelli interrogerà Marco Ceriani e Federico Roncoletta, accusati di far parte dell'associazione per delinquere che ha portato a un ammanco del patrimonio librario della biblioteca napoletana dei Girolamini. I due, assistiti dagli avvocati Adami e Libardi, rispondono anche di peculato. L'inchiesta si è ingarbugliata con intrecci politici, in quanto la nomina di Marino Massimo De Caro a direttore della biblioteca è stata favorita dall'influenza politica del senatore Marcello Dell'Utri.
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