Innovare lurbanistica vuol dire saper proporre idee in grado di alimentare la speranza di vivere in una città migliore. Lurbanistica è stata una disciplina per troppi anni concentrata su obiettivi settoriali, burocratici e astratti (usi del suolo, controllo della rendita urbana, coordinamento delle grandi opere pubbliche) con un linguaggio tecnico e specialistico poco comprensibile ai più, che ha finito per allontanare i cittadini dalla consapevolezza che una pianificazione ben fatta possa migliorare lo spazio e la vita in città. Lurbanistica convenzionale si è tradizionalmente preoccupata di normare, regolare, vincolare, impedire, piuttosto che di suggerire, indurre, proporre, sollecitare creatività e visioni di futuro. Esito di un incrocio ambiguo tra le ragioni del patrimonio da una parte, e quelle di una politica che, in particolare nel Mezzogiorno dItalia, ha usato il controllo del territorio e la modificazione urbana come sigillo del suo scellerato sistema di potere. Lurbanistica convenzionale ha affermato una visione del mondo in negativo, senza spazio, senza idee, senza visioni, senza progetto. Nelle maglie di un rigorismo astratto è dilagato labusivismo edilizio, il disordine, la marginalità sociale, la diffusione insediativa, la frammentazione ambientale: è cresciuta unaltra città, senza norme e senza forma, che ha sovvertito i principi che quel presunto rigore, solo formale, voleva apparentemente salvaguardare. Innovare lurbanistica vuol dire pensare la città in positivo: con un progetto, proponendo immagini del cambiamento possibile e, con un vero dialogo sociale, affermando valori condivisi, capaci di attrarre soggetti e risorse intorno a idee innovative di ambiente, di energia, di mobilità sostenibile e intelligente, di paesaggio, di spazio pubblico, di housing, di centralità urbane, di reti. Cambiare lurbanistica richiede un forte impegno politico e decisionale per guardare al futuro, ai modi e alle forme in cui la città può cambiare: richiede spazio per nuovi progetti affinché, in tempo di crisi, si ingenerino fiducia, energie e innovazione. La nostra città non può sottrarsi a questa ambizione. Lurbanistica a Napoli deve tornare ad avere un progetto, di lungo periodo e di ampio respiro, capace di guardare al territorio a grande scala, alle sue risorse, di intercettare la domanda di cambiamento, di migliorare la qualità dellabitare, degli spazi pubblici e di quelli per il lavoro e per il tempo libero. Intendo unurbanistica in grado di produrre idee e politiche ampie e comprensive, cioè azioni e misure in tensione tra loro, capaci di includere i diversi soggetti della società civile. Tra queste idee, senza retorica, la prima è quella del mare. Napoli deve ripartire dal mare, dal suo waterfront e dalle politiche del suo rilancio. Il waterfront della città si compone di diversi ambiti: da Bagnoli alla città storica, dal porto fino a Napoli Est. Il porto di Napoli - in attesa da decenni di un piano regolatore portuale e della realizzazione dei progetti vincitori del concorso di trasformazione dellarea monumentale nel lontano 2005 - è un nodo strategico anche per il rilancio del centro antico della città. Gli spazi interstiziali da sottrarre a usi specializzati (dallImmacolatella a piazza Mercato, dal parco della Marinella al Mercato Ittico) sono una straordinaria risorsa (dimenticata) di trasformazione del nucleo storico della città. Il ripensamento di alcuni grandi spazi di bordo nellarea portuale fino a San Giovanni a Teduccio, rappresenta un progetto strategico (dormiente) per la rigenerazione di Napoli Est, volano controverso del rinnovamento della città. Bisogna ripartire dai piani e dai progetti incompiuti di waterfront e lavorare nelle "terre di mezzo", cioè in quegli ambiti abbandonati, in between, che potenzialmente collegano questa parte della città con la sua linea di costa, producendo una nuova ricchissima rete di spazi urbani. Chi non vede le straordinarie potenzialità di questi scenari? Esiste a Napoli una pluralità di soggetti, tra cui molti cittadini, che trarrebbe grandi benefici dalla riqualificazione urbana di queste aree; esiste un tessuto imprenditoriale che da anni preme perché tali questioni siano rilanciate in un rinnovato quadro di pianificazione urbanistica e infrastrutturale (alcune imprese fanno cartello sotto la sigla di NaplEst). Lamministrazione comunale ha loccasione di rilanciare con forza lidea di un nuovo waterfront urbano come regola per la riqualificazione della città storica e consolidata, di farsi protagonista della concertazione e degli accordi con le altre istituzioni (Regione e Provincia, Autorità portuale, sovrintendenze). Affermare alcune buone idee come immagini strategiche di cambiamento, mobilitare progettualità locale e sovra locale, rigenerare il tessuto della città con azioni concrete, ritengo siano atti fondativi di una nuova urbanistica. Dunque di una nuova politica.