Spitz non c'è, è andata via... No, non è l'adattamento di una canzone di San Remo («Laura non c'è, è andata via...»), ma il refrain obbligato di tutte le segretarie, peraltro gentilissime, o le assistenti del Direttore dell'Agenzia del Demanio. «Ma lei lo sa che il Direttore è una donna, l'architetta Elisabetta Spitz?», mi ha informato deferente l'ennesima segretaria a cui ho telefonato l'altro giorno, per chiederle se era stata fissata l'intervista con il Direttore che mi era stata promessa nella prima settimana di febbraio. Non so perché la segretaria mi abbia fatto questa domanda - se sapevo che il Direttore è una donna - forse per la battutaccia che mi era scappata apprendendo dell'ennesimo viaggio di lavoro dell'architetta. Credo di aver reagito con un incongruo: «Finirà con un divorzio, se va avanti così, non è mai a casa!». E lei: «Ma lo sa che il Direttore è una donna?». Ed io, ormai lanciata per il rischioso pendìo dell'ira: «Sì, e so anche chi è suo marito, e che è contrario al divorzio...». Bene, ora apprendo, e mi consolo, che Spitz non c'è neanche per il Ministero dei Beni e le Attività Culturali, nella sua essenziale funzione di Soprintendenza Archeologica di Roma: come certifica il Dirigente Ispettore Dott. Maria Luisa Rìnaldi Veloccia, che lamenta di non aver potuto svolgere il suo incarico ispettivo, ricevuto fin dal primo gennaio 2004 e relativo alle mura serviane emerse nel corso dei restauri del «Museo dei Servizio Geologico in Largo Santa Susanna, di cui in oggetto». La Dott. Rinaldi Veloccia spiega che è «tuttora completamente inagibile l'area in questione per il fermo lavori del cantiere che si protrae dal 1072003», ribadisce che si tratta di un ritrovamento «di eccezionale importanza non solo per una valenza storico-topografica (si tratta delle più antiche mura di Roma) ma anche monumentale». E sottolinea che «le mura di Servio Tullio sono state vincolate con Decreto Ministeriale del 9 febbraio 2004, a complemento del vincolo monumentale ex lege 108939, già esistente sull'edificio fin dal 231091, per le sue intrinseche qualità architettoniche, la sua tipologia straordinaria e, per l'epoca di costruzione, innovativa». E qui arriviamo al punto. «Alle molteplici richieste più volte rinnovate, inoltrate dalla Soprintendenza al Demanio, ente proprietario, e per esso all'APAT (ndR. Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici), per conoscere la futura destinazione d'uso dello stabile, anche in ordine ad una ipotetica cartolarizzazione incompatibile peraltro con qualsiasi altra destinazione che non sia quella museale, non è stata mai data risposta specifica...». Il documento che sto citando è del luglio scorso, ed ormai, vista la delibera capitolina del 22 dicembre scorso, l'aggettivo «ipotetica» sembra purtroppo inadeguato... Resta il fatto del doppio vincolo imposto sul complesso di Largo Santa Susanna. «La Soprintendenza Archeologica di Roma in accordo con la Soprintendenza ai monumenti territorialmente competente e la Soprintendenza Regionale - così si conclude il testo firmato dalla Ispettrice Rinaldi Veioccia - intende procedere ad ulteriori interventi di tutela anche sulle collezioni, alla luce dei dettami del nuovo Codice dei Beni Culturali». Lo stesso concetto, mi sembra, lo aveva espresso il Ministro Giuliano Urbani, in una lettera del suo Gabinetto (e da lui firmata), indirizzata il 29 ottobre scorso al Ministro dell' Ambiente, e per conoscenza al Direttore Generale dell'Agenzia del Demanio, al Sindaco di Roma, e al Direttore Generale dell'APAT, riguardo ad una richiesta che gli era stata indirizzata dal Ministro per l'Ambiente. II Ministero chiedeva «l'assegnazione dell'immobile demaniale di Largo Santa Susanna 13», per destinarlo «alla realizzazione della Biblioteca Nazionale Ambientale e delle Scienze della Terra». Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali dichiarava: «Questa amministrazione, per quanto di sua competenza, esprime parere pienamente favorevole all'accoglimento della richiesta... tenuto conto che la destinazione d'uso prevista è compatibile con il carattere storico e artistico dell' immobile...». Concludendo però che «competente alla definizione è comunque l'Agenzia del Demanio...». «La cessione del Geologico è il costo da pagare, per la realizzazione di uno straordinario Polo espositivo e museale dì circa 48mila mq», mi ha detto in una conversazione informale l'Assessore al Patrimonio del Comune di Roma, Caludio Minelli. Si è trattato di poche battute che gli ho "strappato" al telefono, ed a cui è seguito un appuntamento per una vera intervista, fissata per martedì prossimo, 8 febbraio. L'impressione che ne ho avuta è che Minelli persegua il sogno di uno straordinario Louvre romano. Attorno al Colosseo, in vista del Palatino e a due passi dal mirabile Foro Traiano, l'edificio di via dei Cerchi, liberato dagli uffici comunali, sarebbe in grado di ospitare, «se tutto va bene», mi dice l'Assessore, anche la Collezione Torlonia, (settemila reperti archeologici invisibili da anni, che acquisterebbe la Fondazione Cassa di Risparmio, presieduta da Emanuele Emmanuele): mentre il quattrocentesco Palazzo Rivaldi, sulla via dei Fori Imperiali, sarebbe adibito anch'esso a Museo (come da tempo propone Italia Nostra). Ma è proprio indispensabile sacrificare il Geologico?