Larchitetto Sgobba si difende: "La destinazione duso decisa a lavori finiti, impossibile fare di meglio" I copioni di Carmelo Bene domani allasta a Roma Spero che sia coinvolto tutto il settore per ridare agli ambienti il loro fascino di archeologia industriale Sono fiducioso sulla gestione: è sempre stata caratterizzata da grande vitalità e un allargamento di orizzonte Sono passati quasi ventanni da quanto Rosalba Branà, direttrice della Fondazione Pascali di Polignano, fu tra le promotrici di Pino Pascali. Ritorno a mare, uniniziativa da cui poi si è sviluppata lattività del museo che venerdì scorso ha inaugurato la nuova sede. Il restauro dello spazio ha suscitato però delle perplessità, per una serie di problematiche che dovrebbero essere risolte grazie a un finanziamento regionale. Daltronde, racconta la direttrice, «quando mi è stato proposto lo spazio, non ho avuto altra scelta, pur consapevole che il restauro dellex mattatoio non era stato pensato per un museo. Rifiutando, il Pascali avrebbe perso un treno importante, e magari saremmo rimasti nella vecchia sede per un bel po». Secondo Michele Sgobba, larchitetto che ha concepito il primo restauro della struttura, lo spazio era destinato dapprima a museo del mare e successivamente a uno spazio dedicato a Domenico Modugno. «Quando i lavori erano praticamente finiti fu proposto di inserire il Pascali, ma fu impossibile adattare lopera perché le modifiche richieste per adeguare il manufatto alla nuova destinazione avrebbero comportato lo smantellamento di opere già realizzate, la necessità di nuove risorse che non avevamo e il rischio di sforare i tempi di realizzazione dellopera. Questa è stata realizzata con risorse limitate rispetto alla dimensione degli spazi, infatti lincidenza dei lavori sulla superficie complessiva del manufatto risulta essere pari a mille e 200 euro a metro quadro, che rappresenta un valore esiguo per un museo. Di conseguenza le lavorazioni di adeguamento della struttura alle esigenze museali specifiche, come i corpi illuminanti, impianti tecnici, rifiniture particolari, dovevano essere oggetto di un ulteriore finanziamento». Cosa ne pensano gli operatori del settore? Achille Bonito Oliva, che ben conosce la realtà pugliese da quarantanni, è fiducioso sulla gestione del museo, poiché «si è sempre caratterizzato per una grande vitalità e per un allargamento dorizzonte non solo territoriale». La curatrice Giusy Caroppo ammette le gravi problematiche che violano la fruizione del museo, ed auspica «un coinvolgimento degli operatori del settore nella riqualificazione dello spazio, anche per cercare di restituire agli ambienti il fascino di archeologia industriale che la patina luminosa del restauro ha fatto scomparire quasi del tutto». Altrettanto critica Lia De Venere, la quale però aggiunge: «Vorrei che dopo aver praticato tutte le strade per migliorare laspetto e la fruibilità dellimmobile, si mettano da parte le polemiche. Visto che qui non siamo riusciti ad avere altro, teniamoci stretto il museo Pascali e concentriamoci sui contenuti e sui programmi futuri». Infine, lartista Giulio De Mitri dichiara spassionatamente che il Pascali è lunico museo darte contemporanea in Puglia, «e in quanto tale va sostenuto e incoraggiato». (l.mad.)