L'assessore: centri vietati solo per motivi di sicurezza Moglia non è l'Aquila: l'80 delle case è rimasto integro «Non è una provocazione, parlo seriamente e intendo farlo in modo costruttivo». L'hanno chiamato "Attila", ma Alberto Grandi, assessore provinciale all'Ambiente e alla Protezione civile, pensa veramente che l'abbattimento di campanili e chiese in alcuni dei paesi terremotati del Mantovano possa essere una strada percorribile. Forse l'unica per far rivivere al più presto i centri urbani feriti dalle scosse. A paragonarlo al "Flagello di Dio" è stato Salvatore Settis. «Ma il primo a chiamarmi per darmi ragione, appena letta l'intervista al professore, è stato proprio monsignor Busti» rivela Grandi, lasciando intendere che nella terra dove Attila si mise d'accordo con Papa Leone I, tutto è possibile, anche che il vescovo di Mantova condivida il concetto che la demolizione di una chiesa rischi di essere una scelta dolorosa ma inevitabile. L'assessore non vuole replicare direttamente a Settis: «Anzitutto, non mi conosce - afferma Grandi - e, a quanto pare, non conosce nemmeno la realtà dell'Oltrepò mantovano. O, almeno, non quella attuale, dopo il terremoto. È l'unica spiegazione che si può dare per alcune delle sue affermazioni». Il punto fondamentale, secondo l'assessore mantovano, è che la situazione dell'Oltrepò è completamente diversa da quella dell'Aquila: «I centri di Quistello, Moglia, Bondanello, San Giacomo, San Giovanni, Schivenoglia, sono sostanzialmente sani. L'80 delle case non necessita che di piccoli interventi. Ma questi centri sono attualmente zona rossa, inaccessibili per motivi di sicurezza, perché su di loro incombono il campanile e la chiesa, pericolanti». Settis teme che si perda la socialità... «Ha ragione, è anche il mio timore - replica Grandi - e per questo dico che o si trova un modo veloce per mettere in sicurezza questi edifici, oppure è meglio tirarli giù. Non ci servono delle new town: bisogna restituire alla gente la possibilità di vivere il proprio paese, con i riti della passeggiata, dell'aperitivo, delle paste della domenica, la pianura padana è fatta anche di questo. Adesso è tutto bloccato ». Anche le attività commerciali rischiano: «Bar e negozi come faranno? Un esempio per tutti: un tunisino aveva appena aperto un kebab di fronte alla chiesa di Moglia, indebitandosi per avviare l'attività. Adesso non sa più che fare». Niente new town, quindi, perché non servono: le case sono rimaste. E le chiese? «Si possono lanciare concorsi di idee - propone Grandi -, per ricostruirle nuove e probabilmente più belle » Per Settis prioritari monumenti e centri Salvatore Settis, archeologo di fama mondiale, ex direttore della Normale di Pisa ed ex presidente del comitato scientifico di Palazzo Te voluto dal sindaco Brioni che lo scelse anche come suo consulente in campo culturale, nell'intervista alla Gazzetta ieri ha messo in guardia i mantovani dall'adottare, per la ricostruzione, il modello dell'Aquila. Settis ha attaccato l'assessore provinciale, Alberto Grandi, dopo la sua proposta di abbattere campanili e chiese pericolanti per permettere di riaprire i centri storici dei paesi della Bassa colpiti dal terremoto. L'archeologo, per questo, ha definito Grandi un "Attila" e ha chiesto al Governo di trovare i soldi per il dopo sisma dalla lotta all'evasione fiscale e da una tassa sulla transazioni finanziarie, oltre a proporre di dirottare sulla ricostruzione post terremoto di parte degli stanziamenti per le grandi opere. «I centri storici vanno ricostruiti e i monumenti salvaguardati. Ciò che è mancato a Mantova come altrove - ha dichiarato Settis - è un piano di prevenzione. Lo fece nel 1983 il direttore dell'istituto centrale per il restauro Giovanni Urbani che comportava, allora, un costo di 2.700 miliardi di lire, poco meno di 4 miliardi di euro di adesso. Un piano completamente ignorato dai governi via via succedutisi».
MANTOVA - Grandi: io Attila? La chiese pericolanti fanno morire i paesi
L'assessore provinciale Alberto Grandi ha proposto di abbattere campanili e chiese pericolanti nei centri storici dei paesi terremotati del Mantovano per permettere di riaprire i centri urbani. L'archeologo Salvatore Settis ha attaccato l'assessore, definendolo un "Attila" e ha chiesto al Governo di trovare i soldi per la ricostruzione post terremoto. Settis ha proposto di ricostruire i centri storici e i monumenti, e di dirottare parte degli stanziamenti per le grandi opere per finanziare la ricostruzione.
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