BISOGNA dunque affrettarsi a collocare questa benedetta nuova discarica romana, a trovare subito una soluzione tecnica e politica prima che i tanfi e i fetori costringano la gente ad indossare anche a Roma, persino a Roma, la mascherina per strada e a fare slalom tra dossi e cunette in fermentazione. E però bisognerebbe discaricare in qualche posto più adatto anche il ministro dell'Ambiente Corrado Clini che ha delegittimato il governo e dunque se stesso dichiarando, due ore dopo l'indicazione del sito di Pian dell'Olmo a Riano, che «non è al top delle aree compatibili». E con un sospiro di rimpianto ha aggiunto: «La scelta non è del ministero, ma in questo momento è affidata a un Commissario». E a tutti è venuta subito una grande voglia, che come vedremo è durata però pochissimo, di solidarizzare e proteggere questo povero Commissario ultratecnico, il prefetto Goffredo Sottile, che ha il compito immane di governare l'ingovernabile Babele ammini-strativa di Roma, vale a dire Comune, Provincia e Regione, e al tempo stesso di tenere freddi gli animi, di curare cioè la protesta per prevenire la rivolta. Povero ultratecnico!, così malamente scaricato dal ministro tecnico, supponente anche nei modi, tecnico di un ambientalismo "industriale", nuclearista convinto, favorevole agli ogm E si tratta di idee legittime, ovviamente, che tuttavia più che a un ministro dell'Ambiente fanno somigliare Clini a un lobbista dell'Enea o di Confindustria. Comunque sia, la sparata del ministro contro il Commissario è stata la scintilla che ha incendiato quella lunga prateria che da Roma arriva sino a Viterbo, piccoli paesi sparsi, l'inizio della Tuscia, il Lazio etrusco, temperamento ostinato, un'edilizia spesso residenziale e non necessariamente brutta, sviluppata attorno al nucleo nobile delle antiche case in tufo. È un terroir ordinato che non è ancora la campagna toscana, ma è pur sempre dignitoso. Ebbene, qui sarebbero a loro volta da scartare anche i contestatori "a prescindere", la consueta compagnia di giro che organizza le rivolte mischiando la rabbia della gente pulita che difende la propria casa, la propria acqua, la propria terra, con la perizia dei professionisti della protesta. E ci sono anche le avanguardie con le loro bandiere e l'illusione di potersi ancora mettere alla testa delle trasformazioni e guidare i cambiamenti epocali. Così sono arrivati i ragazzi dei centri sociali ma anche quelli di Casa Pound ad occupare la Tiberina che è bloccata pure di notte: si dorme sull'asfalto nei sacchi a pelo, e la destra si accampa sull'altipiano mentre il resto della truppa si attarda nelle pianure del Tevere. Sulla Flaminia gruppi di "contestatori inceneritori" bruciano le tessere elettorali. Da almeno cinque giorni qualcuno vive incatenato ai cancelli della futura discarica. I 18 sindaci della Valle del Tevere con la fascia tricolore hanno assediato Palazzo Chigi e Montecitorio. Un disabile di Riano è in sciopero della fame. Artisti e intellettuali hanno firmato appelli, e fra loro anche Margherita Hack e Dario Fo. E le organizzazioni ambientaliste hanno fornito velocissime perizie di idrogeologi, territorialisti e monnezzologi che certificano l'insania della scelta, il sicuro inquinamento del Tevere, la distruzione del paesaggio, la devastazione di siti archeologici che per la verità sono pochi e dimenticati e solo per l'occasione sono stati riscoperti. E il vicesindaco di Riano, Italo Arcuri, Ho Chi Min della rivolta, ha promesso: «Faremo della Valle del Tevere un'altra Val di Susa e del "No Discarica" un altro No Tav». Manca solo la minaccia di trasformare il Parlamento in un bivacco di etruschi. La verità è che dall'altra parte di Roma, a sud, il sito di Corcolle, che fu la prima scelta, rimane apparentemente più adatto alla discarica, se non ci fosse a pochi chilometri la meravigliosa e già negletta Villa Adriana. Il mondo sconnesso e discaricato della Tiburtina che è già costato le dimissioni a un altro commissario per i rifiuti di Roma, al prefetto Pecoraro, non somiglia insomma a quello della Tiberina che promette presto altre dimissioni. E difatti in obbedienza alla legge non scritta secondo la quale i rifiuti attraggono i rifiuti, si è presto capito che bisognerebbe scartare, con gli atri scarti che davvero minacciano di sommergere Roma, anche questo Commissario, prefetto Goffredo Sottile che, confuso come un dilettante ma deciso come un ultratecnico, appena nominato ha indicato il sito di Pian dell'Olmo senza studiarlo e senza nemmeno visitarlo, e ha pure minacciato di fare intervenire l'esercito contro i rivoltosi «perché la scelta di Pian dell'Olmo è definitiva ». E però già l'indomani ha dichiarato che «in fondo, forse, se risultasse , insomma si potrebbe anche spostare». Con un'altra piroetta, Sottile ha poi detto che magari prorogherà «per un tempo provvisorio» la vecchia discarica di Malagrotta che per volontà dell'Unione europea deve essere chiusa entro il 30 giugno perché colma, inadatta e inquinante. Infine ieri lo stesso prefetto, sempre più insicuro di sé, ha raccontato di essersi consultato con il vicesindaco (nientemeno!) di Napoli: «Mi ha spiegato che non va tanto male da quando vendono i rifiuti all'Olanda. Anche noi dunque ». E chissà quante navi dovrebbero partire dal porto di Civitavecchia, come in passato i cafoni emigranti, che erano l'eccedenza rurale della riforma agraria: gli scarti e i rifiuti d'epoca. Questa improvvisazione del signor prefetto mi ricorda le nuove avventure di Paperon de' Paperoni che, da sempre prototipo dell'uomo d'affari, ha aggiornato il suo business e da cercatore d'oro del Klondike che passava a setaccio i fiumi per individuare i filoni con il piccone e poi ancora da trivellatore di pozzi di petrolio, è finalmente diventato, almeno nelle storie italiane, un papero col becco fiutatore di immondizie. Ancor più che nelle miniere di diamanti ha insomma concentrato i suoi affari nella spazzatura, che forse è la meta di tutti gli affari, ma come dimostrano l'Olanda, e la Germania e l'Inghilterra, è la cosa più ricca e lucrosa del mondo: la carta che si scarta, il residuo, la monnezza nei Paesi civili diventano energia. Ebbene Paperone prima pensa di incenerire tutta la spazzatura d'Italia nel cratere dell'Etna sfidando gli ecologisti di "lapillo pulito" poi decide di stoccarla in tanti "missili pattumiere" e la manda nello spazio che però si arrabbia e la restituisce al mondo zozzone con la gioia di Qui Quo Qua, politicamente corretti anche verso le altre galassie. Ieri a Roma anche il sindaco Alemanno, il ministro Clini e l'amministratore delegato dell'Ama sembravano Qui Quo Qua, i tre nipotini per bene con il loro piano di trenta milioni di euro per disciplinare la raccolta differenziata sia porta a porta sia per le strade di Roma, dove per la verità prima di separare vetro plastica e metallo bisognerebbe riuscire a togliere la spazzatura da terra. E comunque in attesa che la buona educazione ci liberi nel 2016, come prevedono Clini e Alemanno, «dalla tombola delle discariche », bisogna assolutamente sbrigarsi e mettere la spazzatura in qualche posto, una discarica sia pure provvisoria, sperando che non sia ancora vero che in Italia le sole cose definitive sono quelle provvisorie. Oppure si tolgano davanti e ci provi qualcun altro con più coraggio, con più forza, con più coscienza e soprattutto con una competenza davvero tecnica.
la Repubblica
9 Giugno 2012
ROMA - Voltafaccia, improvvisazioni, proteste il pasticcio della discarica di Roma
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Francesco Merlo
la Repubblica
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Bene culturale
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