Tra i tanti sonetti del Belli sui monumenti romani, ce ne sono due del 4 ottobre 1831 dedicati al Colosseo, nel primo dei quali la voce popolare (che, come al solito, l'autore sostituisce alla propria) ne suggerisce addirittura una disinvolta riutilizzazione: «Co un po' de sassi e un po' de carcia (calce) e gesso lassa che jie se dii qualche arittoppo (rattoppo) e un'imbiancata, e ppò sservì anc'adesso». Purtroppo anche oggi voci più o meno «popolari» aspirano a un rapporto di puro consumo con le tracce di quel passato disegnato su ogni passo della nostra città: molte sono le minacce che insidiano un equilibrato rapporto tra Roma antica e Roma moderna e non sono pochi coloro che pretendono di piegare alle più immediate esigenze contemporanee l'immenso ed invadente lascito che costituisce comunque la ragione del fascino di Roma, della sua unicità (e del suo stesso richiamo turistico). La città non riuscirà a salvarsi da queste minacce se non saranno i suoi cittadini ad avere coscienza e conoscenza del suolo che percorrono ogni giorno, dei luoghi che attraversano, delle immagini consuete che scorrono davanti ai loro occhi (ma che proprio per questo restano talvolta indifferenti, quasi non viste). Per questo è molto utile la proposta di Andrea Carandini, per la creazione di un «Museo della città e del suburbio», che spieghi l'immagine della città, dia conto degli strati su cui si è svolta e si svolge la sua vita, evidenza concreta ai suoi monumenti. E forse di più diretta, diffusa utilità potrebbe essere la proposta a questa collegata, di apporre didascalie ad ogni monumento, perché chi ci passa davanti possa identificarlo e acquisire qualche primo, sia pur minimo, dato conoscitivo (purché, aggiungo, queste didascalie o epigrafi siano apposte su materiali congrui, non stridenti con il carattere del monumento, come invece capita spesso in casi del genere). Non si tratta solo di passione archeologica: verifichiamo ogni giorno, infatti, come, specialmente nelle giovani generazioni, sia sempre più vaga e aleatoria la disposizione ad identificare lo spessore storico dei luoghi in cui si vive. Stiamo diventando un popolo che non sa più dove si trova: trascinati dalle mille offerte del consumo culturale moderno e postmoderno, dalle occorrenze infinite della comunicazione, dagli oggetti che si accavallano sulle nostre esistenze, non guardiamo più il nostro passato. Se grave ferita al senso dell'identità italiana procura la diffusa ignoranza della cultura classica (e la progressiva limitazione dello studio del latino e della storia antica nelle scuole e perfino nell'università), la cosa è ancora più grave per Roma e per i romani: saper identificare i monumenti potrebbe costituire un primo passo per riscoprire un po' di storia romana, per ritrovare qualche la-certo della lingua latina. E se ne potrebbe avere qualche effetto sulla scuola, sullo studio scolastico della cultura dell'antica Roma: che forse meriterebbe qualche cura in più di quella che si intende prestare allo studio del dialetto.
La Capitale e il suo museo
Il testo discute la necessità di salvaguardare l'identità di Roma antica e moderna. Secondo l'autore, la città è minacciata dalle voci popolari che pretendono di ridurre la sua storia a un consumo immediato. Per questo, è necessario creare un Museo della città e del suburbio che spieghi l'immagine della città e dia conto degli strati su cui si è svolta la sua vita. Inoltre, è proposta di apporre didascalie ad ogni monumento per aiutare i visitatori a identificare i luoghi e acquisire qualche dato conoscitivo. L'autore sottolinea l'importanza di saper identificare i monumenti per riscoprire la storia romana e ritrovare la lingua latina.
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Bene culturale
Luogo