ERO alunno delle medie quando visitai un museo per la prima volta. Era il Museo etrusco di Villa Giulia a Roma. Io frequentavo la scuola Belli e avevamo gli Etruschi a due passi e tanto valeva visitare quel che avevano lasciato. La professoressa diceva "reperti illuminanti" a noi che giravamo smarriti tra le teche di vetro. Erano ambienti splendidi di decoro seicentesco e settecentesco in cui si accatastavano altri reperti greci, romani. Era il Museo, ragazzi. Non avevo ancora letto Paul Valery e, tanto meno, la sua invettiva contro i musei: "Davanti a me si sviluppa, nel silenzio, uno strano disordine organizzato. Questo avvicinamento di meraviglie indipendenti e nemiche, e tanto più nemiche quanto più si assomigliano, è paradossale () Ma la nostra eredità ci schiaccia. L'uomo moderno, estenuato dall'enormità dei suoi mezzi tecnici, è impoverito dallo stesso eccesso delle sue ricchezze () Un capitale eccessivo e dunque inutilizzabile". Umberto Ecco sospetta che quando Valery scrisse questo commento potesse aver visto un brutto museo o fosse di cattivo umore. IL «museo», nel greco antico mouseion, era il luogo sacro alle Muse, figlie di Zeus e protettrici delle arti e delle scienze, protette da Apollo. In età ellenistica ospitava anche libri ed opere d'arte. Nell'antichità fu celebre quello di Alessandria, voluto da Tolomeo Filadelfio nel 280 a. C.: formalmente era un luogo di culto, ma, in realtà, ospitava una comunità scientifica e letteraria. Oggi le Muse hanno arruolato nuove arti e, quindi, pretendono santuari museali più acconci e comodi. Forse sono scappate imbronciate dal Museo di Polignano offese dall'ambientazione disgustosa, ma, certo, non concedono interviste e evitano il pubblico che, spaesato evidentemente, aggiunge al malumore di Valery quello di visitatori costretti a trasformarsi in avventori di pizzeria. Tale è lo stile di una architettura e di un'ambientazione paradossali per bruttezza e inadeguatezza dell'ambiente museale dedicato a Pino Pascali. Lo leggo nell'editoriale che ha innescato un'opportuna discussione sui musei pugliesi. Penso che se Pascali fosse stato avvertito che gli avrebbero dedicato un museo avrebbe reagito con festosa improntitudine e ribelle creatività. Ma, ora il museo esiste e dovrà essere adeguato alla nostra voglia di bellezza che, forse, non riuscirà subito a salvare il mondo, ma in attesa, potrà aiutare la vicenda dell'arte e della cultura. Ai cittadini il compito di assecondare il progetto di un museo che è, sì, uno spazio di isolamento che aiuta l'uomo di cultura a disporre di un rifugio sottratto alla curiosità e al disturbo del mondo esterno, ma è, anche, prezioso per mettere in grado il comune cittadino curioso di apprendere. La prima regola architettonica è: il museo ospita le arti, ne è il Thesaurus enciclopedico in arioso dialogo con la natura e in appassionata combutta con la comunità umana, non può essere brutto e dozzinale. La Puglia ha bei musei, esemplari di quanto ho tentato di annodare nel filo logico di questa riflessione e mi piace citarne uno: il prezioso De Vanna a Bitonto. È un vero museo esemplare. Niente a che fare con le pizzerie. A proposito: ma perché le pizzerie devono essere brutte? Anche loro hanno diritto a essere belle e accoglienti. In certi musei si potrebbero aggiungere ai coffee shop che hanno stufato.