Il presidente mantovano Cordibella promette vigilanza: la ricostruzione può creare più danni delle scosse Demolire o conservare le chiese? Nel dibattito che si sta aprendo la risposta di Italia Nostra è chiara: «Noi siamo per una tutela ed una ricostruzione corretta dei luoghi». Con un'avvertenza: «Che di dopo terremoto non sia peggio del sisma». A spiegarlo Sergio Cordibella, presidente della sezione mantovana dell'associazione che parte dalle recenti affermazioni fatte dell'assessore alla protezione civile. Per Alberto occorrerebbe trovare anche il coraggio di demolire gli edifici religiosi, il cui pericolo di crollo tiene sotto scacco molti centri storici, ricostruendoli, ridando vita ai paesi. «Una premessa va fatta dice Cordibella . Siamo vicini alle popolazioni colpite e a chi sta lavorando alla sicurezza e alla ricostruzione. Detto questo credo che nel dibattito fra chi sostiene sia utile liberare i centri storici demolendo gli edifici pericolanti, oppure salvaguardare i beni architettonici, noi ci schieriamo decisamente con la seconda ipotesi. La demolizione deve essere l'extrema ratio, evitata il più possibile ». Un rischio visto da alcuni è quello di congelare a tempo indefinito le rovine nei centri storici. «È un pericolo che deve essere assolutamente evitato. Certamente bisogna mettere in sicurezza gli edifici, ma per fare questo occorrono dei piani mirati di ricostruzione. Teniamo presente che gli attori sono molteplici. I danni sono sia al patrimonio statale, come ad esempio palazzo Ducale, a quello deiComuni, come il Polirone di San Benedetto o palazzo del podestà, ai beni della chiesa, ovvero a edifici privati. Su questi occorre investire adeguate risorse». L'altro rischio è quello della frammentazione, degli interventi a pioggia. «Per evitarlo serve una regia, un coordinamento. Che può essere la Regione. Fondi al momento ne sono stati stanziati, occorre evitare spiega Cordibella di disperderli. La gente ora ha bisogno di riavere una speranza. Le risposte ad un evento come il terremoto devono essere adeguate e forti, anche in senso economico. Non basta alleggerire il patto di stabilità ai Comuni. Servono finanziamenti aggiuntivi e provvidenze ai privati che consentano di ricostruire il tessuto architettonico lacerato dal sisma ». In questo quadro, il ruolo delle Sovrintendenze, per il presidente di Italia nostra di Mantova, è decisivo. «Purtroppo in questi anni abbiamo assistito al taglio di fondi, ruoli e organico alle Sovrintendenze. Che devono vigilare, come d'altronde fa la nostra associazione perché il dopo terremoto non crei più danni del sisma. Noi non siamo per il modello l'Aquila, dove dopo tre anni si deve ancora affrontare la ricostruzione di uno dei più bei centri storici d'Italia mentre la popolazione vive fuori dalla città. Noi pensiamo a esempi come il Friuli, o il sisma Umbria Marche o ancora quello della Bassa Reggiana. Lì le chiese e gli edifici sono stati ricostruiti ricomponendo il quadro urbanistico e sociale di prima delle scosse. Perché le chiese non sono solo edifici religiosi. Ma simboli che vanno oltre e che raccontano della storia delle nostre città»
MANTOVA -Italia nostra: tutelare chiese e monumenti. Basta fondi a pioggia
Il presidente della sezione mantovana di Italia Nostra, Sergio Cordibella, ha espresso la sua posizione sull'importanza di una tutela e una ricostruzione corretta dei luoghi dopo il terremoto. Secondo Cordibella, la demolizione degli edifici religiosi pericolanti è necessaria per evitare ulteriori danni, ma deve essere l'ultima risorsa. La società deve investire in piani mirati di ricostruzione e mettere in sicurezza gli edifici, ma senza congelare a tempo indefinito le rovine nei centri storici. Cordibella ha anche sottolineato l'importanza di una regia e un coordinamento per evitare la frammentazione degli interventi e di disperdere i fondi stanziati.
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