La Soprintendente: "Dubito che sia stato il sisma, spero lo rimettano in piedi" LA CIMA del Molino Parisio non c'è più. È stata tagliata ieri mattina, tra lo stupore dei residenti, che sono rimasti per oltre quattro ore a guardare l'operazione. La Soprintendente Carla Di Francesco commenta: «Penso che certi danni fossero precedenti al terremoto, spero lo rimettano in piedi». Il capogruppo del Carroccio Manes Bernardini tuona su Facebook: «Sbagliatissimo abbatterlo». Intanto è top secret il luogo dove saranno conservati i pezzi del Molino, in attesa della decisione dei proprietari. I lavori termineranno domani. I RESTI della ciminiera del Molino Parisio saranno conservati, temporaneamente, in un luogo segreto. Tutto in attesa che il Comune e la proprietà decidano sul destino dell'antico camino. L'abbattimento è iniziato ieri mattina, davanti a circa duecento persone. Dalle otto del mattino, le gru della Tagliavini si sono posizionate in strada, e a mezzogiorno circa la punta della torre è stata staccata. Non c'è stato bisogno nemmeno di segarla, la cima è venuta via da sé. Sotto di lei, tanta gente. Residenti, commercianti, curiosi, in piedi per oltre quattro ore col naso all'insù. «Dovevano pensarci prima, fare manutenzione. Così diventiamo un luogo qualunque» dice qualcuno. «Questo abbattimento dimostra l'impotenza dei cittadini » si indignano altri. Il Comune tiene a precisare con una nota a metà giornata che «l'abbattimento è stato voluto dai proprietari». La Soprintendenza osserva ancora da più lontano, perché la ciminiera non è vincolata dai Beni culturali. La direttrice regionale dei Beni Architettonici Carla Di Francesco, in partenza per Mirandola, una parola però la spende: «Mi pare strano dice che la ciminiera sia stata lesionata dal terremoto, che a Bologna è stato di modesta entità. Certi danni forse erano precedenti. In ogni caso auspico che venga rimessa in piedi, perché era molto bella». Gli stessi Beni Culturali sarebbero disponibili a rinforzare i pezzi tagliati del camino per poi rimontarlo. È la speranza di tanti che si sono ritrovati ai piedi della ciminiera. «La ricostruiscono dopo averla restaurata» dice qualcuno alla tabaccheria di Tullio Serra, vero capo-quartiere, che per burla dispone sgabelli "in affitto a 20 euro" sotto la torre, gettando ironia sulla giornata triste per Bologna. In realtà, il futuro è ben più incerto. L'assessore ai Lavori Pubblici Riccardo Malagoli, ieri mattina, non aveva idea di dove sarebbero finiti i resti del camino: «Immagino che li portino alla discarica» azzardava alle nove. Ammette il "giallo" anche il direttore dei lavori Lorenzo Tagliavini: «Eravamo a lavorare a Mirandola e ci hanno chiamato d'urgenza per questa ciminiera, ma non si capisce dove portino i resti. Escludo comunque che vengano buttati. Verranno numerati e messi al sicuro ». Il Comune stesso, poco dopo l'una, torna sui suoi passi e dichiara di aver chiesto alla proprietà di portarli in luogo protetto. Ma l'amministratore Luigi Salvadé dà un'altra versione: «Il Comune ci aveva dato disponibilità per un posto ma poi si è tirato indietro, e noi abbiamo dovuto trovarne uno privato, a nostre spese ». La destinazione dei resti, in un primo tempo la Faro service di Castelmaggiore, resta top secret «per evitare che la gente si vada a rubare i mattoni, come per il muro di Berlino». Ai piedi della ciminiera, si scattano foto e ci s'indigna. Rita Cenni, moglie del politologo Piero Ignazi, si rammarica che non vi sia una protesta vera. E il capogruppo della Lega Manes Bernardini si arrabbia su Facebook: «Sbagliatissimo abbatterla ». La ciminiera non scompare del tutto: resta il troncone. «Dopo la riapertura della strada dice Malagoli inizierà il confronto fra l'amministrazione e la proprietà per decidere cosa fare». Difficile che il Comune acquisti il bene dalla proprietà: «Non abbiamo fondi». Ma anche la pazienza dei proprietari potrebbe finire presto: «Non possiamo pagare a vita per conservare i resti dell'immobile ».