I balneari rischiano di non aprire. "I lavori per arginare il disastro hanno peggiorato le cose" Pochi mesi fa la Procura ha avviato uninchiesta sul trasporto della sabbia A Marina di Massa il mare sta prendendo la sabbia a morsi. Con lultima mareggiata di marzo la casetta verde dellIda sembrava galleggiasse. In realtà è mezza crollata. E lo stesso è successo al Palomare, al Delfino, al Paradiso, al Carol. «No, il titolare dellIda non cè, si è arreso, questanno qui gli ombrelloni non aprono», dice il bagnino dello stabilimento vicino. Non aprono perché non cè sabbia per piantarli. Ronchi e Poveromo. Questa è la spiaggia che non cè. Un chilometro e mezzo, forse qualcosa di più, e una ventina di stabilimenti con i piedi a mollo, spettatori di un fenomeno che sembra inarrestabile. Il Mar Ligure sta rosicchiando un pezzo di paesaggio toscano e con esso un settore vitale per leconomia del territorio. Nella terra simbolo della crisi industriale in regione, anche il turismo sembra avere le ore contate. Con lerosione qui ci convivono da un secolo. «Ogni anno, dall86 in poi il mare ha fatto arretrare larenile di 4 metri», dice Enzo Pranzini, esperto dellUniversità di Firenze ingaggiato per monitorare il litorale. «Poi, nel 2000, il Comune attuò un piano di contenimento. File di sacchi pieni di sabbia stesi da riva a largo. Per un po ha funzionato. Ma la situazione poi è precipitata». Per la precisione dal 2009, «quando sono partiti i lavori anti-erosione diretti dalla Provincia - dice Stefano Gazzoli, vicepresidente dei balneari massesi - negli ultimi mesi il maxi intervento si è rivelato devastante. Un fallimento. Il mare ha divorato la spiaggia». Corrosa, come se le correnti qui fossero acide. E non serve essere scienziati per capire che i 14 milioni passati dalla Regione alla Provincia per il piano di «ripascimento» rischiano di diventare uno degli sprechi di soldi pubblici più clamorosi degli ultimi anni. Basta unocchiata al diario di foto e documenti collezionato dai balneari. Al Ronchi di Ponente nel 2005 Roberto Orrico aveva sabbia a sufficienza per dare tintarella e relax a 9 file di ombrelloni, nel 2009 è sceso a 7, «ma poi - dice - le onde si son fatte più voraci. Con le ultime mareggiate lacqua sè ingoiata tutto: ora metto 2 file». Chi aveva 50 metri nel 2011 oggi si ritrova con 10, chi se ne faceva bastare 30 o 40 col mare grosso guarda la risacca schiumare alle cabine. Lappalto per il maxi intervento è stato vinto dalla Marimassa, unAti formata da tre ditte: se lo sono aggiudicato con unofferta al ribasso da 12,7 milioni. Il progetto prevedeva due fasi: scogliere nella zona a nord e «geotubi» a sud, da Ronchi a Poveromo. Solo una volta costruite le barriere si sarebbe dovuto ricreare la spiaggia con 393mila tonnellate di sabbia da portare dal Po e 30mila da dragare nel fiume Versilia. «La costa avrebbe riguadagnato 15-20 metri - dice Matteo Campatelli dellOliviero - Sono 300 milioni di metri cubi, se li stendi su un km significa un cerotto di rena alto tre metri e profondo 80». Chi più chi meno, quasi tutti vedono sulla stagione lombra della chiusura definitiva. «Un disastro - dice Susanna del Roma - saremo costretti a licenziare il personale e molti di noi si ritroverebbero con i debiti fino al collo». «Bisognava partire dai geotubi, sono file di sacchi simili a quelli che aveva piazzato il Comune, ma molto più lunghi e voluminosi. Vanno sistemati sotto il livello dellacqua, lidea era quella di cominciare da Poveromo per evitare che le scogliere avessero solo la funzione di ripercuotere lerosione più a sud», spiega Pranzini. «Il problema è che la Marimassa allinizio ne ha piazzati due e poi ha dirottato i lavori sulle scogliere». E da lì, per i balneari, il piano ha preso la piega sbagliata: «Ritardi, errori, varianti, trasparenza zero - dice Gazzoli - anche da parte della Provincia, che aveva la direzione dei lavori». E di due giorni fa lultima protesta a Palazzo Ducale. «Nessuno ha mai capito con precisione quanta sabbia abbiano scaricato sulla nostra costa, la Provincia si è sempre rifiutata di allestire una pesa, faceva controlli a campione». Sia Stefano Michela, direttore dei lavori, che il vicepresidente provinciale Fabrizio Magnani ammettono che «forse sì, con la ditta siamo stati sfortunati, ma se li fermassimo rischieremmo contenziosi e richieste danni». Nessuno dei due sa «dire con precisione quanta sabbia sia stata portata». Si parla di 140mila tonnellate. Lunica cosa certa è che dei 12,7 milioni la Provincia a settembre ne aveva già versati 8 alle ditte. E adesso ha aggiunto allappalto un altro milione. Ora si procede in emergenza. I camion e unidrovora ogni giorno versano su Ronchi e Poveromo decine di tonnellate. Bisogna salvare una stagione, consegnare ai villeggianti unimmagine che li convinca a non fuggire. E poi, meglio non dare un motivo in più alla Procura per approfondire linchiesta aperta pochi mesi fa. Domenica cerano le dune di sabbia da spalmare, un sogno destate accumulato in un rimorchio. Martedì però è tornato il Libeccio, il mare sè gonfiato e, come una gomma, ha ripreso a raschiare.