Anche la Soprintendenza ai Beni architettonici sotto accusa per l'autorizzazione ai "sondaggi" che hanno portato alla cancellazione degli affreschi del maestro Antonio Boatto. Tra le tante anomalie della cancellazione, non autorizzata dall'artista che detiene i diritti d'autore, ci sarebbe anche un passo falso dell'architetto Luigi Cerocchi, della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici del Veneto orientale, che pur non avendo la competenza per gli affreschi, avrebbe dato l'autorizzazione verbale a "grattare" sia l'Annunciazione che il San Martino. Per fare luce su tutto processo della cancellazione delle opere d'arte i legali dei Boatto, gli avvocati Gianluca Liut e Ilaria Girlado. chiederanno al Tribunale una perizia. C'è da capire perché Cerocchi abbia dato l'autorizzazione verbale nonostante queste spetti alla specifica Soprintendenza ai Beni storici artistici ed etnoantropologici, in particolare per la provincia di Venezia, di Luca Maioli. C'è poi da capire anche il ruolo del Comune: da tre mesi davanti alla facciata della chiesa ci sono le impalcature senza che risulti esserci una dichiarazione di inizio lavori. «Purtroppo - sostiene Cristina Falsarella, direttrice della Commissione arte sacra della Diocesi - c'è stata un cattiva comunicazione: tutto si sarebbe potuto risolvere se l'artista che abita al di là del fiume, a 200 metri di distanza dalla chiesa, fosse stato coinvolto». In questo caso dito puntato non tanto contro il parroco, don Adriano Bazzo, a Torre da soli 17 anni, ma contro il direttore dei lavori, il geometra Renato Zulian, che durante il sopralluogo di lunedì ha ricordato: «Io nel '78 c'ero». «A prescindere di cosa accerti la perizia - dice Boatto - ormai le soluzioni sono due: o si completa la rasatura con un intonaco bianco di malta fine e si copre tutto o si dà a me l'incarico per un rifacimento, assolutamente non darò mai l'autorizzazione per un "ripristino" (restauro ndr) fatto da terzi. Non esistono le condizioni».
TORRE DI MOSTO - Soprintendenza sotto accusa per gli affreschi "cancellati"
La Soprintendenza ai Beni architettonici è stata accusata di aver autorizzato i "sondaggi" che hanno portato alla cancellazione degli affreschi del maestro Antonio Boatto. Tra le anomalie della cancellazione, ci sarebbe un passo falso dell'architetto Luigi Cerocchi, che avrebbe dato l'autorizzazione verbale a "grattare" l'Annunciazione e il San Martino. I legali dei Boatto chiederanno al Tribunale una perizia per fare luce su tutto il processo. Cerocchi avrebbe dato l'autorizzazione verbale nonostante non avesse la competenza per gli affreschi. Il Comune è stato criticato per la cattiva comunicazione e per non aver iniziato i lavori.
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