Eccher: "Larte contemporanea serva al rilancio della città" Il direttore della Gam interviene nel dibattito sulla riorganizzazione del settore in tempi di crisi I pilastri dobbiamo essere noi con Rivoli Unendo Artissima e Pav sarebbe una macchina senza eguali in Italia Lunico ripensamento possibile è unire le forze non solo per risparmiare ma per investire sulla cultura in prospettiva (segue dalla prima di cronaca) Eccher interviene - prima volta per un "tecnico" - nel dibattito sulla nuova governance dei musei mettendo dei paletti e chiedendo ai politici di essere ascoltato: «Occorre accettare la nuova sfida. Prima ci deve essere però un progetto». Danilo Eccher, la superfondazione si farà? «Più che i presupposti ci sono le urgenze. Non si possono più sostenere le difficoltà complessive senza un ripensamento della governance. E lunico ripensamento possibile è mettere insieme le forze, non solo in una logica di risparmio, ma anche di investimento culturale per il futuro. Credo insomma che lunico modo per vincere la battaglia sia rimanere uniti. Partendo da unanalisi e da una riflessione». Quale? «Torino è stata definita in tempi recenti capitale dellarte contemporanea, in realtà questo primato affonda le radici addirittura nel secondo dopoguerra, per proseguire negli anni '50 e '60, con personalità come Viale e Tapié, Pistoi, Christian Stein, Sperone e lArte Povera. Si è costituito un tessuto complesso, fatto di musei, tra questi la Gam con le sue mostre internazionali, raccontate ora nella mostra "Strangers", ma anche di grandi collezionisti, fondazioni, per arrivare al Castello di Rivoli. E a un mercato stimolante, senza il quale non si spiegherebbe una fiera come Artissima. E questa la vera forza della città. Una struttura unica potrebbe aiutare a ricostituire un tessuto oggi inevitabilmente in crisi, attivando una rete di relazioni. Perché non si può più pensare di competere da soli». Da dove partirebbe? «Partirei dai giocatori in campo oggi, Rivoli e Gam, perché se cedono i pilastri dei musei, il tessuto non regge. Cercherei poi di unire a questi altri protagonisti del contemporaneo, a partire da Artissima. Questo significherebbe costituire il più importante polo del moderno e contemporaneo in Italia, una macchina potente e uno strumento in grado di competere a livello internazionale con i grandi musei europei». La partenza di Andrea Bellini da Rivoli potrebbe cambiare le cose? «Non direi, approfitto anzi per fargli i migliori auguri per una scelta che premia il suo coraggio e la sua professionalità. Ma la partenza di Bellini non cambia la sostanza, la situazione non dipende da chi cè». Perché secondo lei la superfondazione finora non è decollata? «Io posso dire la mia sugli aspetti tecnico museali, ma è evidente che a questi si devono aggiungere quelli economici, politici e gestionali. Ambiti delicati che non mi competono e immagino creino i maggiori problemi. Credo però che si debba partire da un obiettivo culturale, se questo non è chiaro tutto il resto sono solo strumenti, complessi e difficili, ma strumenti. Non basta inventarsi mostre da realizzare in comune o una navetta per collegare un museo con laltro. Prima ci deve essere un progetto insomma, sul quale rivendico la possibilità di dare suggerimenti. Non si può non prevedere infatti lintervento diretto di chi nelle strutture deve lavorare». Che cosa suggerirebbe ai politici? «Quando ci si appresta a prendere una decisione importante, ci si trova come di fronte allavvicinarsi di unoperazione chirurgica: occorre fare un consulto medico e ascoltare i professionisti. Queste decisioni devono essere condivise». Detto in parole povere? «Credo si debba puntare sullidentità culturale, vedo per questo una superfondazione nellambito del moderno e contemporaneo più praticabile. Mettere insieme profili museali troppo diversi potrebbe rendere problematico ottimizzare le risorse e mettere in comune i servizi, dalla didattica alla comunicazione. Con il rischio di non raggiungere i risultati sperati, nemmeno in termini economici. In ogni caso anche una superfondazione complessiva non dovrebbe pregiudicare lipotesi di unarticolazione per ambiti più specifici».
TORINO - "Musei, superfondazione urgente ma non potete ignorare i tecnici"
Danilo Eccher, direttore della Gam, interviene nel dibattito sulla riorganizzazione del settore dei musei in tempi di crisi. Egli sostiene che larte contemporanea può servire al rilancio della città e che è necessario unire le forze per risparmiare e investire sulla cultura. Eccher propone di unire le forze tra Rivoli, la Gam e Artissima per creare un polo unico e potente nel settore del moderno e contemporaneo. Egli ritiene che la superfondazione sia necessaria per affrontare le difficoltà complesse del settore, ma che sia importante partire da un obiettivo culturale e non solo da aspetti tecnici o economici.
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