«L'acquisizione pubblica di Palazzo Grassi sarebbe una operazione antistorica nei confronti di un museo creato dai privati e che i privati devono continuare a gestire. L'acquisto da parte del Comune deve essere un'operazione transitoria, che deve concludersi nel più breve tempo possibile, anche nel rispetto dei contribuenti veneziani, che vogliono che si investa su opere che fanno parte del proprio patrimonio culturale». Così il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani ieri al sindaco Paolo Costa. Sia pure con il sorriso sulle labbra e un tono benevolo, è stato un vero e proprio "siluro" sull'operazione Palazzo Grassi quello che Urbani ha pubblicamente inviato a Costa, di fronte alla platea eccellente degli ospiti dell'inaugurazione del restauro delle Grandi Gallerie dell'Accademia. «Ti annuncio fin d'ora, come ti ho anticipato ha detto ancora il ministro al sindaco che il Ministero dei Beni Culturali rinuncerà al suo diritto di prelazione sull'acquisto di Palazzo Grassi. Lunedì ti invierò il telegramma ufficiale». Un telegramma che Costa avrebbe preferito non ricevere, visto che stando a una voce rimbalzata tra Roma e palazzo Balbi proprio il sindaco sarebbe andato a trovare Urbani supplicandolo di esercitare il diritto di prelazione e acquistare con soldi dello Stato l'edificio Palazzo Grassi, salvo poi lasciarne la gestione alla società appositamente creata da Costa e dal suo entourage. La rinuncia alla prelazione ministeriale è una complicazione in più nella trattativa. In questi giorni, infatti, i vertici del Casinò hanno ripetuto di avere circa due mesi di tempo per formalizzare il preliminare d'acquisto con la Fiat e sborsare quindi la prima quota del 51 per cento della società. Ma da lunedì, quando arriverà il telegramma di Urbani con la rinuncia dei Beni Culturali, la Fiat potrà reclamare la prima quota del pagamento. La sortita di Urbani ha spento l'entusiasmo di Costa che in occasione del via al restauro delle Gallerie aveva ripetuto l'elenco dei contenitori culturali riaperti in questi anni (dalla Fenice a Ca' Pesaro), per concludere appunto con Palazzo Grassi. «In questo vicenda di Palazzo Grassi ha detto ancora Urbani io non ho voluto mettere bocca, d'intesa con Costa, lasciando campo libero al Comune, ma ora mi auguro che il passaggio dal pubblico al privato avvenga al più presto. Andrebbe benissimo un mecenate (come Guido Angelo Terruzzi ndr) che voglia Palazzo Grassi. Se poi il direttore artistico sarà davvero il mio amico Jean-Jacques Aillagon, non posso che esserne contento, per il suo livello internazionale e le collaborazioni che può assicurare, a cominciare da quella con il Beaubourg, che ha a lungo guidato».
Palazzo Grassi, Urbani scarica Costa
Il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani ha detto al sindaco Paolo Costa che il Ministero dei Beni Culturali rinuncerà al suo diritto di prelazione sull'acquisto di Palazzo Grassi. Questa decisione è stata vista come una complicazione nella trattativa, poiché la Fiat potrà reclamare la prima quota del pagamento se il Comune non formalizza il preliminare d'acquisto entro due mesi. Urbani ha anche espresso la speranza che il passaggio dal pubblico al privato avvenga al più presto, e ha menzionato il nome di un mecenate potenziale per Palazzo Grassi. Il sindaco Costa ha espresso il suo disappunto per la decisione di Urbani, che aveva sperato di poter acquistare Palazzo Grassi con soldi dello Stato.
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