Quattordici chiese con il bollino rosso, cioè con seri pericoli di crollo, e qualche ipotesi di demolizione perché l'operazione di recupero rischia di rivelarsi disperata e la minaccia sui vicini di casa insostenibile. Poi 44 edifici tra parrocchiali e oratori con gravi danni, che significheranno lunghe chiusure. Infine 32 chiese ancora da verificare o solo leggermente colpite dal sisma, per le quali la strada verso la normalità sarà meno faticosa. Il totale è di 90 tra chiese ed edifici di proprietà della curia in cui dovranno aprire cantieri a causa dello sciame sismico. Poi vanno aggiunti i 17 edifici - trai quali anche musei - già riaperti o che lo saranno nelle prossime ore, dopo che i tecnici hanno escluso pericoli. È il bilancio messo insieme dai responsabili della curia e aggiornato da monsignor Claudio Giacobbi dopo l'ultima violenta scossa, quella delle 21.20 di domenica. In attesa che dai tavoli tra Soprintendenza e curia escano decisioni definitive su tempi e modi delle operazioni di recupero. E, soprattutto, sui casi dove potrebbero essere chiamate in causa aziende specializzate nella demolizione: «Le chiese parrocchiali hanno un grande valore affettivo per la gente, oltre che artistico - spiega Giacobbi - per questo faremo tutto il possibile per salvarle, ma qualche abbattimento sarà inevitabile. Ad oggi non c'è nulla di deciso». I piani della curia sono al vaglio della Soprintendenza, cui spetta l'ultima parola. Codice rosso. L'elenco delle chiese a serio rischio di crollo si allunga. Quelle per le quali si considera anche l'ipotesi demolizione sono tutte qua, anche se l'opzione più estrema non vale per tutte le 14 cerchiate in rosso. Due casi gravissimi sono nel comune di Felonica: la Natività della Beata Vergine di Quatrelle ha guai strutturali che ne mettono a rischio la sopravvivenza e l'Assunzione della Beata Vergine ha riportato il distacco della facciata, subito anche dalla parrocchiale di Gonzaga. Rimanendo nel comune del sindaco Claudio Terzi, si valuta la demolizione della chiesa di San Tommaso apostolo di Bondeno, lesionata nella struttura portante e colpita da crolli all'interno. A Palidano invece la facciata s'è staccata dal resto dell'edificio e il campanile è gravemente danneggiato. Nel comune di Moglia, epicentro mantovano del terremoto, l'ipotesi demolizione è viva in due casi: la chiesa di San Giovanni Battista nella piazza principale del paese (i tecnici parlano di «gravissime lesioni nelle strutture portanti» e di «crolli parziali») e dell'Esaltazione della Santa Croce di Bon-danello, dove preoccupa soprattutto il campanile, in una situazione simile a quella di Galvagnina di Pegognaga. Spostandosi verso il Destra Secchia si incontrano altri due grandi malati del post-sisma: il Santissimo Nome di Maria di Poggio Rusco (facciata distaccata e campanile a rischio) e San Bartolomeo Apostolo di Quistello (crolli dal tetto verso l'interno). I crolli registrati all'interno delle chiese fanno cerchiare in rosso anche le parrocchiali di San Giovanni del Dosso, San Giacomo delle Segnate e Schivenoglia, tutte parse da subito in serio pericolo. Nell'ultimo caso massima allerta anche per il campanile. Codice giallo. È il secondo livello di gravità, quello nel quale rientrano i casi seri ma senza rischi di crollo o ipotesi di demolizione. Nell'elenco ci sono 44 tra chiese e canoniche, alcune delle quali erano già in difficoltà prima dello sciame sismico, che poi ha aggravato il quadro. Una decina quelle per le quali l'allarme è più acceso. Cinque verso il Cremonese: distacco delle facciata a Gabbiana, rischio di smontaggio per il campanile di Cesole, quadro preoccupante a Marcaria, Asola e Canneto. Dal comune di Pegognaga arrivano il rischio di distacco della facciata di Polesine e il movimento di quella di San Lorenzo. A Quingentole e Nuvolato servono dei tiranti per rinforzare le strutture. A Sacchetta di Sustinente soffrono sia la chiesa che la sagrestia, mentre l'Immacolata Concezione, a Suzzara, perderà la parte superiore del campanile. Codice verde. Le verifiche dei tecnici della curia non si sono ancora concluse, perché l'emergenza ha spinto a concentrare gli sforzi sui casi più delicati e perché il ripetersi delle scosse ha più volte costretto a ripartire daccapo. Tra i codici verdi ci sono le chiese ancora da controllare e quelle per cui non sono emersi problemi strutturali. Sono 32 e l'elenco si spinge fino all'Alto Mantovano, dove è sotto esame la parrocchiale di Monzambano. Codice bianco. Per qualcuno l'emergenza è già alle spalle o lo sarà presto. Nella categoria rientrano diversi edifici in città tra cui San Francesco, San Barnaba, il seminario e il museo diocesano. Tutto ok anche dopo l'ultima scossa al santuario delle Grazie, che era rimasto chiuso per alcuni giorni. Opere al sicuro. Ieri i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Monza, insieme ai colleghi locali, hanno recuperato beni artistici dalle chiese pericolanti per evitare che in caso di nuove scosse si possano perdere i quadri e li hanno trasferiti a Palazzo Ducale nel capoluogo e al Museo di Suzzara. Si tratta di 50 opere che erano nelle chiese di Santa Maria degli Angeli di Mantova, Villa Garibaldi, Gonzaga, Brusatasso, Palidano e Tabellano.
TERREMOTO - MANTOVA - Lesionate 107 chiese. Allarme rosso per 14. Chiuso il censimento dei beni della curia: solo 17 pronti a ripartire. Monsignor Giacobbi: nulla di deciso ma qualche demolizione ci sarà.
La curia di Mantova ha rilevato 90 chiese ed edifici a rischio di crollo a causa del terremoto del 2022. Tra questi, 14 hanno un bollino rosso, cioè sono in pericolo di crollo immediato, mentre altri 44 hanno un allarme giallo, cioè sono in pericolo di crollo ma non immediatamente. Altri 32 sono ancora da verificare o hanno solo leggeri danni. La curia ha già iniziato a pianificare le operazioni di recupero e ha chiesto l'intervento delle aziende specializzate nella demolizione per alcuni casi.
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