Scoperta archeologica alla Villa del Casale di Piazza Armerina: sono stati rinvenuti un portico colonnato, un pavimento con mosaici e una vasca, testimonianza di un insediamento abitativo a ridosso delledificio romano. Il 4 luglio la riapertura. I ritrovamenti di ieri (un portico colonnato, una vasca e un pavimento) consentono di rileggere lantico edificio nellambito di un contesto abitato Guido Meli, autore del progetto di restauro: "Sono emerse due colonne tracce di un insediamento inedito" Il sito riapre il 4 luglio "Ora potremmo scoprire un impianto archeologico ancora più vasto di quello attuale" La Villa romana del Casale di Piazza Armerina continua a riservare colpi di scena, ma stavolta le polemiche non centrano. Un eccezionale ritrovamento, infatti, ieri ha svelato un nuovo insediamento archeologico. A pochi metri dallingresso principale della Villa romana è stato rinvenuto un vasto nucleo abitativo. Dal primo saggio di scavo sono emerse due imponenti colonne, una vasca e un ampio pavimento mosaicato. La scoperta sembra accreditare quelle che, per anni, sono state solo vaghe indicazioni degli archeologi: la Villa romana del Casale potrebbe rappresentare solo una minima parte di quanto ancora celato sotto il terreno che circonda il sito archeologico. I reperti sono emersi nel settore che sorge a sud della villa. È un inaspettato preludio allormai imminente chiusura di quello che è considerato il più grande cantiere di restauro del Mediterrane: la riapertura, infatti, è fissata per il 4 luglio, quando il sito potrà essere visitato anche di notte. «Non vorrei scadere nel sensazionalismo ma questo ritrovamento potrebbe rappresentare un punto di svolta storico per la Villa romana del Casale - dice entusiasta larchitetto Guido Meli, direttore del Parco archeologico del Casale e autore del progetto di restauro della Villa romana - I tecnici incaricati stavano effettuando i lavori di preparazione per il tradizionale saggio di scavo archeologico estivo. Un appuntamento che, con cadenza annuale, vede coinvolti gli studenti delluniversità romana de La Sapienza. Dal terreno sono affiorate tracce evidenti di reperti. Nel più cauto abbassamento delle quote del terreno sono emerse due colonne e un ampio ambiente che presenta un pavimento con decorazioni a mosaico. Tracce evidenti di un insediamento ancora inedito. Non vorrei azzardare ipotesi avventate, ma credo di poter dire che questo rinvenimento costituisce la prova incontrovertibile, da tempo attesa, che la Villa del Casale non è un insediamento isolato. Come già affermato nel corso degli anni da autorevoli archeologi, potrebbe essere questa linizio di una più vasta campagna di scavo che potrebbe condurre alla scoperta di un complesso archeologico ancora più vasto e imponente di quello attuale. Abbiamo già inoltrato allamministrazione regionale la richiesta di un finanziamento adeguato che consenta di approfondire lo scavo e lanalisi del ritrovamento». Già nel 2003 gli archeologici delluniversità La Sapienza di Roma, guidati dal professore Patrizio Pensabene, avevano portato alla luce un vasto insediamento bizantino. Un nucleo abitativo che sorge a pochi metri dallimponente aula del Triclinium della Villa romana. Gli scavi effettuati dagli archeologi romani hanno consegnato agli studiosi numerose testimonianze del periodo che va dal XI al XII secolo. Sono state rinvenute numerose monete e suppellettili che hanno consentito di aggiungere un altro tassello al complesso mosaico della Villa romana del Casale. «Le colonne rinvenute nel corso di questo ultimo scavo presentano quasi intatto il loro basamento - aggiunge ancora Meli - Per il momento è emersa solo una porzione minima della costruzione inedita. Il pavimento della sala svelata lascia intravedere un ricco mosaico con decori geometrici a fasce. Non è escluso che al centro dellambiente parzialmente visibile, siano ospitati ornamenti figurati come quelli che impreziosiscono le sale della Villa del Casale. Questa prima ricognizione ci ha restituito questo portico colonnato, una vasca absidata, un pavimento mosaicato di oltre 80 metri quadri e numerosi affreschi ben conservati. In precedenza, alcuni scavi superficiali avevano permesso di ritrovare una parte di colonna spezzata, che era sembrata fuori contesto, adagiata su uno strato alluvionale. Ora pensiamo che si tratti di un edificio completo». La seconda zona di scavo ha fatto emergere una vasca absidata, rivestita di mosaico, parte di un più ampio complesso termale, ancora non identificato con certezza dagli esperti. Il ritrovamento è stato facilitato dalle piogge dei mesi scorsi. «È ancora presto per azzardare unipotesi storica ma credo di poter affermare che questo ritrovamento ha il carattere di un rinvenimento eccezionale». La scoperta archeologica sembra foriera di un nuovo corso. Dopo una serie di aperture parziali, linaugurazione completa della Villa romana del Casale è stata prevista nella prima settimana di luglio con la possibilità delle visite serali del sito che potrebbe dare un impulso straordinario allaumento del numero di visitatori. Sembrano dunque lontane le polemiche legate alle difficile fruizione del complesso monumentale. Per anni le comitive dei turisti sono state costrette ad estenuanti visite allinterno di ambienti oppressi dalla calura insopportabile. Rimane ancora irrisolta lipotesi di rendere operativo un distretto turistico integrato che veda coinvolti il sito della villa romana del Casale, quello di Morgantina e la celebre Venere, la scultura restituita lo scorso anno dal Getty Museum di Los Angeles. Così come incerta appare la posizione di Vittorio Sgarbi. Il critico darte ferrarese era stato nominato commissario straordinario della Villa romana del Casale. Un recente provvedimento regionale ha invece annunciato la fine del rapporto di collaborazione tra la Regione Sicilia e Sgarbi. "Panza e prisenza" è un altro titolo che rievoca il piacere del gusto per Giuseppina Torregrossa, la scrittrice palermitana che alle 18 presenta il suo romanzo alla Feltrinelli di via Cavour 133. Questa volta lautrice de "Il conto delle minne" si confronta con un giallo. Tutto nasce dallassassinio di un penalista palermitano e tre poliziotti, tre amici, si confrontano nelle indagini. Sono il questore Lobianco, severo e forte, Rosario DAlessandro, amante del cibo e delle donne, e Marò Pajno, affascinante e volitiva, relegata in un noioso commissariato di quartiere. Mentre Palermo festeggia Santa Rosalia, Sasà e Marò si ritrovano, sera dopo sera, davanti a una tavola imbandita. «Che ti porto?» chiede lui ogni volta, «Panza e prisenza» risponde lei decisa, cioè: solo te stesso e il tuo appetito. Ogni cena una ricetta, preparata da Marò e servita a Sasà in unatmosfera di speziata ambiguità. Ogni pasto un passo avanti nelle indagini e uno indietro nel gioco di seduzione sempre più pericoloso tra lui e lei. Alla presentazione intervengono Margherita Gigliotta e Stefania Blandeburgo. a.f.