«Troppi turisti danneggiano il monumento? E che cosa vogliamo fare, vogliamo chiuderlo? Chiudere gli Scavi di Pompei, il sito patrimonio dell'Unesco che tutto il mondo ci invidia?». Mario Resca, per 15 anni ad di Mcdonald, dal 2008 è il direttore generale per la valorizzazione dei Beni culturali. E, dunque, l'uomo a cui è stato affidato il compito di rilanciare il nostro patrimonio attirando capitali privati e visitatori...«Che - dice - rappresentano la principale risorsa per i nostri beni culturali perché ci permettono di mantenerli». Nella sola giornata del primo maggio 20mlIa persone sono entrate agli Scavi di Pompei: secondo la soprintendente questo flusso metterebbe a dura prova la sostenibilità del sito... «Io ho idee totalmente diverse. Non riesco proprio a capire come una folla di visitatori, che peraltro porta nelle casse della Soprintendenza qualcosa come 20 milioni di euro l'anno, possa rappresentare un problema. In un sito come Pompei, poi, che è noto in tutto il mondo. Siamo anacronistici: in qualsiasi paese del mondo si fa di tutto per attrarre turisti e soprattutto turisti culturali. Rappresentano una ricchiezza anche per il territorio, portano danaro». Si tratta in gran parte di turisti «mordi e fuggi»... «Ma se un sito come Pompei attira soltanto turisti "mordi e fuggi" allora il problema è del territorio che è incapace di trattenerli. I trasporti sono pessimi, gli alberghi e i ristoranti brutti. Se poi ci mettiamo anche che chi viene a Pompei per visitare il Santuario o gli Scavi rischia anche di essere imbrogliato...E prendiamoli pure a sberle....Bisogna migliorare l'accoglienza sia dentro che fuori gli Scavi. Pompei è una grande opportunità per il mondo intero e per l'Unesco che infatti ci chiede di tutelarlo e di valorizzarne il territorio circostante»... La Soprintendente sostiene che tutelare un sito così vasto, percorso ogni giorno in media da l0mila persone è un problema... «È difficile la tutela con i turisti? Insomma, è solo un problema di gestione, di organizzazione. Si temono danneggiamenti? Allora le domus e tutto il sito vanno sorvegliati meglio, servono più guardiani e strumenti di controllo. Altrimenti chiudiamolo, se è un altro dei meravigliosi siti della Campania che non si riesce a gestire. Come i Campi Flegrei. Come la Piscina Mirabilis per la quale è fallito l'accordo che avevamo fatto con i privati. Soltanto Ercolano è un caso a parte, grazie anche ai finanziamenti di Packard». Ma anche per il direttore generale delle antichità del Mibac Malnati, i grandi flussi turistici rappresentano un danno per gli Scavi. È immaginabile adottare forme di numero chiuso odi contingentamento delle presenze? «Io a questo non ci voglio nemmeno pensare. Penso invece che tutta l'area archeologica, compreso il meraviglioso Museo a Napoli che nessuno vede mai andrebbero promossi. E gestiti meglio. Vado molto all'estero per lavoro e rimango stupefatto da quello che sono capaci di costruire con molto, ma molto, molto meno di quello che abbiamo noi. Basti pensare ai movimenti turistici che in Gran Bretagna si muovono intorno ai sassi di Stonhenge. Un museo, un monumento, devono rappresentare anche un'occasione di studio, di ricerca, e questo vale ancora di più per un'area come quella di Pompei». Pompei, sostiene la Cinquantaquattro, non è una semplice area archeologica ma una città con tutte le sue difficoltà dei gestione... «Sono davvero demoralizzato. Gli stranieri continuano ad amare l'Italia nonostante noi italiani e noi...Davvero, ci manca poco che li prendiamo anche a sberle. Vengono in condizioni disagiate. Già la visita di un'area archeologica è faticosa, poi magari trovano anche il sito in degrado tra crolli, erbacce, cani randagi...Bisognerebbe premiarli perché davvero l'ambiente non è accogliente. L'ambasciatore cinese mi ha raccontato che non più tardi di due mesi fa ha dovuto chiamare la polizia per liberarsi delle insistenze, ai limiti delle minacce, di un abusivo che voleva a tutti i costi imporgli la sua visita guidata agli Scavi. Ed è l'ambasciatore, ed è il rappresentante in Italia di uno dei Paesi da cui attendiamo il maggiore flusso di turisti.
intervista a Mario Resca. Ma la folla non è un problema impariamo a sfrullare bene le risorse
Il direttore generale per la valorizzazione dei Beni culturali, Mario Resca, sostiene che i turisti rappresentano la principale risorsa per i beni culturali, portando danaro e aumentando la visibilità del sito. Ha visitato gli Scavi di Pompei e sostiene che il problema non è il numero di visitatori, ma la gestione del sito. Resca propone di migliorare l'accoglienza e di promuovere l'area archeologica, compreso il Museo a Napoli. Altri esperti, come la Cinquantaquattro, sostengono che il problema è la gestione del sito e che i turisti sono spesso trattati male. La Soprintendente sostiene che tutelare il sito è difficile a causa del grande flusso di visitatori.
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