Venezia. Sembravano due mondi diversi, ieri pomeriggio a Venezia, dentro e fuori le Gallerie dell'Accademia. Di là il ministro Giuliano Urbani, con i vertici nazionali e locali del Ministero dei Beni Culturali e i rappresentanti delle istituzioni venete e cittadine, a presentare i! nuovo, ambiziosissimo progetto di raddoppio della pinacoteca. Di qua, con bandiere e striscioni, i dipendenti delle Sovrintendenze e dei musei cittadini che denunciavano condizioni lavorative e organizzative da terzo mondo. In sintesi: taglio drastico degli stanziamenti governativi per le strutture culturali, con effetti drammatici sulla loro funzionalità, cioè mancato pagamento di bollette, rinuncia alle pulizie, riduzione delle ispezioni dei funzionari (per evitare gli sfregi al territorio), in qualche caso persino il rischio di chiusura dei musei; ed effetti altrettanto pesanti sulla vita dei dipendenti, in particolare i precari, privi da anni di qualsiasì garanzia del posto di lavoro e spesso costretti ad attendere sette, otto mesi il già magro stipendio. Non solo: incombono anche il baratro finanziario degli enti lirici (Fenice in primis), le discrete advances del sindaco Costa su Palazzo Grassi, le esplicite richieste di sostegno da parte del presidente della Regione Galan per il restauro di Palazzo Grimani e l'ampliamento del Museo di Castelvecchio a Verona. Ma vedremo alla fine cos'ha risposto il ministro. Per intanto accompagnamolo all'interno, nella breve visita ai locali a piano terra lasciati liberi dall'Accademia alle Belle Arti dopo il trasloco agli Incurabili, e nella cerimonia di presentazione del progetto delle Grandi Gallerie e di posa della prima pietra. Introduce la sovrintendente del Polo Museale veneziano Giovanna Nepi Sciré, padrona di casa e prima promotrice dell'operazione, che ricorda il lungo iter di questo progetto e già assapora la gioia di quando potrà far uscire dai depositi qualcuna delle 2500 opere che vi sono rinchiuse. Poi tocca a Renata Godello, neo soprintendente reggente e responsabile del progetto assieme a Tobia Scarpa e ad un ampio gruppo di lavoro, entrare nel dettaglio. I numeri, innanzitutto: 1.100 giorni e quasi 20 milioni di euro (provenienti dai fondi del Lotto) per un restauro che interesserà anche il Convento dei Canonici Lateranensi, costruito da Andrea Palladio fra iì 1551 e il 1560, e la quattrocentesca Chiesa della Carità, dotata di un ingresso indipendente per consentire l'accesso alla sala dedicata a mostre temporanee e convegni. La pinacoteca, alla fine, conterà su spazi, strutture e servizi, compresi laboratori per il restauro per circa 12 mila metri quadrati, 6 mila in più rispetto ad oggi, l'83 dei quali dedicata all'esposizione di almeno 650 opere, contro le 400 odierne. Troveranno posto in sala autori ed opere mai esposte, come capolavori di Cima da Conegliano, Carpaccio, Tintoretto, Tiziano, Bonifacio Veronese e Paolo Caliari detto il Veronese, Iacopo Bassano, Giambattista Pittoni, Sebastiano Ricci e Giandomenico Tiepolo. "É ragionevole prevedere - ha specificato Renata Godello - un incremento del 40 degli attuali 400mila visitatori annuali». Il nuovo percorso, che consentirà di apprezzare non solo nuovi quadri e disegni, ma anche opere di grande architettura come la facciata, il tablinum e la famosa scala ovata palladiana, si avvierà ancora dall'attuale ingresso principale, e poi in senso antiorario, grazie all'abbattimento della parete, attraverserà l'ex aula magna, l'ala nuovissima, il corpo doppio sottostante i saloni gemelli del Lazzari, il corpo palladiano e l'antistante galleria destinata alla gipsoteca fino a raggiungere il gruppo di ascensori e scala ideato da Fobia Scarpa e inserito senza toccare le strutture storiche. Al piano superiore invece il tragitto sarà indirizzato in senso orario, inverso rispetto a quello odierno. Poi tocca al sindaco Paolo Costa, che inserisce l'operazione nel complesso della politica culturale veneziana, tra restauri (Ca' Rezzonico, Ca' Pesaro, Malibran, Fenice) e nuovi interventi (Palazzo Grassi), consentendosi anche una battuta sul "benemerito" 53, il cui ritardo sta rinsanguando le casse del Lotto, che a sua volta finanzia molti di questi interventi. Giancarlo Galan azzarda invece un parallelo fra i 1100 giorni per il completamento di questo raddoppio e i 1090 per la conclusione del Passante, per parlare di un vero e proprio "Rinascimento veneziano" e veneto, grazie anche agli interventi sui teatri di Padova e Treviso; approfittando però dell'occasione per chiedere «all'amico Giuliano uno sforzo ulteriore per il definitivo completamento del restauro di Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa, uno dei vertici dell'arte rinascimentale, e per l'ampliamento del Museo di Castelvecchio a Verona, impreziosito dall'allestimento di Carlo Scarpa». E torniamo adesso a Giuliano Urbani. Il ministro - ringraziato Giovanna Nepi Scirè e i colleghi della Sovrintendenza e ricordato che sono otto i musei italiani che stanno raddoppiando, e che l'Accademia sarà fra quelli più all'avanguardia per la qualità delle dotazioni tecnologiche - ha risposto a tutti i quesiti, escluso l'ultimo, per il quale ha abbozzato un percorso finanziario (un fondo governativo per l'azzeramento degli interessi sui mutui per gli interventi) simile a quello individuato per i proprietari di ville storiche. A Costa, che glielo aveva chiesto, ha detto che lo Stato non intende esercitare li suo diritto di prelazione su Palazzo Grassi, anzi, auspica che l'acquisizione da parte pubblica sia «solo una fase di passaggio, finalizzata all'arrivo di nuovi soci privati maggioritari». "Il contrario, e so di essere in sintonia col sindaco, sarebbe antistorico e priverebbe la collettività di risorse che devono essere destinate all'arte». A Galan ha invece confermato che il restauro di Palazzo Grimani avrà i soldi necessari per essere completato, mentre sulle fondazioni liriche ha assicurato che il risanamento economico è in dirittura d'arrivo, poi seguirà un piano di sviluppo delia lirica e della musica. Infine è toccato ai rappresentanti sindacali dei lavoratori in agitazione, con i quali ha avuto un lungo confronto. «Il prossimo anno - ha abbozzato il Ministro -introdurremmo già in Finanziaria un piano di sviluppo dei Beni culturali che dovrebbe ottenere più risorse dell'attuale 0,17 del Pil, anche perché in Europa si va già dallo 0.50 all'1. I musei però dovranno essere sostenuti da Fondazioni, che raccoglieranno i soldi anche per pagare il personale chiamato a gestire i nuovi spazi che si vanno aprendo. Intanto i fondi sottratti dal decreto "tagliaspese" saranno sostituiti dallo storno del 30 dei gettiti del Lotto, attraverso progetti mirati anche alla conduzione degli uffici. Per quanto riguarda i lavoratori, anche precari, hanno tutta la nostra gratitudine per il loro impegno, ma non possiamo garantirne l'assunzione, esclusa la deroga che quest'anno ha portato a 29 nuovi contratti. Continueranno però a lavorare, e ci assicureremo che ottengano regolarmente gli stipendi». Una rassicurazione finale: hanno anche il nuovo sottosegretario Martusciello che sta lavorando per loro.