A UNA settimana dalla denuncia di Repubblica poco è cambiato a Torre Quetta. In spiaggia non ci sono bagnini né guardiani e solo un pontile è stato messo in opera. I lastroni di cemento sono stati presi d'assalto dagli amanti della tintarella e le docce hanno dato sollievo ai molti che non hanno osato avvicinarsi al mare. CHE fare dinanzi al caldo torrido che ha stretto nella sua morsa Bari? Certo qualcuno avrà tentato pure la respirazione bocca a bocca col climatizzatore, asserragliandosi in casa, ma i più hanno cercato refrigerio andando al mare. E se non tutti possono permettersi il lusso di trovare rifugio in un lido privato, non restano che le spiagge pubbliche, croce e delizia dei baresi. Delizia, a patto di accontentarsi, di un tuffo a Pane e pomodoro che, ieri letteralmente presa d'assalto, rassomigliava a un girone dantesco. Ma poco male. A condizione di riuscire a muoversi fra i bagnanti c'erano almeno un bar, docce e bagni funzionanti e, soprattutto, un ingresso al mare per tutti. Non è così, nemmeno stavolta, a una settimana di distanza dalla denuncia di Repubblica, alla spiaggia, purché si abbia il coraggio e la fantasia d'immaginarla tale, di Torre Quetta. Sette giorni dopo ad annunciare un ipotetico cambiamento è il cartello che annuncia la sosta per le automobili a pagamento, due euro per l'intera giornata e la metà per il parcheggio pomeridiano. Sembra che debba partire da oggi con una gestione temporanea affidata all'Amtab. È di appena due giorni fa, d'altra parte, la notizia dell'affidamento della cura di Torre Quetta all'impresa di pulizie Splendor, fatto salvo che sarà necessario attendere il completamento dell'iter procedurale. Nessuna traccia in spiaggia, invece, di alcun servizio di salvataggio né di guardiania, se non quella dei servizi igienici. È lo stesso addetto alla cura dei bagni a confermare che, fino a ieri, non si sono visti né bagnini né altri preposti alla vigilanza. E l'accesso al mare? Soltanto un pontile è stato rimesso in opera, mentre gli altri attendono di essere recuperati e, nonostante le transenne, c'era comunque chi tentava prove di equilibrismo nell'attraversarle. Trekking balneare, insomma. Tutto immutato, per il resto. Facevano orrenda mostra di sé i lastroni di cemento usati a mo' di lettini improvvisati dai bagnanti, così come resisteva la barriera di ciotoli per l'ingresso al mare non ancora spianata e dallo scarso effetto dissuasivo visto che c'era comunque chi, a rischio di farsi male, provava a varcarla. Ad assicurare un minimo di ristoro un paio di chioschetti di ambulanti, pronti a dispensare gelati e birre ghiacciate, le difficoltà del caso non hanno scoraggiato le centinaia di baresi che a Torre Quetta ci sono venuti comunque. Magari rinunciando anche soltanto ad avvicinarsi alla spiaggia e optando per l'adagiarsi con l'asciugamano sul prato, se non a improvvisare accampamenti mangerecci di fortuna all'ombra di un albero. Ma non c'era scritto che sarebbe vietato calpestare le aiuole, domandiamo a un bagnante che, difficile contraddirlo, ribatte: «Le sembrano aiuole, queste? E poi qui, almeno, non ci si rompe la schiena». E meno male che a supplire al mare pressoché inaccessibile, se non da un pontile ingolfato di gente, c'erano le docce, fortunatamente funzionanti. E pure una bella fontana. Se ne sono dovuti accontentare una coppia di gemelli di 7 anni che, spiega la madre Teresa, «ci hanno giocato tutto il tempo, non foss'altro che un bagno in mare con una spiaggia in queste condizioni non è proponibile per bimbi così piccoli. Ma, alla fine, è triste dover consumare acqua potabile, dinanzi all'immensità di questo mare negato. Il problema vero è che, con questo caldo, i ragazzi da qualche parte li devi pur portare. E a Bari, purtroppo, alternative dignitose per i bambini ancora nessuno si è preoccupato di offrirle». Affermazioni che, duole ammetterlo, non è facile confutare.